Data: 14/08/2009
di TOMMASO FOTI*
L'ottimismo di Berlusconi e del governo di centrodestra di fronte alla crisi economica era ed è ben riposto. La piacevole conferma si ha leggendo pagina 6 del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2010-2013, recentemente esaminato dal Parlamento, ma sul contenuto della quale è calato il silenzio. Si tratta dell'esame del cosiddetto debito aggregato, espressione che indica la somma dei debiti esistenti in ciascuno dei Paesi dell'Unione Europea. Dunque, non solo i debiti della pubblica amministrazione, ma anche quelli delle famiglie e delle imprese non finanziarie, con un raffronto tra la situazione del 1995 e quella del 2009 per ciascun Paese. L'analisi della tabella lo conferma: le famiglie e le imprese di quei Paesi che avevano investito in modo massiccio nei titoli tossici (Inghilterra, Irlanda e Spagna in testa), alla fine si sono trovate sommerse dai debiti. Allo stesso modo, i governi di quei Paesi che hanno dovuto spendere somme senza precedenti per salvare le banche e il sistema finanziario, caricando così il budget statale di oneri enormi, alla fine si sono trovati con un debito della pubblica amministrazione superiore al passato. Per contro, dalla recente crisi finanziaria, l'Italia ha avuto meno danni dei Paesi concorrenti: i debiti delle famiglie e delle imprese, che erano già contenuti, tali sono rimasti. Dalle cifre emerge chiaramente che nei 14 anni considerati (1995-2009) l'Italia ha migliorato di gran lunga la propria posizione. Nel 1995, rispetto al debito totale medio (dato dalla somma del debito di famiglie, imprese e pubblica amministrazione) dei Paesi dell'Unione Europea (pari al 183,4 per cento del prodotto interno lordo europeo), l'Italia era infatti messa peggio, con un debito totale del 193,3 per cento, superiore di dieci punti alla media europea.
I maggiori Paesi dell'Unione Europea erano, invece, tutti al di sotto del livello italiano. Nel 2009 solo la Germania ha conservato un debito aggregato medio inferiore a quello dell'Italia; tutti gli altri ci hanno superato (con evidente danno per gli stessi) proprio per l'impennata repentina dei debiti delle famiglie, delle imprese e della pubblica amministrazione.
Vediamo il dettaglio. Rispetto alla media dell'Unione Europea pari al 246,7 per cento del prodotto interno lordo, il debito aggregato dell'Italia oggi è pari a 221,0 (contro il 193,3 del 1995). La Gran Bretagna schizzata a quota 277,5 (14 anni fa era a 179,5, quasi 100 punti in meno), la Spagna a 265,3 (era a 140), la Francia a 229 (era a 160,9). Tra i Paesi minori, l'Irlanda, che era considerata un Paese virtuoso, balzata a un debito stratosferico, pari al 269,8 per cento del prodotto interno lordo. Ciò che più colpisce (nella evocata tabella del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) è la solidità delle famiglie italiane, il cui debito nel 2009 risulta pari al 34 per cento del prodotto interno lordo, mentre in altri Paesi lo stesso dato è schizzato molto al di sopra della media europea del debito familiare (74,2 per cento del prodotto interno lordo): 129 in Danimarca, 120 nei Paesi Bassi, 100,2 in Gran Bretagna, 83 in Spagna. Gli unici Paesi che vantano una solidità delle finanze familiari paragonabile a quella italiana sono la Germania e la Francia, entrambe al 49 per cento di debito familiare. Lo stessa solidità viene riconosciuta, dalla tabella in questione, anche alle imprese non finanziarie, che in Italia hanno un indebitamento medio pari al 73,8 per cento del prodotto interno lordo, inferiore di 30 punti alla media dell'Unione Europea (103,6), ma anche molto più basso rispetto a tutti gli altri Paesi, esclusa la Germania (63,3). Proprio perchè appaiono ben strutturate, la solidità delle famiglie italiane e quella delle imprese non finanziarie sono considerate dal governo Berlusconi e dalla maggioranza di centrodestra, oltre che dagli organismi internazionali, un fulcro importante per la ripresa della nostra economia, oltre che un valido motivo di stabilità sociale.
E anche questo giustifica l'ottimismo che Berlusconi ha diffuso a piene mani fino dai primi giorni della crisi, ben sapendo che l'Italia aveva ed ha un solido retroterra.
* parlamentare Il Popolo della Libertà
