Data: 31/01/2009
piacenza - Non è stato un de profundis per la Provincia il dibattito che ha impegnato il consiglio provinciale in seduta straordinaria contestualmente a tutte le altre assemblee provinciali d'Italia, chiamate a discutere e votare un documento uscito dall'Unione delle province italiane e integrato dalla Regione Emilia-Romagna.
Non è stata una "sepoltura" anche se, da tutti gli interventi, è uscita la fotografia di un soggetto malato inserito in un contesto istituzionale farraginoso, burocratico e, in quanto tale, dispendioso, spesso inconcludente e quindi da riformare.
Alla fine la ricerca dell'unanimità non ha dato risultati positivi, anche se la maggioranza che ha approvato il documento con 14 voti a favore ha incassato l'astensione dei due consiglieri della Lega Nord, avendone però ricercato fino all'ultimo l'approvazione. Assenso mancato per la presenza nel documento Upi di alcune affermazioni forti come "una campagna denigratoria contro le Province" e l'accusa "di attacchi alla democrazia rivolte a chiunque proponga l'abolizione di questi enti".
Contrario invece il voto di Patrizia Barbieri. Assenti al dibattito tutti i consiglieri di Forza Italia. Unica voce fuori dal coro sul destino delle Province il parlamentare Tommaso Foti che ha sostenuto come molte delle funzioni amministrative svolte dall'ente potrebbero essere assegnate a un'Agenzia senza che questo costituisca minimamente un depotenziamento dei servizi offerti.
Il documento approvato dal consiglio provinciale di Piacenza è stato illustrato da Gabriele Gualazzini e Gianluigi Boiardi. Gualazzini ha insistito sul ruolo importante che l'ente svolge anche in relazione alle competenze passate in carico con la legge 142: dalle questioni ambientali, alla viabilità, alla caccia, alla programmazione e all'assistenza agli enti locali. «Non siamo un ente inutile» ha insistito Gualazzini nel suo argomentare che ha messo in dubbio anche l'obiettivo teso al risparmio di risorse: «Dei 761 miliardi spesi per le indennità degli amministratori noi rappresentiamo lo 0,03 per cento». Altri sono gli ambiti in cui intervenire «Dal numero dei parlamentari agli enti di carattere sovraccomunale all'accorpamento dei piccoli comuni e soprattutto non si istituiscano altre province. Invece il 7 giugno ne avremo tre in più».
Il presidente Boiardi ha messo l'accento sul fatto che le Province sono la storia d'Italia ed ha parlato di artificio e strumentalità nelle tabelle che vengono redatte per le classifiche stilate dai giornali sulle spese degli enti (il riferimento all'indagine del Sole 24Ore di mercoledì scorso) funzionali al governo per «parlare d'altro e non dei veri problemi della gente». Boiardi ha tracciato una difesa accorata del lavoro svolto dall'ente da lui presieduto. «Ma di che si sta parlando - ha proseguito - del decommissiong delle Province senza sapere come saranno sostituite? Chi si occuperà dei 1.150 chilometri di strade, li dividiamo in competenze per 48 comuni?».
Il presidente della Provincia ha quindi presentato un emendamento al documento dell'Upi che introduce, tra l'altro, la rischiesta di una politica infrastrutturale del nord-ovest che abbia un respiro largo quanto la macroregione e non un respiro affannoso cioè pronto a cogliere solo i localismi. Numerosi gli accenni a una diversa organizzazione istituzionale che passa anche per il federalismo licenziato dal senato e in attesa della carta delle autonomie. Nessuno dei consiglieri tranne Tommaso Foti, assente al momento del voto, si è detto favorevole all'abolizione delle Province. Hanno partecipato al dibattito sottolineando invece una forte necessità di adeguamento delle funzioni dell'ente intermedio Mario Vincenti, Gaetano Mantovani, Antonio Maestri, Raimondo Magnani, Adriana Bertoni, Annibale Gazzola, Stefano Rattotti, Antonio Vincini e Gianni Arbasi.
Prima del voto non è andato a buon fine il tentativo del presidente dell'assemblea Gualazzini di avere l'unanimità sul documento Upi. Infatti una proposta di modifica suggerita avrebbe incassato il sì della Lega Nord, ma perduto per strada il sostegno di Raimondo Magnani. Da qui la decisione di votare il documento originario con gli emendamenti proposti da Bertoni e Boiardi.
a.l.
