Data: 07/02/2009
CAORSO - Non ha senso togliere a Sogin la possibilità di crescere proprio ora che ha dimostrato di avere tutte le competenze professionali e organizzative per gestire il processo complesso di decommissioning degli impianti nucleari italiani. Ed è altrettanto inconcepibile lasciare che lo smantellamento sia fatto "chiavi in mano" da imprese estere invece che dai tecnici della Sogin, la più grande risorsa in ambito nucleare per l'Italia, in collaborazione con aziende nazionali, in primo luogo, nel rispetto delle loro competenze, quelle piacentine. Il decommissioning, che durerà fino al 2019, sarà una palestra per l'industria nazionale, spendibile anche all'estero.
Il messaggio lanciato dai sindacati durante il convegno indetto dagli Rsu di Caorso, intitolato "Decommissioning: un'opportunità di politica industriale. E allora perché smembrare Sogin" è chiaro. A sostenerlo i parlamentari piacentini Pierluigi Bersani (Pd) e Tommaso Foti (Pdl), la Regione, la Provincia e il Comune con l'assessore Duccio Campagnoli, il presidente Gianluigi Boiardi e il sindaco Fabio Callori, Confindustria con Sergio Giglio. Moderatore dell'incontro, il segretario generale Uil di Piacenza, Massimiliano Borotti.
«Siamo contrari, e come sindacati ci metteremo di traverso», ha detto il segretario generale della Filcem-Cgil, Alberto Morselli, al termine dell'incontro riguardo all'emendamento proposto dalla Lega per commissariare i vertici di Sogin e "spacchettare" l'azienda, di prossima discussione al Senato. «Quando si commissaria un'impresa o la si vuole smembrare significa che non ha raggiunto i risultati attesi: non è il caso di Sogin. Il decommissioning è una palestra per l'industria nazionale, spendibile anche all'estero».
«E' un'occasione di crescita professionale e sviluppo tecnologico - ha ribadito l'Rsu Marco Bergamaschi anche a nome dei colleghi Gianemilio Balzarini e Fabrizio Bobba -. Può generare opportunità occupazionali anche di qualità, contribuire allo sviluppo del territorio, stimolare sinergie tra più soggetti e costruire una capacità di gestione della tecnologia. Smembrare Sogin significa vanificare tutto e disperdere le capacità e professionalità dei lavoratori: un know how difficilmente reperibile sul mercato».
«Il sistema produttivo piacentino si è già dimostrato capace di operare in campo elettromeccanico e può candidarsi a partecipare allo smontaggio della centrale con funzioni specialistiche - ha proseguito Bergamaschi -. La funzione tecnica e operativa di Caorso, poi, va rafforzata con giovani da affiancare ai 120 dipendenti presenti in previsione della dismissione». Di opportunità ha parlato anche il presidente di Confindustria: «Non so se riusciremo a tornare al nucleare in futuro - ha detto Giglio - ma il decommissioning di Caorso per noi è un'occasione». Callori ha sottolineato che gli 80 milioni di euro previsti per la dismissione nei prossimi tre anni sono un'opportunità per le aziende piacentine e ha chiesto continuità per i lavoratori, il territorio e l'Italia intera, che deve dimostrare di saper dismettere i suoi impianti nucleari: «Ai parlamentari presenti chiedo la garanzia che il processo non si fermi». Quindi, il messaggio di Boiardi: «Uniamoci per far sì che il decommissioning di Caorso diventi un modello da esportare».
Alessia Strinati
