Data: 08/07/2009
Preoccupazione per le scuole di montagna. L'eccessivo accorpamento delle classi con la creazione di ampi gruppi di alunni di diversa età (le cosiddette pluriclassi) mette in difficoltà gli insegnanti e rende più difficile l'apprendimento. Il grido d'allarme è stato riassunto in un documento sottoscritto dai presidenti dei consigli degli istituti comprensivi di Lugagnano-Vernasca-Morfasso, Bettola-Farini-Ferriere, Bobbio-Ottone e Pianello-Nibbiano e inviato a parlamentari e politici piacentini.
Per aiutare le scuole dei paesi di montagna, che già operano in condizioni di difficoltà e disagio, agli onorevoli Tommaso Foti, Massimo Polledri, Maurizio Migliavacca, Paola De Micheli e Pier Luigi Bersani e al consigliere regionale Luigi Fogliazza, i firmatari del corposo documento chiedono specifiche deroghe e la revisione dei parametri stabiliti dagli ultimi decreti ministeriali sulle pluriclassi. Il ministero ha infatti recentemente cambiato radicalmente alcuni parametri che riguardano soprattutto la composizione delle pluriclassi: da un numero di alunni che andava da 6 a 12, ora si passa a gruppi che possono variare da 8 a 18. Numeri troppo elevati per svolgere una buona didattica, spiegano i rappresentanti dei consigli d'istituto di montagna.
Se la norma vale per tutti, è chiaro che ad essere più colpite dai nuovi standard saranno le scuole di montagna, dove la scarsità di bambini porta necessariamente ad accorpare le classi. Basta pensare a Morfasso, dove l'anno prossimo si verificherà l'unificazione di tutte le classi della scuola media e di quattro classi della scuola elementare.
A farsi portavoce delle istanze che vengono da dirigenti scolastici, insegnanti e genitori delle montagne piacentine è Marisa Inzani, in qualità di presidente del consiglio di circolo dell'istituto comprensivo di Lugagnano, che comprende tutte le scuole di ogni ordine e grado (infanzia, primarie e secondarie di primo grado) che operano nei tre comuni dell'alta valle: Lugagnano, Vernasca, Morfasso e loro frazioni. «Chiunque capisce - dichiara - come sia impossibile per i docenti tenere adeguate lezioni e come sia altrettanto impossibile per gli stessi alunni seguire le lezioni in queste condizioni. Di conseguenza l'offerta formativa sarà drasticamente ridotta, ci saranno meno compresenze e meno spazi di flessibilità e sarà quindi molto difficile organizzare momenti di approfondimento che conducono i ragazzi verso l'acquisizione di maggiori competenze, soprattutto per quegli alunni che possono presentare qualche difficoltà di apprendimento».
E conclude: « Ma i nostri ragazzi sono diversi dagli altri? Non hanno gli stessi diritti? Devono necessariamente diventare dei pacchi postali per frequentate le scuole dell'obbligo? E senza tenere nel giusto conto che tutto ciò potrebbe comportare un ulteriore spopolamento della montagna, già molto penalizzata negli anni passati».
Franco Lombardi
