Rassegna Stampa

'Un vero tradimento da un irresponsabile - Ora sforzo speciale'

Data: 27/06/2019

L'INTERVISTA PATRIZIA BARBIERI /SINDACA DI PIACENZA

MI BASTA LA FOTO DI CARUSO CON I BOSS... NEANCHE UN CAFFÈ SI PRENDE CON LORO

La prima risposta è un pianto a singhiozzo. Le parole si strozzano in gola alla sindaca Patrizia Barbieri, quando nel silenzio di Palazzo Mercanti - ieri pomeriggio - cerca di rispondere alla domanda su cosa ha provato alla notizia dell'arresto di Giuseppe Caruso per mafia. Sono le lacrime di chi sente offesa Piacenza da un nemico mai immaginato.

Signora sindaca, per la città è un momento amarissimo. Cosa ha provato quando martedì all'alba l'hanno avvertita? 
«Ho provato rabbia, delusione, ancora rabbia, e poi un senso profondo di tradimento».   

Con Caruso quali rapporti aveva? Una frequentazione formale o c'era cordialità politica? 
«C'erano i rapporti legati al suo ruolo di presidente del Consiglio comunale. Nè più nè meno. Ma quel che conta è la ferita al principio morale di onestà e legalità. E' quello che ho sentito violato e che per me è inaccettabile».  

E' stato detto: città disonorata. Come si reagisce? 
«Mi rendo conto del colpo d'immagine e ne soffro profondamente. Sì, in queste giornate ho avuto momenti di commozione come ora. Però c'è qualcosa che mi conforta. Ho apprezzato che il pm titolare dell'inchiesta abbia subito detto che i fatti all'origine dell'arresto sono del 2015-2016 e che non si è realizzato da parte di Caruso alcun tipo di condizionamento della politica, tantomeno di questa mia amministrazione».  

Ma Caruso, accusato di affiliazione alla 'ndrangheta e di aver venduto ai mafiosi il suo ruolo di funzionario delle Dogane, qui in questo palazzo presiede il Consiglio comunale. 
«E in quanto tale ha un ruolo marginale, le assicuro. Non è mai entrato nella gestione della macchina amministrativa. Si è occupato dell'agenda dei lavori, non ha influenzato decisioni». 

L'opposizione, il Pd in particolare, chiede una specie di raggi X per verificare che davvero non ci siano "impronte di mafia" su nessun atto della sua amministrazione. 
«Ma lo dice la magistratura, non io, che queste impronte non ci sono». 

E dunque, si va avanti senza verifiche? 
«Non sottovaluto nulla. Sapere che qui la mafia non è entrata non attenua l'amarezza infinita per qualcosa che la città non meritava. E' un danno enorme e il Comune si costituirà parte civile nel processo, questo è certo. Non si può trascinare la città in questo marketing territoriale al contrario».

Che cosa l'ha impressionata di più nel dossier degli inquirenti su Caruso? 
«Mi basta quella foto della cena con i capi del clan dei Grande Aracri. Con gente così non si va a prendere nemmeno un caffè. Nulla da spartire con chi è lontano dalla legalità. Non si può neppure dire che Caruso non sapesse chi erano. Aveva consapevolezza della compagnia che sceglieva».   

Signora sindaca, chi si assume la responsabilità di non aver "avvistato" in tempo una presenza così equivoca? O era impossibile accorgersene? 
«E come potevamo accorgerci di qualcosa? Si può guardare il certificato dei carichi pendenti. Ma se è pulito? Per di più, quegli incontri con i capi clan, quelle cene, avvenivano fuori dal nostro territorio. La verità è che siamo tutti vittime di un irresponsabile, a dir poco. Non avrebbe nemmeno dovuto candidarsi».  

Invece si è candidato eccome, ha portato il suo pacchetto di voti alla vittoria del centrodestra e, si dice, avrebbe perfino sfiorato l'ingresso in giunta. 
«A me nessuno mai lo ha proposto nella rosa dei possibili assessori. Non mi sono dunque nemmeno posta il problema di dire sì o no al suo nome».

Altro "si dice". Ci furono riunioni in cui la candidatura di Caruso a presidente del Consiglio comunale, voluta da Foti, accese lo scontro nel centrodestra. Lei sarebbe stata nel fronte del no. 
«E' una partita che ha riguardato i partiti della coalizione e i capigruppo in particolare. Non sono stata coinvolta».   

Molti cittadini sono indignati. Anche elettori del centrodestra si dicono "nauseati". 
«Li comprendo, ma bisogna reagire. Come? Accentuando il richiamo e la pratica del rigore morale. Rivendicando che l'istituzione Comune è sana».  

Lei ha detto martedì che respinge le "basse strumentalizzazioni". Cosa intende? 
«Per me è strumentale dire che l'istituzione è macchiata. Non l'accetto. Queste sono insinuazioni di basso livello, che ignorano ciò che dice la procura».  

Qual è la strada del riscatto, dopo i giorni dell'umiliazione? 
«La strada è riaffermare, e praticare con maggior forza, la lotta alla criminalità. Su questo dobbiamo cercare la coesione al di là degli schieramenti partitici. Rivendichiamo insieme che Piacenza è una città pulita, non di mafia. Mai come in questo momento l'istituzione Comune deve dimostrare compattezza. Spero che ci riusciremo».

Ha ricevuto segnali in questo senso? 
«Alcuni consiglieri di opposizione mi hanno espresso lealtà sul piano istituzionale. Li ringrazio della sensibilità». 

Il Pd insiste: accertiamo insieme che il Comune è libero da influenze criminose
«Lo deciderà il Consiglio come procedere. A me pare un atteggiamento molto infantile. Penso sarebbe meglio chiamare a raccolta la città nel segno di un autentico interesse generale, non cercare elementi di divisione».  

Caruso non si è ancora dimesso. Questa "melina" dopo accuse così devastanti non fa bene all'istituzione. 
«Per me Caruso si deve dimettere. Se non lo farà in tempi brevi, batteremo la strada della sospensione»

La politica può soltanto aspettare le evidenze giudiziarie, o deve sforzarsi di aprire gli occhi sugli "infiltrati"? 
«L'unica vera difesa è rimettere a fuoco le ragioni di fondo dell'impegno in politica: intenderlo come un servizio, non come un mezzo per raggiungere altri bobiettivi. Sapere che comporta sacrifici più che onori. Chi lo intende al contrario, si allontani e chiesa scusa».  

La sua giunta ha compiuto due anni con un bilancio non brillante. Se fosse più in forze, reggerebbe meglio il colpo? 
«Non condivido il giudizio negativo sui nostri primi due anni. Ma le cose vanno tenute distinte. Abbiamo avuto un fatto gravissimo e dobbiamo uscirne più forti di prima. Al malaffare si risponde aumentando l'impegno a lavorare per la città. Il discredito si combatte dimostrando qual è la stoffa dei piacentini. D'ora in poi dai miei assessori voglio gli straordinari».  

Cosa l'ha confortata di più in queste giornate e cosa più l'ha ferita? 
«Alcune telefonate di esponenti della minoranza dimostrano che la politica ha ancora un tratto umano. C'è chi ha capito che bisogna distinguere battaglia politica e valore delle istituzioni. Mi ha ferito chi ha proposto di sciogliere il Consiglio comunale: un'idea scellerata. E poi certi tweet: "Siete tutti 'ndranghetisti". Gli dimostreremo che è un falso clamoroso». 

Libertà

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl