Camera

L'interventoLa sinistra vuole "Salvare l'Italia"?
Ma mi faccia il piacere!

Data: 12/08/2008

di TOMMASO FOTI *
La raccolta di firme promossa dal Partito Democratico contro il Governo Berlusconi potrebbe essere tranquillamente definita una "campagna per la sopravvivenza" se non fosse per il superbo imperativo - "Salva l'Italia" - che la supporta. Non si vede, tuttavia, in quale modo chi firmerà la petizione potrà contribuire a "salvare l'Italia", soprattutto rimane oscuro da chi e da che cosa dovrebbe essere salvata la nostra Patria. Anche perché, solo che gli attuali dirigenti del Partito Democratico ne fossero stati capaci e ve ne fosse stato effettivo bisogno, l'Italia avrebbero potuto e dovuto "salvarla" nei due anni del Governo Prodi. Un non senso, quello che caratterizza e mortifica quest'estemporanea iniziativa politica del Partito Democratico, che non è certo sfuggita ad alcuni suoi avveduti amministratori che dalla stessa hanno preso le distanze. Non certo il nostro Reggi che ha, da tempo, sostituito la casacca del pigiama con una fosforescente maglietta anti Berlusconi, gentile omaggio dell'onorevole De Micheli. Rimane indubbio il carattere strumentale della raccolta di firme in questione che, tuttavia, proprio nella supponente finalità - "Salva l'Italia" - mette a nudo quel complesso di superiorità che è elemento distintivo - ma anche limite - della sinistra italiana.
Una costante, quella della "superiorità della sinistra", tanto antica quanto alla stessa dannosa: eppure così è e non da oggi. Da sempre la sinistra ritiene di disporre di una classe dirigente dalle qualità morali, intellettuali e culturali superiori a quelle dei propri avversari. I fatti però stanno diversamente. La sinistra, infatti, più che brava, si è dimostrata in molte situazioni abile, quando non cinica, nel dotarsi di una classe dirigente: è stato così, ad esempio, nel dopo guerra quando, senza richiedere loro troppi esami di coscienza, la sinistra imbarcò tra le proprie fila un bel po' di intellettuali che avevano non solo convissuto ma anche promosso ed esaltato il fascismo. Anche negli anni '90 la sinistra comunista e post-comunista seppe abilmente sottrarsi allo sconquasso politico prodotto da tangentopoli non certo in ragione della rettitudine di molti suoi dirigenti, ma grazie ai silenzi - o, meglio, alle reticenze - del compagno Greganti. Per arrivare, infine, ai giorni nostri in cui, una sinistra riveduta e corretta rispetto a quella forcaiola del primo dopo guerra, non riuscendo a capacitarsi delle sconfitte patite da tre lustri per mano di Berlusconi, non trova null'altro di meglio che inventarsi la missione di "salvare" l'Italia. Con quale credibilità non è difficile immaginarlo.
Potranno davvero salvare l'Italia gli stessi che non hanno neppure saputo
salvare la sinistra? Totò direbbe: "ma mi faccia il piacere"!
* Deputato Popolo della Libertà

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