Istituito l'organismo formato dalle consigliere donne per la lotta alle discriminazioni. M5s e cinque della maggioranza votano no
Continua a esistere la commissione
delle elette. Anche con il centrodestra
al governo. Nonostante il
centrodestra, verrebbe da dire forzando
un po' la mano all'animata
discussione di ieri in consiglio comunale.
I voti a favore dell'istituzione
della commissione speciale
formata dalle sole consigliere di
sesso femminile sono stati la larga
maggioranza. I sette contrari arrivano dal M5s e dal centrodestra dove,
non a caso, la linea prevalente è
stata la libertà di voto.
A introdurre il dibattito, caldeggiando
la permanenza di un organismo
chiamato a promuovere iniziative
per le pari opportunità e contro le
discriminazioni del sesso "debole",
è stata Gloria Zanardi (Liberi). Le
altre quattro esponenti in rosa
dell'aula hanno tutte aderito: «E'
un onore farne parte», ha detto Lorella
Cappucciati (della Lega come
anche Chiara Reboli), «Essere donne
al giorno d'oggi non è facile», ha
fatto eco Giulia Piroli (Pd) proponendo che il gettone di presenza
per le sedute della commissione sia
«devoluto alle associazioni che si
occupano di questi temi». E Giorgia
Buscarini (Pd) ha sottolineato
come «cinque donne su 32 seggi
consiliari non sia una rappresentanza
granché numerosa».
«Non riesco proprio a votare a favore,
non c'è un minimo di razionalità»,
ha sparato Levoni sulla
commissione portando l'elezione
di un sindaco donna e la nomina
poi di una vice donna come espressione
già più che sufficiente a garanzia
della massima tutela del entile sesso. «Non credo che le
donne abbiano bisogna di una
commissione per essere tutelate»,
gli ha dato man forte Filippo Bertolini
(Fdi) che pure ha votato no
come il compagno di partito Nicola
Domeneghetti.
Sì invece di Tommaso Foti (Fdi) che
ha però esortato le elette a portare
annualmente all'esame dell'aula la
relazione dell'attività, così «rendersi
conto se la commissione è utile
o se ha esaurito la sua funzione».
Se, secondo Foti, «non votarla sarebbe
fornire l'alibi a chi ci vuole attaccare
(è arrivato il centrodestra,
hanno tolo l'organismo delle elette)»,
Stefano Cavalli (Lega) ha ammonito
dal rischio che «serva solo
per dare visibilità a qualcuno». La
libertà di voto lasciata dal Carroccio
si è tradotta in sei favorevoli e
due contrari (Manuel Di Corcia e
Davide Garilli).
«E' discriminante», ha motivato
Andrea Pugni il no del M5s, mentre
Forza Italia, con Michele Giardino
e Francesco Rabboni, ha dichiarato
un sì convinto. Idem Piacenza
in Comune, e Christian Fiazza
(Pd), nel ricordare che il nuovo
regolamento del consiglio comunale
ha trasformato da obbligatoria
a facoltativa l'istituzione della
commissione delle elette, ha sottolineato
come il senso non sia «ritagliare
un recinto, ma sensibilizzare
la parte maschile della società
piacentina» sulle istanze in rosa.
E durante la seduta di ieri proprio
una mozione sottoscritta dalle cinque
consigliere (Zanardi prima firmataria)
è stata approvata all'unanimità.
Impegna la giunta a «rafforzare
le iniziative per prevenire e
contrastare la violenza contro le
donne», e a «promuovere la cultura
delle pari opportunità». A Giulia
Piroli (Pd), che ha citato Pulcheria
tra gli eventi efficacemente organizzati
sin qui sul tema, ha ribattuto
il centrodestra rilanciando la polemica
contro la rassegna annuale
sui talenti delle donne: «Abbiamo
già detto chiaramente che Pulcheria
non si fa in alcun modo», ha tuonato
Cavalli spalleggiato da Foti.
Libertà
