Camera

L'accertamento fiscale frena

Data: 24/11/2005

Indagine commissione parlamentare di vigilanza sui rapporti centro-periferia
Manca dialogo tra comuni e anagrafe tributaria


L'accertamento fiscale dei comuni inciampa nell'assenza di dialogo e di scambio d'informazioni con l'anagrafe tributaria centrale. Al punto che le carenze attualmente esistenti rischiano di vanificare il coinvolgimento degli enti locali nell'azione di contrasto all'evasione fiscale prevista all'interno del decreto legge fiscale collegato alla Finanziaria /dl n. 203/2005). Gli unici tentativi di dialogo riusciti sono quelli che coinvolgono le regioni che hanno stipulato una convenzione con l'agenzia delle entrate, magari per la gestione di specifici tributi come Irap o Ire. Convenzioni in base a cui vengono forniti dall'archivio centrale fiscale le informazioni utili per adottare politiche di controllo più efficaci. Per il resto, invece, si brancola nel buio.
E' questo il responso principale dell'indagine condotta dalla commissione di vigilanza di vigilanza sull'anagrafe tributaria a proposito dello stato dei rapporti tra la banca dati centrale e gli archivi periferici.
L'organo presieduto da Tommaso Foti (AN) ha concluso il lavoro che era iniziato a gennaio del 2005 e ha predisposto una bozza di documento conclusivo che sarà approvata definitivamente la prossima settimana. Certo lo scenario che ne viene fuori non è dei più confortanti, tanto alla luce delle norme contenute nel decreto legge fiscale all'esame della camera, quanto nella prospettiva di una futura attuazione del federalismo fiscale. "Allo stato attuale gli uffici degli enti locali non dispongono sempre di informazioni aggiornate e tempestive", si legge nelle conclusioni dell'indagine, tali in sostanza da consentire adeguate analisi fiscali. "Diventa quindi generalmente problematica l'attuazione di strategie, il controllo delle entrate e la pianificazione delle attività di accertamento". Un biglietto da visita tutt'altro che confortante con cui i comuni si presentano a dir poco penalizzati all'appuntamento con le responsabilità assegnate dal decreto fiscale. Il cui articolo 1, come rammenta il documento, coinvolge direttamente gli enti locali nell'accertamento.
Da questo male generale, poi, derivano tanti mali particolari da cui sembra difficile che i comuni possano guarire a stretto giro di posta. Innanzitutto non accenna a diminuire il problema, già segnalato in precedenti indagini, relativo al disallineamento tra i dati della popolazione residente nei comuni e i dati registrati nell'archivio anagrafico dei codici fiscali.
Tale scostamento, infatti, si mantiene ancora in maniera preoccupante nell'ordine 8-10%. E si tratta di una discrasia che si accentua se valutata tra i dati degli immobili contenuti nelle dichiarazioni Ici e quelli registrati negli archivi dell'agenzia del territorio. Una prospettiva avvilente per il decentramento delle funzioni catastali. Per non parlare degli accessi a dir poco centellinati all'anagrafe tributaria che i comuni sono costretti a subire. La modalità dell'interrogazione del data base, infatti è per soggetto: cioè si può controllare solo un contribuente alla volta.
Va nettamente meglio alle regioni, o almeno a quelle che hanno stipulato convenzioni con l'agenzia delle entrate per la gestione di alcuni tributi. Una specie di cooperazione rafforzata con il fisco che ha permesso ad alcune regioni un'autentica fuga in avanti nell'ottenimento di informazioni fiscali.

di Stefano Sansonetti

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