Data: 17/04/2008
«Occorre capire quale è il disegno», dice Adriana Bertoni, capogruppo dei Ds. Un disegno organico dovrebbe sia considerare competenze e funzioni del governo centrale sia delle deleghe decentrate a cui si devono associare le risorse. Da decenni si parla di federalismo, ma fino ad oggi si è compiuto qualche passo, ma incerto. La Provincia può essere utile se si va verso forme di aggregazione dei comuni minori e comunque deve essere snellita. Occorre però chiarire anche i compiti regionali in alcuni settori concreti. Comunque dire solo un sì all'abolizione delle Province è insufficiente, troppo schematico. Occorre ragionare in modo più ampio andando a recuperare efficienza, sveltezza, razionalizzazione dei costi e sfoltimento degli enti inutili e affrontare il tema dei piccoli comuni, presidi importanti sul territorio, ma schiacciati da tantissime difficoltà. In un ipotesi di riforma vedrei bene in consiglio provinciale i sindaci, darebbe più forza al rapporto con il territorio e al ruolo di coordinamento. Di coordinamento parla anche Massimiliano Dosi (Lega Nord). «Se la Provincia svolge questo ruolo certo che può avere una validità. Tra l'altro se si ragiona nella prospettiva del federalismo - aggiunge Dosi - questo ruolo avrebbe anche maggiore importanza di quello delle Regioni. Il problema vero, infatti, andare sempre di più vicino ai territori oltre alla possibilità di garantire la gestione di maggiori risorse. L'abolizione credo che potrebbe riguardare soprattutto le Province che fanno capo a città metropolitane. Per la nostra dimensione credo che possa ancora svolgere un ruolo, ma partendo dalla funzione del coordinamento dei Comuni come dicevo prima». Anche l'onorevole Tommaso Foticonsigliere provinciale di An rilancia il tema in un quadro di riordino istituzionale. Il tutto va inquadrato - dice Foti - in questo contesto. Del resto non è un tema nuovo, ciclicamente torna alla ribalta. E qualche interrogativo me lo pongo rispetto ad altri enti come il Consorzio di Bonifica o la Comunità montana. Ma è chiaro che la riorganizzazione delle funzioni deve essere fatta in un quadro complessivo.
«Resta un'istituzione che se condotta bene - dice Raimondo Magnani (indipendente Rifondazione) - ha grandi competenze e funzioni d'indirizzo. Se il tema è il taglio dei costi della politica, non è che si ottiene questo risultato tagliando le istituzioni che funzionano».
Più possibilista verso l'ipotesi di eliminazione delle Province Patrizia Barbieri (Oltre i partiti) «Penso che con il rispetto di chi ci lavora - dice Barbieri - che potrebbe trovare spazio in tanti uffici pubblici, ad esempio quelli molto sguarniti della giustizia mantendendo il posto di lavoro e il profilo raggiunto, ovvio. Naturalmente con gradualità, ma non sono così ostile al fatto di togliere le Province. In alternativa dovrebbero essere demandate più risorse ai Comuni. Evidente che occorre anche un ruolo di coordinamento che potrebbe essere svolto dalla Regione lasciando ai Comuni la possibilità di operare, ma attribuendo maggiori risorse. Il processo, è ovvio, non si può mettere in moto in uno schiocco di dita e, la di là del discorso che investe la Provincia, la semplificazione dovrebbe riguardare una serie di enti che rappresentano un appesantimento».
Nettamente contrario all'ipotesi invece l'assessore Alberto Borghi: «L'assetto istituzionale delineato con la costituzione non dimostra gli anni che ha. Il ruolo delle Province è insostituibile soprattutto in una Regione come la nostra che ha decentrato tante deleghe alle province. Riguardo alle ipotesi di cui si parla, mi pare che giocare tutto la funzionalità del paese sulla soppressione dei ruoli istituzionali non vada bene anche se c'è, naturalmente, un problema di riorganizzazione».
A.Le.
