L'INTERVISTA PATRIZIA BARBIERI /SINDACA DI PIACENZA
MI BASTA LA FOTO DI CARUSO
CON I BOSS... NEANCHE UN
CAFFÈ SI PRENDE CON LORO
La prima risposta è un pianto
a singhiozzo. Le parole si strozzano in gola alla sindaca Patrizia
Barbieri, quando nel silenzio di
Palazzo Mercanti - ieri pomeriggio - cerca di rispondere alla domanda su cosa ha provato alla notizia dell'arresto di Giuseppe Caruso per mafia. Sono le lacrime di
chi sente offesa Piacenza da un
nemico mai immaginato.
Signora sindaca, per la città è un
momento amarissimo. Cosa ha
provato quando martedì all'alba
l'hanno avvertita?
«Ho provato rabbia, delusione, ancora rabbia, e poi un senso profondo di tradimento».
Con Caruso quali rapporti aveva?
Una frequentazione formale o
c'era cordialità politica?
«C'erano i rapporti legati al suo
ruolo di presidente del Consiglio
comunale. Nè più nè meno. Ma
quel che conta è la ferita al principio morale di onestà e legalità. E'
quello che ho sentito violato e che
per me è inaccettabile».
E' stato detto: città disonorata. Come si reagisce?
«Mi rendo conto del colpo d'immagine e ne soffro profondamente. Sì, in queste giornate ho avuto
momenti di commozione come
ora. Però c'è qualcosa che mi conforta. Ho apprezzato che il pm titolare dell'inchiesta abbia subito
detto che i fatti all'origine dell'arresto sono del 2015-2016 e che
non si è realizzato da parte di Caruso alcun tipo di condizionamento della politica, tantomeno
di questa mia amministrazione».
Ma Caruso, accusato di affiliazione alla 'ndrangheta e di aver venduto ai mafiosi il suo ruolo di funzionario delle Dogane, qui in questo palazzo presiede il Consiglio comunale.
«E in quanto tale ha un ruolo marginale, le assicuro. Non è mai entrato nella gestione della macchina amministrativa. Si è occupato
dell'agenda dei lavori, non ha influenzato decisioni».
L'opposizione, il Pd in particolare,
chiede una specie di raggi X per verificare che davvero non ci siano
"impronte di mafia" su nessun atto della sua amministrazione.
«Ma lo dice la magistratura, non
io, che queste impronte non ci sono».
E dunque, si va avanti senza verifiche?
«Non sottovaluto nulla. Sapere
che qui la mafia non è entrata non
attenua l'amarezza infinita per
qualcosa che la città non meritava. E' un danno enorme e il Comune si costituirà parte civile nel processo, questo è certo. Non si può
trascinare la città in questo marketing territoriale al contrario».
Che cosa l'ha impressionata di più
nel dossier degli inquirenti su Caruso?
«Mi basta quella foto della cena
con i capi del clan dei Grande Aracri. Con gente così non si va a
prendere nemmeno un caffè. Nulla da spartire con chi è lontano dalla legalità. Non si può neppure dire che Caruso non sapesse chi erano. Aveva consapevolezza della
compagnia che sceglieva».
Signora sindaca, chi si assume la responsabilità di non aver "avvistato" in tempo una presenza così
equivoca? O era impossibile accorgersene?
«E come potevamo accorgerci di
qualcosa? Si può guardare il certificato dei carichi pendenti. Ma se
è pulito? Per di più, quegli incontri con i capi clan, quelle cene, avvenivano fuori dal nostro territorio. La verità è che siamo tutti vittime di un irresponsabile, a dir poco. Non avrebbe nemmeno dovuto candidarsi».
Invece si è candidato eccome, ha
portato il suo pacchetto di voti alla vittoria del centrodestra e, si dice, avrebbe perfino sfiorato l'ingresso in giunta.
«A me nessuno mai lo ha proposto nella rosa dei possibili assessori. Non mi sono dunque nemmeno posta il problema di dire sì
o no al suo nome».
Altro "si dice". Ci furono riunioni in
cui la candidatura di Caruso a presidente del Consiglio comunale, voluta da Foti, accese lo scontro nel
centrodestra. Lei sarebbe stata nel
fronte del no.
«E' una partita che ha riguardato
i partiti della coalizione e i capigruppo in particolare. Non sono
stata coinvolta».
Molti cittadini sono indignati. Anche elettori del centrodestra si dicono "nauseati".
«Li comprendo, ma bisogna reagire. Come? Accentuando il richiamo e la pratica del rigore morale.
Rivendicando che l'istituzione Comune è sana».
Lei ha detto martedì che respinge
le "basse strumentalizzazioni". Cosa intende?
«Per me è strumentale dire che
l'istituzione è macchiata. Non l'accetto. Queste sono insinuazioni di
basso livello, che ignorano ciò che
dice la procura».
Qual è la strada del riscatto, dopo
i giorni dell'umiliazione?
«La strada è riaffermare, e praticare con maggior forza, la lotta alla
criminalità. Su questo dobbiamo cercare la coesione al di là degli
schieramenti partitici. Rivendichiamo insieme che Piacenza è
una città pulita, non di mafia. Mai
come in questo momento l'istituzione Comune deve dimostrare
compattezza. Spero che ci riusciremo».
Ha ricevuto segnali in questo senso?
«Alcuni consiglieri di opposizione mi hanno espresso lealtà sul
piano istituzionale. Li ringrazio
della sensibilità».
Il Pd insiste: accertiamo insieme
che il Comune è libero da influenze criminose.
«Lo deciderà il Consiglio come
procedere. A me pare un atteggiamento molto infantile. Penso sarebbe meglio chiamare a raccolta
la città nel segno di un autentico
interesse generale, non cercare
elementi di divisione».
Caruso non si è ancora dimesso.
Questa "melina" dopo accuse così
devastanti non fa bene all'istituzione.
«Per me Caruso si deve dimettere. Se non lo farà in tempi brevi,
batteremo la strada della sospensione»
La politica può soltanto aspettare
le evidenze giudiziarie, o deve sforzarsi di aprire gli occhi sugli "infiltrati"?
«L'unica vera difesa è rimettere a
fuoco le ragioni di fondo dell'impegno in politica: intenderlo come un servizio, non come un mezzo per raggiungere altri bobiettivi.
Sapere che comporta sacrifici più
che onori. Chi lo intende al contrario, si allontani e chiesa scusa».
La sua giunta ha compiuto due anni con un bilancio non brillante. Se
fosse più in forze, reggerebbe meglio il colpo?
«Non condivido il giudizio negativo sui nostri primi due anni. Ma
le cose vanno tenute distinte. Abbiamo avuto un fatto gravissimo e
dobbiamo uscirne più forti di prima. Al malaffare si risponde aumentando l'impegno a lavorare
per la città. Il discredito si combatte dimostrando qual è la stoffa dei
piacentini. D'ora in poi dai miei
assessori voglio gli straordinari».
Cosa l'ha confortata di più in queste giornate e cosa più l'ha ferita?
«Alcune telefonate di esponenti
della minoranza dimostrano che
la politica ha ancora un tratto
umano. C'è chi ha capito che bisogna distinguere battaglia politica e valore delle istituzioni. Mi
ha ferito chi ha proposto di sciogliere il Consiglio comunale:
un'idea scellerata. E poi certi
tweet: "Siete tutti 'ndranghetisti".
Gli dimostreremo che è un falso
clamoroso».
Libertà
