Sulla mancata elezione del leader di Liberi alla presidenza della commissione Antimafia la polemica versione del deputato di Fdi
Veto su Massimo Trespidi alla
presidenza dell'Antimafia? «Falsa
indiscrezione», assicura Tommaso Foti in un lungo post pubblicato ieri su Facebook dove se la prende con i «cacciatori di scoop» che
«ricostruiscono falsamente notizie del tutto diverse, da loro perfettamente conosciute, per compiacere i propri "informatori"».
«Dicono sia il prezzo dovuto alle
"fonti"», continua l'onorevole di
Fdi commentando il retroscena
pubblicato su "Libertà" di sabato
a corredo del resoconto sulla seduta della commissione Antimafia che ha eletto a presidente Ivan
Chiappa (Fi). Il casus belli è l'affondamento della candidatura di un
esponente dell'opposizione - Trespidi (Liberi) per l'appunto -, della prospettiva, cioè, alla vigilia più
accreditata alla luce sia delle conflittualità interne che nei giorni precedenti avevano fatto cadere almeno quattro nomi della maggioranza sia delle mani tese alla minoranza arrivate infine dal centrodestra.
«Succede che "#GURO" - guru
dell'informazione locale, noto per
le puntuali smentite che seguono
i suoi articoli - mi attribuisca un insistente "veto" all'elezione di Trespidi», osserva Foti in riferimento
al giornalista di "Libertà" il cui nome per esteso è in testa a questo
pezzo. «Un'indiscrezione mendace, un colpo sotto la cintura, destinati però a fallire», si dice convinto l'onorevole prima di riportare la
sua «ricostruzione dei fatti».
«Lunedì 20 luglio sotto sera ricevevo una telefonata» da Andrea
Pugni (M5s) che «mi informava
che il gruppo del Pd - soprattutto a
suo dire per volontà di Giulia Piroli e Giorgia Buscarini - aveva rifiutato la proposta della maggioranza di eleggere quale presidente
dell'Antimafia il proprio consigliere Christian Fiazza. Aggiungeva il
Pugni che, dopo un teso confronto, indisponibile per ragioni di lavoro a ricoprire quella carica il consigliere Roberto Colla, i gruppi di
opposizione avevano raggiunto un
accordo» su Trespidi.
Pugni, prosegue Foti, «si rivolgeva
a me perché accertassi, pur avendone lui già parlato» con Filippo
Bertolini (portavoce di Fdi), «se vi
fosse un qualche pregiudizio da
parte dei consiglieri di Fratelli d'Italia nei confronti di Trespidi. Evidenziato al Pugni che la domanda
andava posta non a me ma ai consiglieri, ipotizzavo che eventuali
dissensi potevano risalire alle scelte politiche effettuate dal Trespidi
in questi anni. Tuttavia, al termine
della lunga telefonata, nella quale
ribadivo di non avere alcun ruolo
nella questione - tanto più, decisionale - mi impegnavo a riproporre la richiesta del Pugni al Bertolini».
La mattina dopo, martedì 21, Foti
fa sapere di essere stato insistentemente cercato al telefono da Trespidi. Riescono a parlarsi: Trespidi «mi chiedeva di intervenire al fine di consentire la sua elezione»
quel pomeriggio stesso in cui era
convocata la prima seduta della
commissione. Nel «precisare di
non avere alcun ruolo decisionale», l'onorevole rispondeva che,
«solo in ragione dei consolidati
rapporti personali con lui, avrei informato della richiesta» Bertolini.
Il quale, «successivamente, mi riferiva delle richieste formulate da
alcuni gruppi della maggioranza».
