«Intralcio? Con tutte le auto che passano in piazza! E' un tentativo di mettermi a tacere»
Il carro attrezzi ha rimosso l'installazione artistica di Alberto Esse
su Foti e Caruso, vale a dire il suo Bicipoint con la locandina che mostra
i due amici di partito mentre brindano. E quando l'artista se l'è andato a riprendere al deposito Apcoa,
pagando 25 euro la rimozione e 60
euro la multa per sosta vietata, ha
trovato distrutto il cartello che è l'essenza del suo messaggio veicolato
in vari punti della città. «Vogliono
mettermi a tacere» va dritto Esse.
Vien da pensare a Banksy, il re della street art che è stato mandato via
dai vigili urbani a Venezia con i suoi
quadri critici sulle grandi navi piazzati senza permesso in piazza San
Marco, ma diversamente da quello Esse non è protetto da alcun anonimato e dal 2016 ha caricato sul
suo velocipede un centinaio di locandine intrise di spirito critico sui
più svariati argomenti: dal referendum costituzionale di Renzi alla
campagna anti-trivelle, dall'aria pulita, per restare a casa nostra, al no
all'inceneritore o alla centralizzazione delle mense.
L'ultima era la più graffiante sull'argomento che tiene banco da qualche giorno e agita la politica: il brindisi fra Giuseppe Caruso, ex presidente del consiglio comunale indagato per associazione di stampo
mafioso e l'onorevole Tommaso Foti nel giorno della vittoria alle elezioni comunali, con tanto di scritta
di cornice: "dall'Msi a Fratelli d'Italia".
Una faccenda che getta benzina su
un argomento già bruciante. Ufficialmente il Bicipoint agganciato in
Largo Battisti davanti ad Unicredit
la sera del Venerdì piacentino, ha
disturbato il passaggio pedonale
tanto da richiedere l'intervento di
un agente della polizia municipale
su segnalazione di un cittadino. E'
stato così sanzionato «l'intralcio»
alla circolazione dei pedoni. Esse
però dubita («avevano tutta la strada libera») e ieri pomeriggio ha riportato l'ammaccato Bicipoint là
dove l'aveva piazzato, con la stessa
locandina.
Per la verità, il Bicipoint era già incorso in un infortunio, quando un
paio di anni fa ha aperto Casa Pound a Piacenza: «Mi avevano distrutto la parte lignea (che regge le
varie locandine)». Esse lamenta stavolta un danno plurimo, i costi del
verbale, il lucchetto tagliato, il valore intrinseco di un'opera d'arte (definita artefatto) il cui prezzo l'artista
valuta in migliaia di euro. Pensionato e non certo ricco, Esse si dichiara assai stanco di dover difendersi legalmente e far causa per
danni, come succederà in questo
caso. E soprattutto gli è chiara la
"matrice" politica, lamenta, peraltro viene ripagato con attestati di sostegno sui social. A rafforzare i dubbi anche il fatto che nel verbale viene descritta puntualmente la locandina, ma che c'entra - si chiede Esse - con l'intralcio? E poi: «In una
città sconvolta dalle rilevazioni del
Caso Caruso, in una città invasa dalle auto in divieto di sosta spesso senza nessun intervento nonostante le
segnalazioni delle autorità competenti è chiaro che ci troviamo di
fronte ad un tentativo di mettere a
tacere un'iniziativa sociale ed artistica evidentemente fastidiosa per
qualcuno. Chi?».
Libertà
