Data: 10/07/2010
Caorso - Arriva lo statuto per l'Agenzia della sicurezza nucleare, la partita del ritorno all'atomo si sblocca, le centrali "slittano" al 2011 con un ritardo di sei mesi e i piacentini tirano su le orecchie visto che di fatto, volente o nolente, Caorso sembrerebbe fare gola ai francesi, tra smentite e indiscrezioni, sarebbe in pole position per gli americani della General Ansaldo, con il loro "revamping", e, a completare l'assalto alla diligenza, ci sarebbe anche una cordata alternativa tedesca e francese disposta a puntare il dito sul lungo Po. Sta di fatto che l'organismo al momento non ha sede, uffici e classe dirigente. Scatola vuota? Sui ritardi si spaccano i parlamentari piacentini.
Mentre il contenitore resta da riempire dei suoi punti più salienti - dove si farà l'agenzia, chi saranno i vari componenti tra i quali era spuntato tempo fa il nome dell'ingegnere piacentino Giuseppe Bolla - lo strumento «è necessario per poter valutare le proposte dei privati», spiega il sindaco di Caorso, Fabio Callori.
Cosa succederà a Caorso? Il sindaco procede come se nessuna prospettiva nucleare fosse in arrivo sulla Bassa: «Noi stiamo lavorando per poter realizzare una scuola di radioprotezione per dare voce alla potenzialità del territorio in sinergia con i livelli europei e le università. Non vogliamo perdere quest'occasione. Quello dell'agenzia era lo sblocco che aspettavamo».
«Tanto per cambiare il Governo è in ritardo - chiosa Paola De Micheli del Pd - e come poteva essere diversamente visto che non c'è neanche il ministro? Questa norma così generica apre per caso la strada a decisioni prese con atti amministrativi senza la consultazione dei territori? A furia di fare interrogazioni i parlamentari piacentini avrebbero diritto di sapere dove saranno questi "benedetti" siti. Certo le voci su Caorso a Roma circolano».
Per Massimo Polledri della Lega Nord «la buona notizia è l'inizio, leggermente tardivo, di un percorso. L'agenzia avrà funzioni di garanzia, ma non ci sarà nulla da inventare, basterà essere attenti alle norme di sicurezza già presenti negli altri paesi. Per il presidente si fa il nome di Umberto Veronesi, proposta che non mi lascia entusiasta, ma che è una porta aperta all'opposizione. Ora - conclude Polledri - dovremo affrontare anche il problema dell'oligopolio delle pochissime aziende che oggi arricchiscono l'uranio».
Sui ritardi stempera i toni Tommaso Foti del Pdl: «È evidente che il Governo ha aspettato che si esprimesse la Corte costituzionale sul ricorso delle undici Regioni altrimenti andare avanti senza aspettare i tempi opportuni sarebbe stato illogico. La decisione è di 15 giorni fa, chi parla di ritardi non sa di cosa parla».
El. Mal.
