Data: 15/11/2009
Tanti sono stati i piacentini che hanno affollato, durante la mattinata di ieri, la riva emiliana per assistere al "varo" del ponte di barche. Armato di macchina fotografica «perchè è un evento storico per Piacenza» c'è Duilio Cornigli, 54 anni, meccanico. «Mi sembra bello e anche sicuro - osserva -, finalmente riesco ad andare a Guardamiglio dai parenti e all'Auchan a fare spesa senza passare dall'autostrada». «Veniamo sempre qui ed è veramente una bella opera - lo seguono a ruota Angelo Guelmi, 84 anni, e Luigi Paganini, 69, entrambi pensionati -, gli operai e la ditta sono stati bravi. Magari senza la burocrazia si faceva anche prima». Germano Ferrara era sul ponte il 30 aprile in sella al suo scooter e stava viaggiando da San Rocco verso Piacenza: «L'ho visto crollare e mi sono fermato a 350 metri dalla voragine. Cosa ricordo di quel giorno? Le macchine che cominciavano a "franare" e un ragazzo di Caselle Landi in acqua che chiedeva aiuto, mentre io non riuscivo a fare nulla. Mi creda, non è stato bello». Non mancano gli scontenti. «Se chiudono il passaggio a livello, noi che andiamo a piedi alla Vittorino non riusciamo più a passare» si lamenta Cesare Pella, 80 anni, assieme alla moglie. «La chiusura ai pedoni e alle biciclette è un po' un delitto» ammette Jacopo Aquino, 24 anni, studente universitario.
Fra la gente anche il parlamentare Tommaso Foti (Pdl) che ha atteso sul ponte le autorità provenienti dalla prefettura: «Dico solo una cosa: questo ponte è stato realizzato a tempo di record. E' stato più il tempo in cui la struttura caduta è rimasta sotto sequestro da parte della magistratura che quello impiegato per realizzare il ponte provvisorio». C'è anche il progettista del viadotto, l'ingegner Francesco Del Grosso, 45 anni. E' talmente felice che si è portato dietro tutta la sacra famiglia: la moglie Maria e i quattro figlioletti (Cristina, Daniele, Gianluca e Chiara). «E' stata una grande sfida - dice - e sono contento di averla portata a termine. Per me è un fiore all'occhiello». Per chi dovesse avere qualche dubbio sulla stabilità del ponte provvisorio garantisce l'ingegner Fabrizio Perazzi, presidente dell'Ordine degli ingegneri. «Ho visto come lo hanno fatto ed è sicurissimo. Piuttosto sarebbe bello se, una volta realizzato il nuovo viadotto, questo si potesse tenere come pista ciclopedonale».
Anche a San Rocco, sulla sponda lombarda, erano in tanti ad aspettare e parecchi ci sono rimasti male. «Eravamo quasi cento persone, molte di noi giunte in auto per provare a passare dalle 12 come era stato annunciato - riferisce Manuel Castellotti giovane ingegnere civile di San Rocco al Porto -. Eravamo lì dalle 11,30, avremmo voluto quantomeno passare a piedi per vedere bene da vicino l'infrastruttura. Invece abbiamo dovuto aspettare fino alle 14 e 40».
Federico Frighi
Leonardo Giansante
