Data: 14/01/2007
«Non chiudete la scuola di polizia di Piacenza». E' la richiesta contenuta in una interrogazione parlamentare presentata al ministro degli Interni, Giuliano Amato, da cinque deputati di An, primo firmatario il piacentino Tommaso Foti.
An chiede ad Amato di «assumere ogni e immediata azione volta ad impedire la chiusura della scuola allievi di Polizia, a Piacenza, e in ogni caso a chiarire quali motivazioni, inesistenti a giudizio degli interroganti, siano sottese all'adozione di un provvedimento tanto sconcertante quanto manifestatamene irragionevole».
Il fulmine a ciel sereno è arrivato venerdì. In realtà, qualche traccia che la situazione potesse precipitare c'era con la stesura della Finanziaria. Il comparto delle Forze dell'ordine è stato penalizzato in modo pesante dal Governo Prodi. Il segretario del Siulp, Stefano Piazzamiglio, in occasione della venuta in citta di Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, gli aveva dato una lettera da consegnare ad Amato, proprio per evitare la chiusura. Non se ne seppe più nulla.
Fino a venerdì, quando il decreto del ministro ha ridotto da 12 a cinque gli istituti di istruzione della polizia in Italia. Tra questi anche la scuola di viale Malta, che addestra poliziotti dal 1920.
L'interrogazione di Foti ricorda la notizia lanciata dai sindacati di polizia, il Siap tra i primi, sulla chiusura della scuola. Una «inopinata decisione» che stupisce «se non altro perché, in più occasioni, quella di Piacenza è stato giudicato il fiore all'occhiello degli istituti di istruzione nazionali della Polizia di Stato».
Foti spiega, poi, ad Amato il valore della scuola di polizia: «Proprio di recente è stato reso pienamente disponibile e fruibile, dopo un oneroso intervento di ristrutturazione, uno dei dieci poligoni di tiro della polizia di Stato attualmente operativi in Italia ubicato proprio presso la detta struttura, è solo qui il caso di rilevare che, nel 1986, detta scuola venne trasferita da Piacenza a Roncovero di Bettola, comune in provincia di Piacenza, per consentire l'effettuazione dei lavori di ristrutturazione dell'attuale sede di viale Malta, con una spesa di oltre 25 miliardi di vecchie lire. Quella di Piacenza è una struttura moderna che ospitò, prima in Italia, le donne che si arruolavano in polizia, destinataria - altresì - di apposito corso sperimentale secondo le nuove metodologie didattiche; dispone di una palestra, di un'aula magna con 400 posti più soppalco, di un'aula didattica con 100 posti a sedere, di alloggi per 300 persone, di garage sotterranei, di mensa e refettorio, oltre a vari spazi destinati alla zona comando e anche di una cappella per ospitare le celebrazioni religiose».
Insomma, di fronte a questo gieiello, non si capisce il perché della scure del Governo. «Pare del tutto evidente - scrive Foti - anche alla luce delle considerazioni sopra svolte, che la decisione di chiudere la scuola di Piacenza risulta del tutto ingiustificata e costituirebbe, se attuata, un gravissimo errore». Oltre che da Foti, l'interpellanza è firmata da Ignazio La Russa, Donato Lamorte, Filippo Ascierto e Maurizio Gasparri.
da La Cronaca
