La componente centrista torna a spingere la sindaca a strappare rispetto al passato. E punge la giunta: «Governare non è asfaltare»
Non rinunciano alla battuta al
veleno: «Asfaltare, come è ben
noto, non è governare» scrivono.
Preludio a un monito che ha tutta l'aria dell'ultimatum: «Per la
giunta e per l'intera maggioranza il tempo per il cambiamento è
scaduto». I Liberali piacentini
rompono l'atmosfera di calma
apparente seguita alle fibrillazioni per il caso Caruso, l'ex presidente del consiglio comunale arrestato con l'accusa di essere affiliato alla 'ndrangheta. E indirizzano un preciso messaggio
all'amministrazione comunale e
agli alleati del centrodestra teso
a svoltare. Subito. A imprimere
quell'accelerazione all'azione di
governo di cui tanto s'è parlato
nelle riunioni di coalizione dei
giorni scorsi. E nel mirino finisce
ancora quel «carrozzone mangiasoldi» della Fondazione Teatri.
E' questo l'esito dell'ultimo summit dell'associazione Liberali piacentini "Luigi Einaudi". L'obiettivo era esaminare la situazione
politica comunale dopo i recenti fatti che hanno portato alle dimissioni del presidente del Consiglio Caruso e all'elezione del baby leghista Davide Garilli. Partita, quest'ultima, dove proprio i
voti di Antonio Levoni e Gian
Paolo Ultori sono risultati decisivi.
Nella nota diffusa ieri, i Liberali
piacentini esordiscono esprimendo nuovamente solidarietà
a Tommaso Foti e a Fratelli d'Italia e "scagionando" una volta per
tutte l'amministrazione comunale da qualsiasi coinvolgimento
con l'"affaire" Caruso. Al di là «del
chiasso scatenato dall'opposizione per puri motivi di demagogia
elettorale - si legge nel comunicato - il Consiglio ribadisce che
non solo non si è avuto, ma neppure v'è stato un pericolo che
comportamenti malavitosi lambissero, o cercassero di condizionare, l'amministrazione, così come gli atti giudiziari noti dimostrano al di là di ogni legittimo
dubbio e di ogni speculazione,
che ha nuociuto al buon nome ed
all'attività dell'Amministrazione».
Ma è nella seconda parte dove i
Liberali incalzano la giunta e la
sindaca Barbieri: «L'incidente occorso non deve interrompere un
processo di cambiamento che
deve essere il primo degli obiettivi da raggiungere». Per i Liberali «qualcosa s'è visto» e a titolo di
esempio citano «la delibera sui
rivi, che mette i cittadini al riparo da richieste di spese manutentive che gravavano invece su di
loro, secondo la giunta Dosi».
Ma questo «non è sufficiente, in
particolare rispetto a carrozzoni
mangiasoldi (come la Fondazione Teatri) messi in piedi dalla sinistra e incautamente continuati dall'attuale amministrazione»
scrivono. «Per il cambiamento
(che è frutto di idee, non di aspettative da ciclopici lavori pubblici: asfaltare, com'è ben noto, non
è governare) il tempo per la giunta e per l'intera maggioranza, è
scaduto». I Liberali concludono
augurandosi «che la giunta si
apra a un leale confronto, abbandonando un'inutile contrapposizione che proprio il ruolo giocato dall'Associazione nella vicenda Caruso indica essere fantasiosa, prima ancora che irriconoscente e incapace di comprendere la realtà dei fatti». Chiara
l'allusione all'atteggiamento tenuto dal gruppo nell'appoggiare
la candidatura del leghista Garilli, non certo la più gradita, per evitare grattacapi a una maggioranza in difficoltà.
Non sfugge infatti che il centrodestra sia uscito dall'ultima pagina politica più debole, con numeri in consiglio a rischio. La
convergenza su Garilli è costata,
ad esempio, il malcontento del
leghista Nelio Pavesi (che avrebbe minacciato di andare nel
gruppo misto) e il "rimprovero"
di Michele Giardino. Ora la fiducia a tempo dei Liberali potrebbe complicare ulteriormente le
cose. Che sia l'ultima mano tesa?
Libertà
