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L'invasione dell'Ungheria del '56 e i comunisti italiani allora e oggi

Data: 04/11/2006

In molti comuni della nostra provincia è facile imbattersi in Via Palmiro Togliatti, ""padre della Repubblica"" secondo molti, ""il grande avvocato della Terza Internazionale"" secondo Trockij, un comunista dalla ""doppia verità"", secondo chi scrive.
Una definizione, quest'ultima, cara ad Enzo Bettiza che, nel suo recente saggio dedicato al cinquantesimo anniversario dell'occupazione sovietica dell'Ungheria, scrive:"" Togliatti non era mai una cosa sola. A seconda della scacchiera nazionale o internazionale su cui agiva, egli poteva presentarsi di volta in volta come revisionista o come dogmatico, e spesso poteva essere nello stesso momento una cosa e l'altra: accorto temporeggiatore gramsciano nelle sabbie mobili della politica romana, ma leninista risoluto nelle questioni concernenti la stabilità e la coesione dei poteri comunisti nell'Europa centrorientale"".
E da ""leninista risoluto"" Togliatti si guardò bene di schierarsi cinquant'anni fa dalla parte degli operai di Poznan e degli intellettuali di Budapest, avversando i moti popolari per la libertà pur di rimanere avvinghiato a quel ""vincolo di ferro"" che lo legava all'Urss.
Fu così che Togliatti lasciò al suo destino Nagy, delegando ai carri armati sovietici che invadevano l'Ungheria il compito di ristabilire ""l'ordine"".
Una responsabilità gigantesca non solo di Togliatti, come giustamente ci ricorda Bettiza, ma anche di Pietro Ingrao, (il direttore dell'""Unità"", che invocava solidarietà verso ""i compagni ungheresi vittime del bestiale terrore nazifascista""), di Giorgio Amendola (che inveiva contro i ""fascisti di Horthy"") dei fratelli Pajetta, sempre in prima linea, ad inneggiare all'Armata Rossa. A tacere dell'attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Giudizi ""moderati"" quelli appena letti, soprattutto se raffrontati al pensiero del comunista e latinista Concetto Marchesi, che sprezzava il popolo ungherese ""sceso in piazza a rivendicare la libertà fra gli applausi della borghesia capitalistica e le celebrazioni delle messe propiziatorie"".
Il 4 Novembre del 1956 l'Urss scatenava l'attacco finale: il popolo ungherese veniva piegato dai carri armati .
Un evento drammatico che, tuttavia, non impedì a Togliatti, qualche giorno dopo, di scrivere:"" E' mia opinione che una protesta contro l'Unione Sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, e con tutta la sua forza questa volta, per sbarrare la strada al terrore bianco e schiacciare il fascismo nell'uovo"".
Chiaro, no? La colpa dell'invasione dell'Ungheria era dei fascisti. Per questo ci sono ancora tante Via Togliatti.


da La Cronaca

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TommasoFoti
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