Al sindaco che se l'è presa contro chi «vuole fermare Piacenza» ribattono le due associazioni: «Demagogia darci dei menagramo»
«Non siamo antagonisti, non c'è
contrapposizione pregiudiziale, dire che qualcuno vuole fermare la città è un discorso demagogico, voler
zittire un'associazione che parla in
maniera disinteressata non mi sembra giusto, noi cerchiamo di collaborare sulla base del buon senso, e
la vicenda Borgo Faxhall è la prova
che siamo stati grilli parlanti. Non
vorrei che accadesse così anche stavolta, che si riveli a posteriori che abbiamo ragione e che adesso ci si dica "tacete perchè arrivate tardi e siete brutti": sono parole che non ci devono rivolgere, soprattutto perché
le nostre posizioni le sosteniamo
pubblicamente da anni, non oggi».
E' un fiume in piena Carlo Emanuele Manfredi. L'intemerata del sindaco Patrizia Barbieri lunedì in consiglio comunale contro «chi vuole fermare Piacenza» ha tra i destinatari
Italia Nostra, l'associazione che presiede. E analogamente vigorosa è la
levata di scudi di Legambiente, altro bersaglio del sindaco.
Il casus belli
Il casus belli è noto: le contestazioni a progetti rilevanti, dal restauro
del Carmine con la polemica sul
soppalco alla riqualificazione di
piazza Cittadella-Casali con il parcheggio interrato, fino al recupero
dell'area del consorzio agrario Terrepadane, contestazioni che di volta in volta hanno visto Italia Nostra
e Legambiente tra i capifila. Il sindaco ce l'ha con i no levatisi «nell'arco di poco tempo» contro lavori in
corso o in dirittura d'arrivo dopo un
tribolato iter progettuale ereditato
dalle precedenti amministrazioni,
una sequenza di interdizioni alla
«crescita di Piacenza».
L'esposto all'Anac
Rispetto a quanto uscito lunedì dal
consiglio va anzitutto registrata la
correzione di rotta di Tommaso Foti (Fdi) che con Barbieri aveva giocato di sponda addebitando il fermo dei progetti a interventi di organismi centrali di vigilanza originati
dalle segnalazioni degli oppositori
locali. La richiesta di Anac (Autorità nazionale anticorruzione) al Comune perché giustifichi il «prezzo
spropositato» dell'appalto si riferisce non al Carmine, ma alla riqualificazione di piazza Cittadella, ha
chiarito ieri Foti a "Libertà" facendo
ammenda di quanto dichiarato in
aula. E la segnalazione-esposto che
ha mosso Anac non l'ha inviata Italia Nostra, come si era appreso lunedì da fonti del Comune, bensì il
comitato civico che a inizio dicembre aveva scritto al sindaco una lettera-diffida contro l'approvazione
del progetto definitivo del restyling
della piazza, che in indirizzo aveva
anche l'Autorità anticorruzione.
Legambiente e il comitato
Portavoce di quel comitato civico
composto da 147 nomi è Stefano
Benedetti, uno dei referenti di Legambiente Piacenza. Che al sindaco ribatte anzitutto ricordando che
«queste nostre posizioni non sono
iniziate adesso, ma anni fa quando
alla guida del Comune c'erano Reggi, Cacciatore e poi Dosi e Bisotti».
«I nostri sono comitati e associazioni aggregatisi nel tempo», considera Benedetti ricostruendo a partire
dall'aggiudicazione dell'appalto per
piazza Cittadella che risale al 2012:
«E' da allora che abbiamo prodotto
i nostri interventi critici, e poi su palazzo ex Enel davanti al Farnese, sulla colata di centri commerciali in città, sulla riqualificazione del consorzio agrario fin da quando l'assessore Bisotti illustrava gli indirizzi per il Poc nel 2015-2016, quindi sono tutte cose partite molto prima e sempre argomentate, con proposte e osservazioni circostanziate ma sistematicamente cadute nel vuoto».
«Non si devono risentire quasi fosse una cosa personale, qui c'è in ballo la città», reagisce Benedetti sottolineando che «il primo mostro è stato Borgo Faxhall e ora si va sulla stessa falsariga, interventi fatti a casaccio, con il solito fine di lucro del privato, senza che il Comune faccia ciò
che deve fare, cioè governare la programmazione urbanistica nel bene
dei cittadini e di Piacenza».
La diffida e la penale
«La nostra petizione-diffida è stata
mandata per conoscenza all'Anac e
ci rallegriamo se l'hanno presa in
considerazione: forse non è privo di
senso sostenere che la famosa penale che ha rappresentato l'alibi per alzare disco verde al progetto di
piazza Cittadella il Comune non la
deve pagare, o comunque per una
cifra molto limitata perché la ditta
aggiudicataria nel frattempo ha intascato dei soldi per la gestione di
tutti i parcheggi a pagamento della
città». «Non è che si ferma Piacenza, si fermano casomai i cantieri di
alcuni operatori, Piacenza è molto
più grande e ha molteplici interessi», conclude Benedetti.
Italia Nostra, il Carmine...
Argomenti simili a quelli portati da
Manfredi, il quale in primo luogo
nega la paternità di Italia Nostra su
«esposti che non siano le prese di
posizione assunte alla luce del sole». E nel merito ribadisce che l'opposizione sul Carmine riguarda solo il soppalco e si è determinata
«quando ci si è resi conto che, mentre il rendering del disegno era tale da far pensare che fosse una passerella amovibile e smontabile, la realizzazione ha evidenziato un arnese di cemento armato, una specie di
viadotto per accedere a una tangenziale e agganciato al suolo».
...la piazza e Terrepadane
Quanto a piazza Cittadella, Italia
Nostra, puntualizza il presidente, «è
da dieci anni che si oppone in particolare al parcheggio sotterraneo»,
una tesi che «portiamo avanti oggi
come allora». Infine Terrepadane:
«Da sette mesi abbiamo fatto delle
considerazioni che non sono distruttive, ma di buon senso, si tratta
di un'area enorme, se si interviene
lì le cose cambiano per tutta la città;
e se abbiamo parlato di un campus
universitario, non è per porre una
sorta di ultimatum, ma lanciare una
proposta di messa in discussione
delle previsioni attuali che parlano
di farci residenza, quando in città
abbiamo migliaia di appartamenti
vuoti e invenduti, e un centro commerciale di 15mila metri quadrati
più altri 5mila metri di negozi».
La lezione di Borgo Faxhall
«Non cerchiamo di affossare un'iniziativa, sostenere che qualcuno vuole fermare la Piacenza è un discorso un po' demagogico del sindaco,
diciamo solo di ragionare ricordando il precedente di Borgo Faxhall di
30 anni fa», rievoca Manfredi: «A opporsi fin dall'inizio fu solo Italia Nostra, abbiamo avuto ragione perché
quel piano di riqualificazione è stato un fallimento per la nostra urbanistica e perfino per le imprese che
lo realizzarono, ma il Comune andò avanti a capofitto senza tenerci
minimamente in conto, anzi dandoci dei menagramo. Come ora».
Libertà