E cioè: in commissione «il rappresentante di un gruppo di maggioranza avrebbe proposto» Fiazza
quale presidente; «in caso di rifiuto "per ragioni personali"» da parte dell'esponente pd, «anziché procedere alla elezione di Sergio Pecorara o altro di maggioranza, la
maggioranza avrebbe approvato
la richiesta presentata dall'opposizione di rinviare la seduta a venerdì 24 luglio, così da potere definire la convergenza al riguardo con la stessa». Richieste «illustrate
in un successivo colloquio telefonico» a Trespidi «che le accettava».
Una telefonata, «infine», anche con
Pugni, che «ribadiva l'accettazione delle richieste sopra illustrate,
assicurandomi che il rinvio della
votazione del presidente sarebbe
stato da lui richiesto».
Si riunisce l'Antimafia, il leghista
Carlo Segalini propone la presidenza a Fiazza che rifiuta perché,
spiega in commissione, «se la carica viene offerta alla minoranza,
è la minoranza che decide il nome,
non se lo fa indicare dalla maggioranza». «Ad ogni modo, l'opposizione un suo candidato autorevole l'ha scelto e condiviso e non sono io», aggiunge il dem prima che
la seduta venga rinviata a venerdì
24 (a chiedere la sospensiva è Sara Soresi di Fdi).
«Nella serata del 22 luglio», continua Foti nel suo post su Facebook,
Bertolini «mi informava del mancato rispetto degli impegni da parte dell'opposizione e delle conseguenti reazioni negative nella maggioranza, a partire - ma non solo -
dal gruppo di Fratelli d'Italia. A
quel punto, dichiarandomi dispiaciuto per l'accaduto, dicevo al Bertolini che non intendevo dedicare
altro tempo alla questione, in cui -
mio malgrado - Pugni e Trespidi
mi avevano coinvolto». E conclude: «Quale "veto" avrebbe posto
Tommaso Foti non è dato di sapere, mentre ben si sa che quando si
perde per propria colpa la cosa più
facile è scaricare le responsabilità
su altri. Del resto, la distinzione tra
Uomini e quaquaraquà, rende
sempre attuale Sciascia. Tanto affermo sul mio onore, con riserva,
se del caso, di esibire prove documentali e non».
«Del no di Fratelli d'Italia sapevano tutti
c'è chi beve che l'onorevole non c'entri?»
«Del veto di Fratelli d'Italia sapevano tutti, così come da dove
partisse. O forse ci si vuole far credere che a Piacenza quelli di Fdi
possano mettere veti senza che
Tommaso Foti voglia?».
Andrea Pugni reagisce con forza
per rispedire al mittente la versione che l'onorevole di Fdi ha fornito sulla vicenda dell'elezione alla
presidenza della commissione Antimafia. Pugni, capogruppo del
Movimento 5 stelle, è stato tra quelli che più si è adoperato per portare quella carica alla minoranza nella persona di Massimo Trespidi (Liberi). E se l'operazione è fallita,
decisivo è stato il niet di Fdi (via Foti), si dice convinto: «Ci abbiamo
lavorato tanto per portare Fdi a votare Trespidi, ma non era possibile. E uno della maggioranza che lo
sa bene è il presidente del consiglio», il leghista Davide Garilli.
NO COMMENT DI TRESPIDI
Se Trespidi ieri ha preferito il no
comment, Pugni ricostruisce i fatti partendo dalla riunione di minoranza del 20 luglio sera, «da me
convocata perché c'era la possibilità di avere la presidenza». «Avendo però prima sondato Bertolini
(di Fdi, ndr) e altri di maggioranza, sapevo del veto su Trespidi, anche se nessuno lo attribuiva esplictamente a Foti. Alla riunione ho
avvertito gli altri che c'era un veto,
ciò nonostante siamo stati tutti
d'accordo a indicare Trespidi».
«A quel punto ho chiamato direttamente la fonte, che era Foti, e mi
ha detto che si potrebbe anche fare, però il risultato dovremmo portarlo a casa in un certo modo, cioè
la maggioranza indica Fiazza (del
Pd, ndr) che si ritira e poi "chiedete voi la sospensiva". Così facendo sarebbe arrivato il via libera a un
candidato espresso dall'opposizione, e anche il sindaco era d'accordo su Trespidi».
