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L'intervento2 Giugno: più una vacanza che la festa della Repubblica Italiana

Data: 04/06/2008

di TOMMASO FOTI*
Lungi dal volere dare una lettura solamente negativa della realtà dei fatti, è indubbio che la Festa della Repubblica - a parte lo straordinario successo della parata romana di Via dei Fori Imperiali e l'interesse riscosso un po' ovunque dalle caserme aperte - ha coinvolto solo marginalmente l'opinione pubblica in occasione delle celebrazioni ufficiali.
E' stato così anche a Piacenza, nonostante gli encomiabili sforzi degli organizzatori.
In verità non si può pretendere più di tanto quando, come attesta un recente sondaggio, circa un terzo degli italiani - tra i quali moltissimi giovani diplomati - ignorano le motivazioni della celebrazione del 2 Giugno.
Un dato che dovrebbe far riflettere soprattutto coloro che pensano che basti una qualche bandierina esposta alle finestre, un po' di retorica nei discorsi pronunciati, per dire che la Festa Nazionale per eccellenza è riuscita.
E sì perché, a differenza di altre, il 2 Giugno è l'unica Festa che potrebbe e dovrebbe vedere la partecipazione di tutti, al di là delle differenti posizioni politiche.
Non è stato così, almeno fino ad oggi - lo si riconosca o meno - per il 25 Aprile (data che puntualmente si carica di significati politici esasperati e che, quindi, vede primeggiare la faziosità anziché la riconciliazione) e neppure lo può essere il 4 Novembre (che è sì la Festa delle Forze Armate, ma che celebra soprattutto vicende belliche d'inizio secolo che fatalmente muovono poca emozione).
Ecco allora che quella Festa nazionale che per i francesi è il 14 Luglio, per noi non può essere che il 2 Giugno, tant'è che neppure i monarchici (ancorché sconfitti nel referendum del 1946) l'hanno mai messa in discussione.
Rimane allora amara una considerazione: quando per troppo tempo si bandisce chi parla e scrive di Patria (quasi fosse una brutta parola anziché un valore), quando si ritiene che il tricolore sia un orpello e non il simbolo che unisce la comunità nazionale, quando nel nome di una malintesa globalizzazione si fa a pezzi la Nazione, allora non ci si stupisca se le uniche code che hanno contraddistinto il 2 Giugno siano state quelle delle auto di ritorno dal week end.
Dopo tutto, vi è una "logica": il senso di appartenenza lascia il passo al primato della partenza, la Festa è sinonimo di vacanza e il 2 Giugno è segnato in rosso sul calendario per un errore della tipografia. O no?
*Deputato Popolo della Libertà- An

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