Data: 08/10/2009
informazione-1
vespa costa
meno di fazio
Signor direttore, comprendo che un lettore sia rimasto infastidito per avere io informato l'opinione pubblica sia dei compensi milionari percepiti da alcuni sedicenti "martiri" dell'informazione, sia del fatto che Travaglio guadagna - per una puntata di Ballarò - quanto un metalmeccanico in un mese di lavoro. Ma le cose stanno così, nulla rilevando la conclusione cui perviene il lettore stesso - ma non chi scrive - che vorrebbe escludere dall'appartenenza alla sinistra chi guadagna più di un metalmeccanico. Quanto alla legge che prevede l'attribuzione di fondi pubblici a numerosi organi di stampa, la stessa non è stata né modificata, né abrogata dal governo Berlusconi, sicché non si vede dove stia il "regime", né tanto meno il "dittatore".
Infine, il compenso percepito da Vespa per realizzare 100 puntate di Porta a Porta è la metà di quello riconosciuto per Che Tempo che fa a Fabio Fazio. Aggiungo, per completezza d'informazione, i costi di ogni puntata di alcune trasmissioni televisive: Anno Zero 210.000 euro; Che Tempo che fa 175.000 euro; Report 130.000 euro; Ballarò 105.000 euro; Porta a Porta 85.000 euro.
Tommaso Foti
Parlamentare "Il Popolo della Libertà"
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che fine ha fatto il 90% dei contributi alla stampa?
Egregio direttore, l'intervento del "Parlamentare il Popolo della Libertà" Tommaso Foti pubblicato in data 3-10-2009 costituisce un mirabile esempio di disinformazione la cui gravità risulta, se possibile, ancora maggiore in quanto resa da un rappresentante del Parlamento italiano. Nel tentativo patetico di gareggiare in partigianeria con l'Emilio Fido nazionale ed il bruno zerbino dei potenti, esso fornisce dati assolutamente parziali e fuorvianti. In primo luogo, egli riporta solamente i compensi dei giornalisti obbiettivo dei suoi strali, confrontandoli in modo assolutamente improprio con quelli del Governatore della Banca d'Italia. Perché omette di riportare i compensi dei giornalisti delle emittenti private (leggi Mediaset ed altre), spesso strappati dal servizio pubblico a suon di miliardi?
Perché sostiene che altri "martiri sono pagati a prestazione, con gettoni a puntata che superano lo stipendio mensile di un metalmeccanico della Fiat: 1.700 euro a testa per Marco Travaglio, 1.000 euro a testa per il vignettista Vauro Senesi e l'imitatrice Sabina Guzzanti", dimenticando che i 1.000 euro rappresentano il compenso unitario per le decine di fanciulle che allietavano le serate del presidente del Consiglio e che i 1.700 euro rappresentano una cifra decisamente inferiore a quella riconosciuta alle escort che animavano le notti del Cavaliere "utilizzatore finale"? Per il "povero" Travaglio e soci non era nemmeno previsto il cortese omaggio costituito da ciondoli d'oro ed eventuale "gratifica finale". Ma ad indignare il fustigatore dei costumi che rimpiange i mercenari, sono le cifre che il governo Berlusconi ha elargito a cinque testate giornalistiche, evidentemente considerate "nemiche", ben 22,6 milioni di euro (tra le quale cita anche l'Avvenire, quotidiano di ispirazione cattolica).
E, bontà sua, dice di tacere sui 21 milioni di euro erogati alle emittenti radiofoniche. I 22,6 milioni di euro rappresentano poco più del 10% dei 206 complessivamente erogati per contributi diretti alla stampa, come lo stesso riporta. Chi ha usufruito del restante 90%? Non è questa la riproposizione della classica pagliuzza negli occhi del vicino e ignorare la trave nei propri?
