NELL'USCIRE DA FORZA ITALIA L'ESPONENTE DELLA MAGGIORANZA PUNTA IL DITO SULLA «SVOLTA SOVRANISTA» DEL CENTRODESTRA
L'INTERVISTA MICHELE GIARDINO / CONSIGLIERE COMUNALE DEL GRUPPO MISTO
Michele Giardino vuole le mani
libere. Per criticare i provvedimenti della giunta ogni volta che lo ritenga giusto. Senza tanti vincoli di fedeltà a una maggioranza da cui
chiarisce comunque di non volersi
distaccare. Appartenenza non vuol
dire però obbedienza cieca.
Il consigliere comunale del misto,
uscito due anni fa dal gruppo di Forza Italia ma rimanendo nel partito,
ha annunciato di non voler più rinnovare la tessera. Per tenere Fi al riparo della sua scelta di, per l'appunto, mani libere rispetto a una maggioranza che di spine nel fianco ne
sta collezionando se teniamo conto dei frequenti dissensi di Antonio
Levoni (Liberali) e Mauro Saccardi
(gruppo misto) e degli sfoghi di Sergio Pecorara (misto). I numeri sin
qui tengono, ma il rischio di scendere sotto il quorum non è remoto.
Addio a Fi, consigliere Giardino?
«Dal 2016, da quando cioè mi ci ero avvicinato, la gestione del partito è stata disastrosa per colpa dell'allora commissario provinciale Papamarenghi. Con Girometta si è visto il lodevole tentativo di ricucire le varie anime, ma è fallito anche perché Papamarenghi si è dimostrato un ammutinato. Non è un caso se dall'8,5% delle comunali del 2017 siamo caduti al 2,5% né se in consiglio comunale gli azzurri sono passati da cinque a due per ragioni sempre riconducibili alla gestione del partito personalistica di Papamareghi che due anni fa si propose come successore in giunta dell'assessore Putzu, al punto che ai cinque consiglieri fu chiesto di perorare con lettera al sindaco l'avvicendamento. Fui io l'unico a rifiutarsi di firmare, e da lì decisi di uscire dal gruppo. Ma c'è poi un ragionamento politico da fare»
Prego, si accomodi.
«I due assessori in quota Forza Italia
(Papamarenghi e Sgorbati, ndr) non sono più espressione del partito, sono autoreferenziali, assimilabili agli
assessori di stretta nomina del sindaco. Forza Italia, come soggetto politico comunale, ha perso ogni spinta propulsiva e questo altera gli equilibri politici nella maggioranza: la
componente moderata - Forza Italia
e lista civica con i Liberali - aveva un
suo peso a fronte di una Lega al 13%
e di Fdi al 7%, purtroppo i fatti di questi anni, locali e nazionali, l'hanno
progressivamente marginalizzata».
Con quali conseguenze?
«Che questa maggioranza si è sbilanciata sempre di più a destra e non ho
problemi a dire che è una maggioranza sovranista. Lega e Fdi hanno
l'ultima parola sempre e comunque,
Forza Italia si è liquefatta, i liberali
protestano ma senza ottenere granché. Io ho fatto la mia scelta, prendo
le distanze da Forza Italia che deve
continuare a sostenere organicamente questa maggioranza, io voglio
tenermi le mani più libere, non sono
più disposto ad accettare supinamente una giunta che, nata sotto altri auspici, ha subito una mutazione
genetica in chiave sovranista».
C'è la delusione per la mancata nomina nel cda della Fondazione Teatri tra
le ragioni della sua scelta?
«Quando mi fu comunicato che il
mio nome era stato pensato per
quella carica prestigiosa (e a gettone
zero, ricordiamolo) ne fui gratificato. Un po' meno quando mi fu detto
del ripensamento in ragione del
mancato gradimento sul mio nome
da parte del fronte sovranista. Per me
è stata la cartina di tornasole di quanto dicevo: se questa giunta e questo
sindaco non hanno l'approvazione
di Lega e Fdi, non c'è spazio per nulla e nessuno. La mia vicenda, per
quanto minima, testimonia che lo
spazio moderato in questa maggioranza non ha voce, perciò l'ho trovata drammaticamente seria».