Il 21 si tiene la commissione dove
Fiazza non accetta la candidatura
propostagli dal centrodestra e la
seduta viene rinviata al 24. A quel
punto però «Foti ha cominciato a
dire che non abbiamo rispettato
gli accordi, a non farsi trovare», annota Pugni. «E' vero che Fiazza
non ha motivato la rinuncia per ragioni personali ma di metodo, ed
è vero che il rinvio l'ha chiesto la
Soresi (di Fdi, ndr) e non la minoranza. Ma sono aspetti secondari,
prenderli a pretesto per sostenere
la violazione degli accordi significa accampare scuse per non ammettere che quell'operazione non
doveva passare», si sfoga il 5stelle.
Alla vigilia della seconda seduta è
fino all'ultimo in piedi l'elezione di
Trespidi: «Avevamo l'accordo in
mano, era fatta con il sostegno della Lega. Ma qualcuno ha fatto fuoco e fiamme e dal cilindro hanno
tirato fuori la carta Ivan Chiappa
(di Fi, ndr) su cui la maggioranza
si è ricompattata»
«Tommaso non la conta giusta»
altre repliche da Colla e Piroli
Il consigliere: «Non ci credo che
Foti e Fdi non fossero in linea».
La dem: «Tensioni con Trespidi»
«Ma quale "confronto teso", quella riunione non lo è stata per nulla».
Parte da qui Roberto Colla (Piacenza Oltre) per contestare la versione
di Tommaso Foti (Fdi) sulla partita
dell'Antimafia, da quelle parole,
messe in bocca ad Andrea Pugni
(M5s), che descrivono «teso» il confronto del 20 luglio tra i gruppi di minoranza per l'indicazione di un candidato condiviso alla presidenza
della nuova commissione.
«Dopo una certa sopresa, questo sì,
nel venire a sapere che il Pd non era
disponibile ad accettare la proposta
che la maggioranza aveva fatto a
Fiazza e che il giorno successivo, alla prima seduta dell'Antimafia, sarebbe stata formalizzata, abbiamo convenuto che Trespidi avesse le
carte in regola, e tutti, senza tensioni, hanno sottoscritto», riferisce Colla che fino a venerdì pomeriggio, alla vigilia della seconda seduta, era
«convintissimo» che presidente sarebbe diventato l'esponente di Liberi: «Ho letto su "Libertà" l'articolo in
cui il capogruppo della Lega, Carlo
Segalini, dava l'okay a Trespidi, e se
il partito di maggioranza dentro la
maggioranza si esprimeva così... ».
Invece è finita diversamente: «Facciamo due conti», esorta Colla, «nel
centrodestra chi ha peso politico dopo la Lega? E' Fdi. Quindi, se Trespidi con i voti della Lega sarebbe stato eletto, l'unica forza nella maggioranza in grado di dire no non poteva che essere Fdi. E se c'era una contrarietà su Trespidi non ci credo che
il vertice del partito, che è indiscutibilmente Foti, non abbia quantomeno condiviso quella linea».
Tornando alla riunione della minoranza e all'ipotesi Fiazza che, afferma Foti sempre richiamando la telefonata con Pugni, sarebbe stata «rifiutata» dal Pd «soprattutto per volontà di Giorgia Buscarini e Giulia
Piroli», è quest'ultima a ribattere che
le cose stanno diversamente: «C'era
stato un impegno preciso del Pd, già
manifestato in consiglio comunale,
a non ricoprire nessuna presidenza
dell'Antimafia, oltretutto la maggioranza pretendeva di scegliere lei il
nome per noi».
Quanto al veto su Trespidi che Foti
smentisce, Piroli lo accredita: «Non
mi stupisce, so che i due non sono
mai andati molto d'accordo»
Libertà