Gianluigi Ziliani
Associazione culturale
Io sto con Boiardi
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La libera discussione
è segno di democrazia
Egregio direttore,
vorrei che qualcuno mi aiutasse a capire il comportamento del nostro Silvio nazionale. L'ho visto in televisione arrabbiatissimo: immigrati, giornali, sinistra, Santoro e ancora incoraggiare la gente a non pagare il canone Rai perché c'è Santoro finendo in un crescendo furibondo e velleitario. Vergogna, Vergogna, Vergogna, aggiungendo ancora che a governare sarà sempre lui. Dico subito che le mie idee valgono meno di zero e anche se il 3 dicembre compirò 89 anni (e non mi vergogno) il mio cervello ragiona ancora bene.
Anche se non l'ho mai votato ho sempre considerato Berlusconi il mio presidente. Ora non lo è più. Il suo comportamento non è democratico, ma quello di un disperato che arranca nella palude. Perché non accettare la critica? In certi casi può anche aiutare. Sono stato Balilla, avanguardista, giovane fascista per finire il 2 febbraio 1940 alla divisione motorizzata carrista. El Alamein e tre anni prigioniero a Casablanca in mano francese. Sui muri e specialmente vicino alle chiese c'erano scritti inneggianti al pensiero del Duce e tra questi ve ne era uno che diceva: "Mussolini ha sempre ragione".
Anche lui non accettava la critica - e dove ci portò? Salveremo questa nostra debole democrazia? Penso proprio di sì, i margini sono sempre più ristretti - ma di persone affidabili ne abbiamo ancora e poi non è che gli italiani siano tutti ipnotizzati. Qualche cosa succederà ma nella giusta maniera e senza drammi, ritroveremo la libera discussione considerando la critica in una libera democrazia.
Pietro Galazzi
memoria parziale
Giugni ha introdotto
il lavoro in affitto
Gentile direttore,
perché politici, sindacalisti e giornalisti hanno la memoria monca? Purtroppo Gino Giugni, degnissimo studioso in giuslavorismo e uomo politico, è morto. Di lui oggi tutti ricordano che fu il padre dello Statuto dei lavoratori (la legge 300 del 20/5/1970) e che fu anche Ministro del Lavoro nel governo Ciampi seguìto al governo Amato nell'aprile 1993 e durato fino al marzo 1994, governo che operava in un parlamento a maggioranza apparente ancora DC, PSI, PSDI, PRI, PLI ma di fatto, come allora si disse; senza maggioranza e senza opposizione. Proprio come Ministro del Lavoro di quel governo, il 3 luglio 1993, alla vigilia della partenza di Ciampi per Tokio, Gino Giugni, siglando l'accordo Confindustria-Sindacati le cui trattative andavano avanti da due anni, introdusse nei rapporti di lavoro la mobilità allora definita lavoro in affitto, poi diventata lavoro precario.
Oggi questo particolare rapporto di lavoro nell'immaginario collettivo sembra essere stato introdotto da un qualche governo di centrodestra non si sa quando. Ma perchè non si dà a Cesare quel che è di Cesare?
Pasquale Cacopardi
i giovani idv
Terzo scudo fiscale
uno schiaffo agli onesti
Il terzo scudo fiscale è legge. Nello specifico, il provvedimento garantisce il rimpatrio del capitale all'estero pagando solamente il 5% dello stesso, ma quel che rimane incredibile è il totale anonimato, una specie di lasciapassare, dato a chi decide di adoperarsi per far ritornare in Italia questo denaro. Fatta questa premessa per onor di verità, aggiungiamo che nei giorni a ridosso dell'approvazione quest'amnistia ha subito un ulteriore "allargamento di maglie" (con l'emendamento del Senatore pidiellino Fleres), cioè si è deciso di applicare lo scudo anche ai rientri derivanti dal falso in bilancio e da tutti gli altri reati tributari. E' da chiedersi quale insegnamento dovrebbe trarre chi vede applicate questo tipo di misure? Allo stato delle cose la risposta più plausibile è quella di un Governo che incoraggia a delinquere concedendo queste amnistie fiscali ogni tot di tempo, in altre parole i più furbi la scampano sempre mentre gli onesti pagano dazio.