I Liberali però in queste settimane sono stati premiati con la nomina di
Gian Paolo Ultori a consigliere delegato al decoro e frazioni e di Antonio
Levoni a presidente della commissione Sviluppo economico.
«La nomina di Levoni è nell'ambito
della logica spartitoria connaturata
a una maggioranza che conquista un
Comune e che prevedeva che una
commissione rimanesse ai Liberali
dopo le dimissioni di Ultori dalla Territorio. Quanto alla delega a Ultori,
mi rifaccio a ciò che in un'intervista
ha dichiarato il leader dei Liberali,
Corrado Sforza Fogliani: "Ha fatto
tutto lui", ha commentato, lasciando
intendere un coinvolgimento di tipo
personale di Ultori legato alle sue
competenze tecniche di geometra
più che di natura politica della componente liberale, che del resto continuo a vedere sempre molto critica
sulle azioni di giunta».
Potrebbero essere i Liberali un suo
possibile approdo politico?
«Vorrei intanto far passare il 2020, anno che non ha consentito di concepire nulla. E poi, se ci saranno fatti
politici rilevanti, vedremo. Io resto
comunque solo un piccolo consigliere, che avrebbe voluto, questo sì, contribuire un po' di più al governo della città di quanto non sia accaduto»
In questa svolta sovranista della maggioranza che lei lamenta, la sindaca
Barbieri la vede a suo agio?
«Penso che sia una brava persona,
mossa da sani principi e politicamente capace. Penso invece che la
giunta nel suo complesso non sia
all'altezza della sindaca. Il rimpasto
di due anni fu un po' frettoloso, e
guarda caso a farne le spese furono
un componente dell'area civica e liberale come Paolo Garetti, poi Filiberto Putzu, il più votato di Forza Italia, e Massimo Polledri, cioè il meno
sovranista dei leghisti. La giunta ha
manifestato delle debolezze, carenze in certi ambiti, che però si è ritenuto di affidare ogni volta a una verifica, e di rinvio in rinvio si è arrivati a un anno dalle elezioni. La sindaca si trova a dover stringere i denti e
ad andare avanti anche camminando sui gomiti. Senza dimenticare che
di mezzo c'è stato l'arresto per mafia
del presidente del consiglio comunale. E io credo che la vicenda Caruso sia la causa di una responsabilità
oggettiva».
Si spieghi.
«Sono tra quelli convinti che né Tommaso Foti né gli altri amici di Fratelli d'Italia avessero il benché minimo
sospetto sul loro compagno di partito. Il vero contraccolpo è che una forza politica ben strutturata come Fdi
si è trovata un po' inibita nel sollevare delle critiche nei confronti di altri
esponenti della maggioranza o della giunta, questo nel timore di sentirsi rispondere: "Parli proprio tu che
hai fatto eleggere Caruso". La componente più lucida del centrodestra
ha finito per autocensurarsi pur vedendo i limiti dell'azione amministrativa»
I più evidenti di questi limiti?
«Mi riservo di rilevarlo successivamente, ciascuno potrà trovare
nell'azione di tizio anziché di caio
qualcosa di inadeguato».
Da qui a fine mandato dove dovrebbe puntare l'azione di governo?
«Io penso che sul fronte del decoro
e della sicurezza, a dispetto dei proclami, qualche risultato in più me lo
sarei atteso. Ma a livello strettamente personale e politico, il mio ragionamento è che in un centrodestra
dove la componente sovranista prevale su quella moderata, a me di portare l'acqua in una coalizione dove
bevono solo gli altri non mi piace più.
Se questo sarà il centrodestra anche
per il prossimo giro, io farò una mia
riflessione personale. Per adesso mi
considerato sempre della maggioranza, ma collocato liberamente nel
gruppo misto con un margine di libertà più ampio, non si può dire di sì
a tutto, anche alle cose più inaccettabili».
Libertà
