L'artista sull'episodio del 28 giugno quando il suo bicipoint fu rimosso dai vigili. Bellotti, gestore dei "Venerdì": «Ho staccato io il manifesto»
Banale infrazione del codice
della strada o vera e propria censura politica? Il caso della rimozione del "bici point" del noto artista Alberto Esse si colora di giallo. L'episodio risale al 28 giugno
scorso quando, durante il primo
dei Venerdì Piacentini, in largo
Battisti, l'artista aggancia al portapacchi un manifesto con la dicitura "Dall'Msi Fratelli d'Italia"
e poco sotto una foto dell'onorevole Tommaso Foti a fianco del
collega di partito Giuseppe Caruso, l'ex presidente del consiglio
comunale attualmente in carcere con l'accusa di concorso in associazione mafiosa.
Un manifesto volutamente provocatorio che, attorno alle 20.35,
viene rimosso. Così come il velocipede.
E qui viene il punto. Perché – secondo quanto si legge sul verbale – gli agenti della polizia locale
accorrono sul posto su chiamata dell'assessore alle politiche
giovanili Luca Zandonella che
segnala la presenza di un velocipede con esposte diciture politiche; ma poi rimuovono la bici
per sosta vietata su passaggio pedonale. Mentre, poco oltre, si legge che – chiamato sul posto dagli agenti – proprio il responsabile dell'organizzazione dei Venerdì Piacentini, Nicola Bellotti, avrebbe causato, urtandolo,
l'accidentale rottura del manifesto.
E Alberto Esse in questa storia
vuole vedere chiaro, denunciando: «Si trattava di una segnalazione con una motivazione pienamente politica» - spiega in una
nota inviata alla redazione, precisando che «al momento
dell'accertamento era presente
sul posto l'assessore comunale
Paolo Passoni che richiedeva la
rimozione del materiale politico
esposto facente implicito riferimento alle note vicende giudiziarie del sig. Giuseppe Caruso».
Pertanto, conclude Esse, «due assessori hanno richiesto per evidenti motivi di censura politica
la rimozione di materiale del tutto legittimo […]. Grazie alla rimozione del velocipede e al provvidenziale intervento di distruzione del responsabile dei Venerdì
Piacentini, di fatto e oggettivamente si realizzava l'occultamento dei manifesti "incriminati", la
cui esposizione era invece pienamente costituzionale».
Chiamato in causa, Nicola Bellotti, smorza i toni e, sperando in
un chiarimento con Esse per
quanto riguarda il danno arrecato, ammette: «Ho staccato io il manifesto – me ne assumo la responsabilità. In largo Battisti avevamo predisposto uno spazio dedicato a uno sponsor della kermesse per cui avevo chiesto l'occupazione di suolo pubblico ed
ero fortemente in imbarazzo con
il direttore dell'azienda sponsorizzata. La bici era legata a un catenaccio e ho fatto l'errore di rimuovere il manifesto. Potevo evitarlo, ma non si tratta certo di
censura politica; piuttosto di un
momento di affanno dal punto
di vista organizzativo».
Anche per motivi di sicurezza
pubblica, precisa: «I Venerdì piacentini richiedono un piano di
sicurezza particolarmente dettagliato. Avevo dichiarato che
all'interno della manifestazione
non ci sarebbero state iniziative
di stampo politico, proprio perché in caso contrario, sarei stato
costretto per legge a garantire ulteriori servizi di sicurezza, a cui
non eravamo preparati». A ribadire il concetto, anche l'assessore alle politiche giovanili Luca
Zandonella: «Respingo l'accusa
di censura. Esse ha più volte e in
più occasioni avuto modo di
esporre i suoi manifesti politici e
nessuno li ha mai rimossi. Solo
in questo caso specifico, durante i Venerdi Piacentini, non era
tollerabile la loro presenza».
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