Inconcepibile in un Paese dove, secondo Costituzione, la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Ripartire dalla lotta all'evasione fiscale per poter attuare provvedimenti mirati in modo da uscire dalla crisi, questo dev'essere l'input.
Il Fondo Monetario Internazionale ha inoltre bacchettato l'Italia per l'utilizzo dello scudo, da introdurre "solamente per disperazione", considerando che maggiore è il ricorso a queste misure e minore è la loro efficacia. Servirebbero piuttosto, si è aggiunto nel Rapporto Regionale sull'Europa, "riforme strutturali", come purtroppo si dice ormai da anni.
Inoltre è doverosa una constatazione verso quei partiti come la Lega Nord, che in passato avevano sempre ripudiato, proprio come l'Italia dei Valori, qualsiasi tipo di condono (vedi da ultima la votazione contro l'indulto del 2006). Si vede che ora hanno cambiato idea e si adeguano silenziosamente.
Per concludere, possiamo dire che quest'ennesimo scudo fiscale dimostra semplicemente l'impunità verso chi delinque, alla faccia dell'etica e della trasparenza. Se poi ci si vuole concentrare - come al solito - sul dito di chi indica la luna e prendersela con Antonio Di Pietro, colpevole di aver fatto notare che questa legge forse era meglio non fosse stata promulgata allo stato attuale si faccia pure, ma poi non si pianga successivamente sugli effetti di questi provvedimenti.
Andrea Fossati
Giovani Italia dei Valori Piacenza
san pietro in cerro
Il sindaco non ha mantenuto le promesse
Gentile direttore, faccio seguito ad una mia precedente lettera (alla quale Lei diede ampio risalto) nella quale sottolineavo la decisione nobile ed inaspettata del sindaco di Polignano di S. Pietro in Cerro che, dinnanzi ad un'assemblea pubblica, aveva dichiarato di rinunciare al suo stipendio da sindaco, per percepire soltanto un rimborso spese per il carburante della propria auto. Questi fatti risalivano a pochi giorni dall'insediamento della nuova giunta e sembravano davvero una risposta decisa ai bisogni della comunità, un passo verso una svolta epocale, un modo nuovo di intendere la politica ed il suo rapporto con la collettività.
A distanza di alcuni mesi, però, le buone intenzioni e i buoni propositi hanno purtroppo lasciato pietosamente spazio ad una realtà ben diversa e decisamente stucchevole per il paese: le promesse assunte davanti ai cittadini sono venute meno, il sindaco infatti percepisce il regolare stipendio come tutti i componenti della giunta e ad oggi non vi è stato nessun atto o delibera che portasse verso la rinuncia dei compensi. Quando venne data la notizia (che il sindaco avrebbe rinunciato alla stipendio) si parlò subito di un gesto nobile, di grande valore, accompagnato da molte testimonianze di apprezzamento; finalmente veniva messo da parte l'interesse personale per servire davvero l'interesse comune e della collettività. Un gesto apprezzato anche in un periodo come questo, dove le famiglie faticano più del dovuto e dove si sente il bisogno di avvicinare la politica ai cittadini. Invece la realtà palesata è la solita, fatta di quella politica delle chiacchiere e delle promesse, a cui non seguono mai fatti concreti; la politica della retorica, della demagogia e, duole dirlo, della presa in giro.
Credo che gli amministratori di Polignano hanno, con questo gesto, chiaramente compreso che avevano l'opportunità concreta di dimostrare che le cose erano davvero cambiate, che avrebbero potuto segnare un cambio di rotta netto col passato e dare l'avvio ad un rinnovamento vero e deciso, ma oggi si sono resi conto di aver sbagliato.
Alla luce di quanto sopra, sicuramente non gli verrà concessa un'altra occasione per dimostrare il loro valore morale, e così, le domande di cambiamento degli elettori hanno trovato vergognosa risposta nei fatti. Una risposta che, la gente comune, non avrebbe mai voluto ricevere. Peccato, peccato davvero.
Achille Contardi
