Rassegna Stampa

Foti ora vuol ricucire con Sforza 'Che errore quella spaccatura'

Data: 14/06/2022

IL CENTRODESTRA

IL LEADER FDI: MAI COSÌ BENE A PIACENZA, MA RICORDIAMOCI CHE L'OBIETTIVO È VINCERE

«Soddisfatto? 
La questione non è mai stata essere soddisfatti. Il problema qui è vincere, non partecipare. E quindi dico: mi sta bene il risultato di Fratelli d'Italia, che a mia memoria credo sia il miglior risultato della destra a Piacenza. Ma ora bisogna ragionare sul ballottaggio, e usare l'intelligenza politica per parlarsi». Tommaso Foti, deputato di Fratelli d'Italia e leader a Piacenza del partito di Giorgia Meloni oltre che storico maggiorente del centrodestra in città, guarda già a domani. « Non condivido l'analisi sui successi delle liste civiche - attacca Foti - sia sul versante Barbieri che su quello Tarasconi. Mi sembra evidente che una lista civica che presenti il nome del candidato sindaco avrà un "effetto trascinamento" che calamiterà i voti di tanti elettori. E non sono neppure d'accordo se mi si dice che a Piacenza Fratelli d'Italia non ha sfondato. Per quanto mi ricordi il 12% è un risultato mai ottenuto prima in città dalla destra. Quanto ai sondaggi che danno il partito nazionale attorno al 22% dico soltanto non paragoniamo pere e mele. Il nostro risultato è comunque ottimo, anche tenendo conto del risultato della coalizione, che come è evidente non si può non considerare». Foti per motivi di salute non ha potuto partecipare alla campagna elettorale con la consueta assiduità, e si dice «distante» non solo metaforicamente dalla ribollente Piacenza del "day after" elettorale. Ma poi, anche da lontano, non risparmia la sua analisi "a caldo". «Se sono sorpreso della vittoria di Katia Tarasconi? Come dicevo, non sono stato così dentro la campagna per poter avere una sensazione piuttosto che un'altra». Adesso però i risultati sono ormai acquisiti (la telefonata avviene quando mancano una decina di sezioni) e si può almeno commentare il ballottaggio alle viste tra Tarasconi e la sindaca uscente Patrizia Barbieri. La metafora sportiva è troppo gustosa per non farsi tentare: adesso siete in finale, viene da chiedere. «Diciamo che c'erano due gironi e che ognuno ha vinto il suo - è la replica - ma adesso arriva la partita decisiva. Perché conta vincere, non essere soddisfatti ». E sulle strategie per vincere la finale Foti usa il refrain che ha intonato, dice lui, «negli ultimi sei mesi». «Sono convinto - spiega Foti che se avessimo evitato la rottura nel centrodestra (il riferimento è alla candidatura di Corrado Sforza Fogliani, ndr) avremmo proiettato un'altra immagine agli elettori. Credo che oltre a raccogliere più consensi, avremmo anche intercettato tanti che alla fine non sono neanche andati a votare». La posizione di Foti punta - come sempre in questi mesi - a ricompattare quella frattura «che non è colpa di uno solo - avverte lui - come accade in tutti i divorzi. Ma ieri ormai è andato, e dobbiamo cercare di non fare così anche domani. Per questo dico che dobbiamo cercare di ricompattare se non un'area politica, almeno un'area programmatica ». Tradotto in termini più terra terra: la rottura con Sforza Fogliani è stato un errore, cerchiamo di non perserverare e apriamo un confronto in vista della partita che conta, la finale. «Gli elettori di Sforza non hanno intenzione di votare per la Barbieri? Non credo proprio - è la previsione di Foti -. Credo che al 90% sarebbero orientati verso quella scelta. E credo parlarsi sia una questione di intelligenza politica: in presenza di un candidato affine (e qui Foti calca la parola, per darle più forza, ndr) sarebbe sbagliato non farlo. Diciamo che quella coi liberali è stata una separazione da primo turno, ma che siamo ancora in tempo per cambiare il corso degli eventi». Ultime spigolature sulla crescente marea astensionista: «Siamo ormai diventati come gli altri: i francesi domenica hanno votato per il primo turno delle elezioni legislative, con un'astensione record al 52,49%», un livello che purtroppo tranquillamente definire da oggi "alla piacentina". Sono invece improntate al fairplay le reazioni del capolista di Forza Italia, Andrea Pugni. In un giorno in cui tocca a commentare un risultato negativo, è comunque una scelta da apprezzare. «Noi al 3,3%? Certo non è un bel risultato. Ma la verità - spiega Pugni - è che Forza Italia ha subito un drenaggio non da poco: abbiamo perso almeno mille preferenze per il passaggio di tanti "azzurri" nella lista civica della sindaca o con Sforza Fogliani. Nel primo caso tutto bene, visto che siamo nella stessa coalizione, nel secondo invece qualche rimpianto nasce». Forza Italia, suggerisce Pugni «oggi è territorio facile da espugnare: siamo un partito moderato, che sta al centro, con una leadership nazionale forte ma declinante. È per questo che siamo permeabili alle altre forze moderate. Ma siamo più grandi di quello che sembriamo dopo questo voto. E messe a posto alcune cose, secondo noi si può ripartire con numero differenti da quelli di domenica. In fin dei conti l'anima moderata e liberale del centrodestra siamo noi».

Libertà

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl