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'Un referendum anti-inceneritore', nasce comitato per lo stop nel 2020

Data: 30/03/2019

L'iniziativa di 26 ambientalisti: «Si rispetti il piano rifiuti della Regione va chiuso perché la città non può tollerare un grammo in più di veleni»

Un referendum per chiedere ai piacentini se vogliono che l'inceneritore continui o meno a funzionare anche dopo il 2020, anno alla fine del quale la pianificazione regionale sui rifiuti ne prevede la chiusura. Con il dichiarato auspicio che vincano i sì allo stop. È l'iniziativa che si prefigge il comitato "Sos Ambiente-Piacenza capace di futuro", nato nelle scorse settimane e composto da 26 cittadini, molti dei quali provenienti dal mondo dell'associazionismo sociale e ambientalista. Come primo obiettivo di un'azione ad ampio raggio per la tutela della qualità ambientale di Piacenza e provincia c'è il referendum che, per quanto consultivo, si propone di fare pressing su una maggioranza al governo del Comune tra le cui file proprio in questi giorni si sono levate voci (Tommaso Foti in consiglio comunale) a favore della prosecuzione dell'attività dell'inceneritore di Borgoforte, pena il concreto rischio di vedere aumentare sia la tariffa rifiuti sia il costo ambientale dovuto ai camion in viaggio per tutta la provincia per trasportare a smaltire a Parma i rifiuti (v. "Libertà" del 21 marzo). La promozione della consultazione popolare viene presentata questa mattina in una conferenza stampa indetta dal nuovo comitato che preliminarmente ricorda quanto stabilisce il Piano regionale, e cioè che l'inceneritore di Ravenna concluda la propria vita nel 2019 e quello di Piacenza non incenerisca più rifiuti solidi urbani dalla fine del 2020, in quanto, con la raccolta differenziata che deve raggiungere in Emilia Romagna la media del 73%, la riduzione del 25% del volume dei rifiuti, la quota massima di 150 kg/anno pro-capite di rifiuto a smaltimento e la generalizzazione della tariffa puntuale, si prevede che il volume di rifiuti urbani da smaltire in regione nel 2021 si ridurrà sensibilmente, fino a rendere sufficienti solo sei degli otto inceneritori attualmente in funzione. Secondo gli ambientalisti, «la scelta della Regione è molto chiara, ed è in linea con la propria legge 16/2015 sull'economia circolare e ora anche con il "Pacchetto sull'economia circolare" del Consiglio Europeo (le nuove 4 direttive sui rifiuti del 2018): ridurre progressivamente la quantità di rifiuti prodotti e smaltiti in discariche e inceneritori, raggiungere nel tempo il 100% di raccolta differenziata e il 100% di riciclo, al fine di garantire la conservazione degli stock di materie prime e di energia necessari alla sopravvivenza della società, e infine dismettere discariche e inceneritori a partire da quelli più obsoleti». La decisione di richiedere l'indizione di un referendum consultivo comunale sulla chiusura dell'inceneritore «deriva dal fatto», viene spiegato, «che se Iren vorrà prolungare la vita dell'impianto oltre il 2020, magari con il pretesto del teleriscaldamento, dovrà convertirlo in un impianto industriale per incenerire solo rifiuti speciali provenienti da tutta l'Italia e dall'estero, conversione per la quale necessiterà di una nuova autorizzazione, alla quale anche il Comune di Piacenza sarà chiamato a dare il proprio consenso: per questo motivo vogliamo che i cittadini di Piacenza si pronuncino sul futuro dell'impianto. La nostra contrarietà alla sopravvivenza dell'inceneritore oltre il 2020 deriva non solo dalla adesione alla prospettiva dell'economia circolare, ma anche dalla preoccupazione circa l'impatto ambientale che l'impianto ha sulla nostra città, che come tutti i centri urbani della valle padana è tra le più inquinate d'Italia se non addirittura di Europa, e non può tollerare un grammo di veleni in più, anzi ha un bisogno impellente di ridurli in maniera drastica». L'inceneritore va chiuso perché, «qualora anche contribuisse solo per l'1% all'inquinamento dell'aria (ma noi siamo convinti che il suo ruolo sia ben superiore), sarebbe un 1% in meno di veleni che ci fanno ammalare».

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