Data: 10/02/2012
Il governo ha incassato la fiducia della Camera sul decreto "svuota carceri" con 420 sì, 78 no e 35 astenuti. A favore hanno votato Pdl, Pd e terzo Polo, contrari Lega, Idv e Noi Sud. Astensione dei radicali. In dissenso dal gruppo il deputato Pdl Carlo Ciccioli ha votato no alla fiducia. Il voto finale sul provvedimento è previsto per martedì prossimo. Nel voto di fiducia del 18 novembre scorso i sì erano stati 556, il 16 dicembre sulla manovra 495, mentre il 26 gennaio sul dl milleproroghe erano ulteriormente scesi a 469.
Tommaso Foti, coordinatore provinciale del Pdl, ha votato contro e si esprime sul decreto "svuota carceri" con una nota: «E' un provvedimento che non condivido: nel nostro Paese ci sono oltre 200 istituti per la detenzione, molti dei quali di costruzione datata. Essendo stato raggiunto un sovraffollamento veramente preoccupante (circa 70.000 detenuti a fronte di una capacità detentiva di 44-45 mila), la strada maestra era ed è il nuovo piano di edilizia carceraria, Il Governo Berlusconi aveva stanziato 600 milioni di euro destinati a realizzare e ristrutturare le carceri: dove sono andati a finire?».
«Attuando il piano carceri, si stimava di recuperare 20.000 posti per i detenuti all'interno delle stesse e arrivare ad una soglia di ospitalità di 80.000 unità. E' chiaro che è preoccupante e grave il problema del sovraffollamento carcerario, ma il peggiore modo per risolvere la situazione è quello di ricorrere ad indulti o amnistie mascherate. Illuminante al riguardo è il provvedimento d'indulto del 2006 (Governo Prodi) . Sono stati scarcerati 20 mila detenuti, che - in gran parte - sono tornati a delinquere per le strade, creando grossissimi problemi alle forze dell'ordine, alle forze di polizia e ai carabinieri».
«La novità del provvedimento è la possibilità, al momento dell'arresto in flagranza e per i reati non gravi, in attesa del pronunciamento del magistrato, che la persona fermata sia condotta per le prime 48 ore ai domiciliari, in prima istanza, poi nelle camere di sicurezza delle questure e, solo come extrema ratio, in carcere. La norma vorrebbe rappresentare la soluzione al fenomeno delle "porte girevoli": ogni anno circa 21.000 persone entrano in carcere, ma ne escono dopo due o tre giorni, incidendo in modo consistente sul sovraffollamento».
«Sono, dunque, le camere di sicurezza il nodo centrale del provvedimento, ma è anche l'aspetto più controverso, se non altro perché, anche secondo il vice capo della polizia Cirillo, le stesse sono poche e non idonee a custodire gli arrestati, non consentono di garantire le minime condizioni di dignità (non hanno i bagni; non permettono la separazione fra uomini e donne, né l'ora d'aria), ed il loro utilizzo comporterebbe l'impiego di uomini sottratti alle già poche forze destinate al controllo del territorio».
«Il provvedimento non è inoltre condivisibile perché modifica quanto previsto dalla legge n. 199 del 2010, portando il limite di pena di coloro i quali potranno scontare la stessa agli arresti domiciliari, o la parte residua di essa, da 12 a 18 mesi. Secondo le stime fatte dal Ministero si tratta di circa 3.500, 4 mila detenuti che usciranno dal carcere e andranno a scontare il residuo di pena a casa o probabilmente in giro per le strade, votate per la maggior parte a ritornare in carcere».
«Si sta dando un messaggio di impunità - del tutto negativo - all'opinione pubblica. Un altro problema afferisce la presenza dei detenuti stranieri nelle nostre carceri. Il Governo deve portare avanti e concludere gli accordi bilaterali con gli altri Stati, in modo che almeno una parte della detenzione sia effettuata nei Paesi d'origine dei delinquenti che violano le leggi nel nostro Paese».
«Non è possibile che, al nord, il 60 per cento dei carcerati siano comunitari ed extracomunitari. Con la prevista (nel 2013) chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, poi, non ci si rende conto di cosa succederà. Queste sono persone pericolose, dove andranno? Dove saranno custodite? In conclusione: è un provvedimento che indebolisce anche psicologicamente la percezione di sicurezza da parte dei cittadini, scaricando le conseguenze sulle amministrazioni locali che dovranno potenziare i corpi di polizia locale e i sistemi di video-sorveglianza Un problema, quindi, che viene scaricato sul territorio, sulle forze dell'ordine, sui sindaci e sulle amministrazioni locali».
da il piacenza
