Data: 26/07/2008
Resta alta la polemica nel centrodestra dopo le 25 ore di maratona in consiglio comunale su palazzo uffici. Sotto accusa la linea dell'ostruzionismo che è uscita sconfitta dalla tenuta di una maggioranza che ha resistito fino al voto finale sulla pratica che contiene la previsione della sede degli uffici comunali da realizzare nell'area ex Unicem.
A caldo Carlo Mazza (gruppo misto) se l'era presa con i colleghi dell'opposizione che non avevano partecipato alla battaglia consiliare. Nel mirino, tra gli altri, il leader di Piacenza Libera Dario Squeri le cui difese erano state prese dal compagno di gruppo Antonio Levoni (Piacenza libera) che ha criticato la tattica dell'ostruzionismo di cui Mazza è stato tra i principali ispiratori.
Ora Mazza gli ribatte osservando che «quando si parla di cose che non si conoscono (Levoni non era presente alla seduta, ndr) si finisce per parlare in modo approssimativo». E nell'annotare che «nel tentativo di difendere un indifendibile Dario Squeri finge di non ricordare che fu lo stesso Squeri a chiedermi di entrare nella lista di Piacenza Libera per assicurarsi consensi maggiori», gli assicura che «durante le 25 ore di dibattito nessuno ha giocato, ma è stato fatto tutto ciò che era possibile (almeno da parte dei presenti), per arginare l'iter di una pratica insostenibile per non dire sciagurata».
«Il vero problema», secondo Mazza, è relativo a un'opera che, «a lavori ultimati, impegnerà un onere finanziario» di circa 25 milioni di euro, «pertanto il problema va analizzato con molta attenzione anche per i profili urbanistici che la caratterizzano e per le permute previste che sacrificano tutti i beni immobili che il Comune possiede (taluni dei quali di grande pregio)».
E «su pratiche significative e di peso per la città, per impedirne il cammino io conosco solo i modi e i tempi che il Regolamento per il funzionamento del consiglio comunale prevede (del resto in un anno si è fatto ricorso all'ostruzionismo solo due volte)», considera Mazza nella sua nota. Se Levoni «conosce metodi più efficaci, li faccia valere, se però ritiene che l'arma vincente sia quella del dialogo, finge anche di ignorare che con Reggi non sono possibili accordi diversi da ciò che lui vuole e che comunque il dialogo si attua sempre attraverso il dibattito consiliare e all'insegna della massima trasparenza. Fuori dall'aula, rischia di diventare un inciucio».
Sulle polemiche interne alla minoranza è tornato ieri il deputato Tommaso Foti (Pdl-An) a cui preme che il centrodestra in Comune non dia «l'idea di essere - il che, tra l'altro, non è - un'armata Brancaleone». Il problema centrale, a suo giudizio, è «chiarire chi c'è dentro il centrodestra». E il diretto riferimento è a Piacenza libera: «Lo schieramento presentatosi un anno fa alle comunali non era un'organica alleanza di centrodestra, ma solo di sostegno a Squeri-sibdaco? A me non risulta, ma se così era lo si dica. Ci sono forze consiliari che folgorate sulla via di Damasco scoprono quanto è bello e bravo Reggi dopo averne detto peste e corna? Lo facciano. Se alcuni rappresentanti di liste civiche (implicito riferimento a Levoni e Gianluca Ceccarelli, ndr) vogliono assumere atteggiamenti autonomi, è legittimo, ma smettano di dire che si è nel centrodestra perché si confondono gli elettori».
Gustavo Roccella
