Agli attacchi di Rabuffi («Dimettiti») e Cugini («Tutti a casa») Barbieri ribatte puntando il dito sulla variante per il progetto del palazzo
«Quale sarebbe l'area di La Verza? Non c'è mezza pratica su La Verza. E' passato qualcosa qui in consiglio comunale o in giunta? Vi siete peritati di andare a vedere? E sulla convenzione di via Genova, tutto nasce da una delibera consiliare del 31 marzo del 2017 in cui si parla di deroga all'obbligo di delocalizzazione dell'incentivo premiale per altezza e volumetria: questo non significa nulla, io non voglio creare niente, dico che le cose vanno verificate e guardate nell'interezza, come farà la magistratura». Difesa e contrattacco lo schema della sindaca Patrizia Barbieri di fronte al fuoco di fila dell'opposizione sull'inchiesta della Procura sulla (presunta) corruzione tra imprenditori e politici e in particolare sulle due vicende in cui il Comune di Piacenza è chiamato in causa. La formalizzazione, ieri in Consiglio, delle dimissioni rassegnate dall'assessora all'Urbanistica, Erika Opizzi, indagata per la vicenda di via Genova, hanno prevedibilmente infiam- mato la seduta. L'opposizione, con toni diversificati - i più ruvidi li hanno usati Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune), chiedendo le dimissioni della sindaca, e Stefano Cugini (gruppo misto) esortando a dimissioni collettive di Amministrazione e Consiglio -, ha cavalcato l'inchiesta citando, come ha fatto Rabuffi, il «presunto coinvolgimento» dell'onorevole di FdI, Tommaso Foti, «che del nostro sindaco è stato costante e prezioso consulente politico », e di Opizzi, anche lei di FdI, «che ha avuto deleghe cruciali come l'Urbanistica ». Barbieri ha ribattuto in difesa per quanto riguarda La Verza. Se i magistrati, sulla base delle intercettazioni dell'imprenditore edile Nunzio Susino (arrestato), ipotizzano che quest'ultimo abbia interessato Foti ad adoperarsi, intervenendo sull'Urbanistica, per rendere edificabili terreni nella frazione, la sindaca ha respinto l'accusa assicurando che «l'amministrazione non c'entra nulla» e soprattutto esortando gli oppositori ad «andare a vedere la storia degli atti». E su La Verza «non c'è mezza pratica» che avvalori lo scenario descritto nell'inchiesta. Al contrattacco invece Barbieri per via Genova al civico 3, dove dal 2019 c'è il palazzo sorto sulle ceneri di un distributore Agip. Se nel mirino dei pm è finita la convenzione per la gestione dell'annesso parcheggio pubblico da 30 posti varata con delibera di giunta di fine 2019 - Susino, secondo i magistrati, avrebbe dato denaro a Foti per esercitare la sua influenza su Opizzi al fine di ottenere dal Comune condizioni economi- che favorevoli -, la sindaca ha rimarcato che è del marzo 2017, ultimi mesi della giunta Dosi, il via libera del consiglio comunale alla variante per il progetto edilizio del palazzo. Sottolineatura che già aveva fatto Opizzi nel comunicato post dimissioni. Ma è quel riferimento di Barbieri alle deroghe urbanistiche che - pur se mitigato dalla frase: «questo non significa nulla» -, suona come dito accusatorio puntato sui predecessori. I promotori dell'iniziativa immobiliare, la società di cui Susino era socio e con azionista di riferimento l'ingegner Lino Girometta, aveva chiesto sia il superamento di cinque metri del limite di altezza del palazzo che sarebbe stato di 20 metri sia la premialità del 20% in più di superficie utile edificabile in presenza di interventi di rigenerazione urbana: premialità che avrebbe dovuto essere consentita solo delocalizzando, cioè in aree che la proprietà ha altrove, ma che si era ammesso di applicare nello stesso lotto di via Genova portando da 884 a 1.053 la superficie edificabile. Deroghe che dall'allora assessore all'Urbanistica, Silvio Bisotti, furono giustificate con la riqualificazione urbana del sito, con gli standard di qualità della costruzione (rango energetico di casse "A3", con 100 metri quadrati di pannelli fotovoltaici) e con i 30 posti auto a uso pubblico (tariffa pari ai parcometri comunali). Una somma di aspetti a garanzia dell'interesse pubblico, valutazione che portò l'aula ad approvare la pratica con voto bipartisan (in commissione a favore l'allora maggioranza di centrosinistra più la Lega, nessun contrario). Dalla sindaca parole di vicinanza alla Opizzi («L'ho vista davvero provata ») che nel merito della convenzione sul parcheggio «ha fatto quello che riteneva in quel momento di fare». E all'opposizione ha rinfacciato il giustizialismo «solo due settimane dopo essersi stracciata le vesti » sulla mozione di Antonio Levoni (Lp) per la dedica di un'area vede a Enzo Tortora, simbolo delle vittime di errori giudiziari. La premessa che la presunzione di innocenza vale per tutti è stata comune a tutti gli interventi. Poi però Cugini ha esortato a «chiudere questa esperienza consiliare come invito a un'assunzione collettiva di responsabilità visto l'ennesimo choc che i cittadini, dopo il caso Caruso (l'ex presidente del Consiglio arrestato per mafia, ndr), devono sopportare ». «La sindaca non basta che si dica colpita da un pugno nello stomaco, si dimetta e si ricandidi», ha fatto eco Rabuffi chiedendo un «gesto di generosità verso i piacentini che così potranno scegliere la nova classe politica». Hanno reagito Levoni («Perché dovrebbe dimettersi se non è stato provato alcunché?») e Massimo Trespidi (Liberi) che ha parlato di «sciacallaggio e mistificazione della realtà ». Filippo Bertolini (FdI) ha ammonito dal «diffamare persone che sono convinto dimostreranno la loro totale estraneità». Secondo Michele Giardino (gruppo misto) serve comunque «una riflessione se un imprenditore può dire di un parlamentare che è affamato di soldi o che un assessore è il burattino di qualcun altro». «Con i carabinieri negli uffici del Comune dobbiamo andare avanti come se niente fosse? », ha dato man forte Sergio Dagnino (M5s). Dalla richiesta di dimissioni avanzata da Rabuffi e Cugini si è dissociato Christian Fiazza (Pd) richiamando a una «responsabilità politica » anzitutto la sindaca «dal suo osservatorio particolare: è tempo che dimostri una grande empatia sulla città e anche vigilanza e attenzione sui fatti che nel 2019 (arresto di Caruso, ndr) e anche oggi ci hanno turbato».
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