Data: 22/02/2011
Trascorso un anno esatto dallo sversamento di idrocarburi e oli minerali nel Lambro, il Po appare ancora come un malato in attesa di una diagnosi. Per procedere ad una bonifica dagli eventuali residui di veleni (circa 2mila e 600 tonnellate secondo le stime), che l'affluente lombardo ha trascinato nel principale fiume italiano, dovranno infatti essere condotte ulteriori analisi sui sedimenti prelevati dal fondo.
Nel frattempo, proprio ieri mattina una determina della Regione ha previsto la corresponsione di 66mila e 405 euro che l'agenzia regionale di Protezione civile dovrà versare al Comune di Monticelli per compensare le aziende all'opera avviata per fermare l'onda tossica.
«L'atto è stato siglato entro la fine di febbraio nel pieno rispetto degli accordi presi con l'amministrazione comunale» osserva l'assessore regionale alla Protezione civile, Paola Gazzolo.
Il provvedimento, a lungo atteso dal sindaco Sergio Montanari, individua 54mila euro per il pagamento delle opere di recupero della massa nociva e per il noleggio dei mezzi di trasporto, più 12mila e 500 euro per il ripristino di beni mobili ed immobili nella prima fase di emergenza. «E'un fatto positivo - commenta il primo cittadino - per il quale ringrazio l'assessore per l'impegno profuso e tutti quelli che si sono interessati al problema, come il consigliere Stefano Cavalli e l'onorevole Tommaso Foti».
A destinazione però non è arrivato il milione e mezzo di euro che il Governo avrebbe dovuto stanziare per l'Emilia Romagna, come rimborso degli interventi urgenti che alla Protezione civile regionale sono costati 2 milioni e 400mila.
«Non sono stati mantenuti i patti - accusa l'assessore regionale all'Ambiente, Sabrina Freda - nonostante il grande impegno organizzativo messo in campo per un'emergenza che ha visto attivarsi tempestivamente tutta la comunità piacentina. E' ora di mettere in campo delle politiche di recupero del Po guidate dal Governo, come quelle che all'estero hanno portato al risanamento di fiumi condannati quali Tamigi e Danubio».
Entro la fine del mese dovranno poi essere pronti i progetti esecutivi che l'Autorità di bacino del Po ha lanciato per affiancare le Arpa regionali nel monitoraggio degli eventuali effetti dannosi che i materiali inquinanti possono avere provocato all'ambiente fluviale accumulandosi nei sedimenti del greto. Alla base dell'iniziativa vi è un'ordinanza firmata a settembre dalla presidenza del Consiglio dei ministri, che ha assegnato 454mila e 724 euro per le azioni di sorveglianza, gettando così le basi per la stipula di un protocollo d'intesa per il coordinamento e l'attuazione delle azioni previste in cui sono coinvolte Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Parco del delta del Po e Cnr - Irs, il cui operato sarà regolato dall'Autorità di bacino. La fase di campionamentodovrà partire a fine marzo con gli esami dei sedimenti prelevati dal Lambro, dal Po e dalle acque del delta, sia fluviali che marino-costiere. Il periodo in cui si procederà alle analisi dipenderà dai fenomeni meteorologici, tuttavia al momento la fine di marzo e l'inizio di aprile sembrerebbero essere quello più idoneo per i carotaggi. Per i risultati delle verifiche bisognerà invece attendere fino a luglio.
Filippo Columella
da Libertà
