Rassegna Stampa

Castelli non e' piu' sindaco di Cerignale, dimissioni dopo due settimane in cella

Data: 23/02/2022

Una scelta che potrebbe favorirne la scarcerazione, come è avvenuto per il collega Guarnieri di Corte Brugnatella

Chi l'ha incontrato in carcere lo descrive come una persona provata. Massimo Castelli, sindaco di Cerignale, da sempre paladino della montagna, indicato nei giorni precedenti all'arresto come candidato in pectore del centrosinistra per correre alle elezioni comunali di Piacenza, da quasi due settimane è in una cella delle Novate. Nella sua testa scorrono incessantemente le accuse pesantissime che ipotizza la Procura: dall'associazione a delinquere, alla concussione, agli appalti truccati per favorire l'imprenditore Nunzio Susino, ritenuto il fulcro del sistema corruttivo esteso tra Valtrebbia, Valnure e Piacenza; senza contare quelle di truffa per finanziamenti in favore di familiari. Una prova difficile per un uomo da anni considerato il simbolo degli amministratori pubblici impegnati a far crescere le piccole realtà locali, come quella che da anni Castelli guida sugli Appennini piacentini. Ieri in Comune è arrivata la lettera con cui Castelli rassegna le dimissioni dalla carica di primo cittadino. Una scelta, quella di dimettersi, che potrebbe favorire la scarcerazione, così come è stato per il collega di Corte Brugnatella Mauro Guarnieri, al quale già da alcuni giorni sono stati concessi i domiciliari. Nell'interrogatorio di garanzia, che si è tenuto la scorsa settimana davanti al gip Sonia Caravelli, Castelli ha dichiarato di aver agito nell'interesse della comunità di Cerignale e non per fini personali. Poche parole nella forma delle "spontanee dichiarazioni", ma avvalendosi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice. Il suo nuovo difensore, l'avvocato Ettore Grenci del foro di Bologna, ha nel frattempo impugnato l'ordinanza di custodia cautelare di fronte al tribunale del Riesame, l'organo chiamato a valutare le misure coercitive. Da venerdì scorso è invece ai domiciliari l'imprenditore Maurizio Ridella, ex amministratore unico della Edilgiemme, che si è dimesso da tutte le cariche societarie. Lo ha deciso il gip, che ha accolto la richiesta dei difensori. «Attendiamo gli sviluppi delle indagini e confidiamo nella serietà degli organi inquirenti - commenta l'avvocato Francesco Centonze, difensore insieme al collega Giovanni Miozzari -. Stiamo studiando tutti i profili di un'inchiesta complessa che richiedono un impegno costante e scrupoloso da parte della difesa». Ricorso al Riesame è stato presentato anche da Filippo Gilardini, attualmente ai domiciliari, titolare di una ditta di escavazioni coinvolta nell'inchiesta coordinata dai pubblici ministeri Matteo Centini ed Emilio Pisante e condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Piacenza. Un'inchiesta tuttora in corso che sembra abbia trovato riscontri significativi dai documenti sequestrati dopo gli arresti e dalle testimonianze raccolte in questi giorni. Rimane invece in carcere Susino, rappresentante legale della cooperativa edile e forestale Altavaltrebbia. Così come risulta non essere stata modificata la misura degli arresti domiciliari al sindaco di Bobbio Roberto Pasquali, accusato di tentata concussione. Sono difesi entrambi dall'avvocato Paolo Fiori. Invariate per il momento anche le misure cautelari ai domiciliari per i tecnici implicati nell'indagine: Carlo Bruno Labati, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Ferriere, Stefano Pozzoli, direttore del Servizio Edilizia della Provincia di Piacenza, Claudio Tirelli, ex responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Bobbio, Roberto Raffo e Gianluigi Matteo Guerci, collaboratori dell'Unione montana Alte Valli Trebbia e Luretta. Un capitolo a parte è quello che riguarda l'onorevole di Fratelli d'Italia Tommaso Foti, indagato per corruzione in concorso con Nunzio Susino, con altri imprenditori e con l'ex assessora all'urbanistica del Comune di Piacenza Erika Opizzi, dimessasi dall'incarico. Secondo l'accusa, Foti avrebbe ricevuto una mazzetta da 3mila euro al fine di ottenere dall'assessora Opizzi vantaggiose condizioni contrattuali per la convenzione dell'autosilo con posti auto all'interno di un palazzo costruito in via Genova. Se ne parla nella sezione dell'ordinanza firmata dal gip Luca Milani intitolata "Le mani sulla città". Un titolo evocativo, scrive il giudice, che «intende riferirsi alla possibilità che, attraverso l'instaurazione di contatti con un personaggio di così elevata caratura politica, Susino abbia cercato di puntare all'assegnazione in forma fraudolenta di gare d'appalto di rilevanza sempre maggiore, all'interno del territorio del Comune di Piacenza e non solo». A carico del parlamentare c'è anche l'ipotesi di essersi interessato alle richieste di Susino per l'edificabilità di alcuni terreni a La Verza. L'imprenditore, scrive il gip Milani, in una intercettazione «confida di avere preso appuntamento con Foti al quale avrebbe promesso un finanziamento per la campagna elettorale». Nella conversazione con un socio Susino parla di 100mila euro. Durante la stessa conversazione l'imprenditore, prosegue l'ordinanza, «ripete più volte come abbia sancito con Foti un preciso accordo corruttivo, nel cui ambito avrebbe ricevuto la richiesta del parlamentare di una dazione di 15mila euro a fronte del buon esito della pratica» relativa ai terreni. Nell'ordinanza si fa in più passaggi riferimento alla richiesta di autorizzazione alla Camera che i pm dovranno fare per utilizzare i dialoghi ai quali prende parte Foti, che ha nominato l'avvocata Graziella Mingardi. Autorizzazione a procedere che non risulta per il momento essere stata presentata .

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