Camera

«Piacenza più povera»
L'addio a Fabio Gaudino

Data: 17/04/2010

di MAURO MOLINAROLI
Facce avvolte dagli occhiali scuri, telecamere di tivù locali che riprendono i volti tristi delle persone note e meno note, sguardi che s'incrociano. Il feretro che arriva qualche minuto prima della mesta cerimonia e le persone che portano a spalla la bara sono costrette a sfondare la barriera dei tanti piacentini e non che si stringono per l'ultima volta attorno a Fabio Gaudino. Vengono in mente il suo garbo, la sua signorilità e una finezza che conciliava con la vita. E mentre prendi appunti per non tralasciare nulla, ti chiedi se abbia un senso tutto questo. Se un uomo così benvoluto e tanto apprezzato debba andarsene. Risposta non c'è, diceva Bob Dylan, don Giuseppe Basini che celebra il rito funebre cita il poeta francese Paul Claudel: Dio non è venuto a spiegare la sofferenza, ma è venuto e riempirla della sua presenza. Ed è a questo che dobbiamo attaccarci. Ma il volto della moglie Clara è una maschera, la figlia Carolina gli è vicino insieme al fratello Renato. E poi la mamma Gisella con il padre Renato, che con dignità e costernazione profonda ascoltano don Basini e i concelebranti don Luigi Chiesa, don Giancarlo Conte, don Giovanni Cacchioli, don Sandro Civardi, don Piero Bracchi e don Franco Capelli, sacerdoti che per ragioni diverse tra loro hanno avuto a che fare con Fabio. Così come le sorelle Simona e Rubina con la stessa dignità nel dolore travolgente sono alla ricerca di una parola consolatrice che le protegga dal fatalismo e dalla disperazione.
La chiesa è gremita, ci sono i ragazzi della Pontolliese Libertas, le ragazze che qualche anno fa frequentavano la scuola Dante scendono dall'altare per scambiarsi il segno della pace con Carolina, con la quale a scuola hanno condiviso gli anni della prima adolescenza. Anche don Basini scambia il segno di pace coi familiari, è un momento commovente, la nipote Alessandra si stringe allo zio Stefano Garilli. Il silenzio è spezzato soltanto dalle parole di don Basini, in basilica il dolore e il cordoglio sono palpabili. Sono molte le autorità che affollano la chiesa: il prefetto Luigia Viana, il questore Michele Rosato, l'onorevole Tommaso Foti, il presidente della Provincia Massimo Trespidi con l'assessore alla Formazione Andrea Paparo, l'assessore alla Cultura Paolo Dosi in rappresentanza del sindaco Reggi, assente per impegni di carattere istituzionale, c'è anche il presidente del Piacenza Fabrizio Garilli; ma tanti sono gli amici, le persone comuni, conoscenti che provengono da altre città nel silenzio di un dolore grande che non si cancella, perché a volte la vita è oro e altre volte ancora è soltanto latta.
La bara, sulla quale è stata appoggiata una maglia da calcio con il numero dieci, è avvolta da un'infinità di rose bianche, le corone sono a forma di cuore coi nomi dei parenti più cari e don Giuseppe Basini che cita il testo del libro dell'Apocalisse di San Giovanni Apostolo quasi a dire che la vita dell'uomo con la morte non cade nel nulla, non viene spezzata bensì trasformata. E' una giornata triste, molto triste. Passano nella memoria dei tanti giovani che affollano la basilica le dolci giornate legate al mondo del calcio dei ragazzi, quello più umano, quello vero; alcuni amici in conclusione della cerimonia religiosa, ricordano dall'altare le doti e i sentimenti autentici (di cui riferiamo a parte) che li legano da sempre a Fabio: Antonio Fummo, Angelica Pessina, Nicoletta Zanrei Fontanella e la nipote Alessandra Rosati, testimoniano con voce rotta dal dolore in modo intenso e sincero qualcosa che non muore: un affetto e un bene profondo accanto alla disperazione celata e attenuata dalla fede. Ne viene fuori il ritratto di un giovane uomo che ha dato tanto e ha ricevuto amore, amicizia e sincera stima. Un imprenditore che ha creduto nel domani e che ha vissuto con grande speranza e con tanta dignità il tempo della malattia e della cura, la stessa dignità espressa dai familiari, anche nell'ultimo e doloroso saluto. «Giustamente i familiari hanno messo sulle labbra di Fabio - dice don Basini - che l'amore non si distrugge con la morte, ma resta dentro di voi, in ogni vostro pensiero e gesto».
Al termine della cerimonia funebre ogni parola è superflua. Ci si guarda attoniti, il disagio è palpabile. Una giovane vita se n'è andata per sempre. Il guaio è che - come diceva Buzzati - che ogni dolore viene scritto su lastre di una sostanza misteriosa al paragone della quale il granito è burro. E non basta un'eternità a cancellarlo.

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