RISTORATORI, PALESTRE, TEATRI: CHIEDIAMO RISPETTO E SI PENSA A "DISUBBIDIRE"
In corteo anche il centro-destra
Alla manifestazione hanno preso parte anche esponenti del centro-destra come Foti (FdI), Pisani (Lega),
Tagliaferri (FdI) nonché ultras vicini alla destra radicale.
«Non siamo gli untori, ci vuole
rispetto per il lavoro». Una piazza
stanca, delusa, arrabbiata. Non
ancora al punto di ricorrere alla
"disobbedienza civile", ma siamo
lì sulla soglia: «Stiamo parlando
di ribellarci e tenere aperto. O anche di fare uno sciopero fiscale.
Se solo fossimo tutti uniti...» avverte più d'uno. Ristoratori, baristi, gestori di palestre, di attività di
catering, lavoratori del mondo
della cultura e tanti altri ancora.
Perfino giocolieri, circensi. Dai titolari ai dipendenti fino agli stagionali. Tutti a scandire poche ma
incisive parole. «Basta chiederci
sacrifici, così il Governo ci affossa. Fateci lavorare».
In centinaia, provenienti da città
e provincia (350 per la polizia,
quasi 500 per gli organizzatori)
hanno sfidato la pioggia e si sono
radunati sul Pubblico Passeggio
per poi fare rotta su piazza Cavalli con cartelli e fischietti. Tutti contro le chiusure - per qualcuno totali per altri alle 18 - contenute nel
nuovo dpcm anti-Covid. A loro si
sono uniti anche la sindaca Patrizia Barbieri e diversi consiglieri
comunali del centrodestra che
hanno fatto mancare il numero
legale in Consiglio per partecipare (vedi servizio a pagina 18). Una
protesta vibrante ma civile, ad eccezione di qualche vaffa all'indirizzo del premier Conte. «Sono 37
anni che mi dedico a questa attività in palestra e mai avrei immaginato di vivere una realtà simile»
dice Antonio Garofalo di Le Club.
Il quale fa notare «una incoerenza clamorsa». «Sabato mattina a
Le Club sono arrivati i carabinieri del Nas che, dopo un'accurata
ispezione, hanno sottoscritto che
siamo un'eccellenza sotto il profilo della sicurezza. E allora perché dopo due giorni ci chiudono? Da maggio ci siamo attenuti alle
regole. Eravamo già in ginocchio
prima, un secondo stop non possiamo permettercelo». E il certificato dei Nas con il massimo dei
voti lo esibisce addirittura al collo Daniele Bavagnoli dell'Acrobatic. «E' assurdo. Abbiamo speso
20mila euro per mettere a posto i
nostri centri. Fino a metà settembre non c'erano contagi. I contagi sono iniziati con l'inizio della
scuola e sui mezzi di trasporti.
Perché dobbiamo pagare noi? Ci
sono tante persone e famiglie dietro queste attività». Dello stesso
avviso il collega Paolo Bertolini
(Sport Center): «Chiediamo rispetto - dice -. Ci hanno chiesto
di adeguarci alle misure e l'abbiamo fatto scrupolosamente da subito, dal 25 maggio quando abbiamo riaperto. Chi decide forse
non si rende conto che noi viviamo di queste attività ed è nostro
interesse rendere i luoghi sicuri.
Si dovevano colpire le attività non
a norma, non fare di ogni erba un
fascio».
Tra chi fa sentire la propria voce
in dissenso c'è anche Alberto
Marvisi, tecnico del suono di Teatro Gioco Vita e Teatro Trieste 34.
«In questi mesi nei teatri ci sono
stati quasi 400mila spettatori e
nessun contagiato. Ci hanno
chiusi subito senza considerare i
dati. Lo trovo gravissimo. Anche
la cultura ha una sua dignità» dice mostrando il cartello "il teatro
esiste". «Non prendo lo stipendio
da febbraio», aggiunge disperata
una ragazza che lavora nei circhi
come mangiafuoco.
E poi l'esercito di baristi e ristoratori. «Dopo la prima chiusura di
74 giorni, questo nuovo stop è una
mazzata - lamentano Emilio Repetti dell'Osteria di Caratta e Claudio Giovilli del Madhouse - ci stavamo rialzando solo adesso. Così rischiamo di chiudere definitivamente. Si poteva lasciare aperto fino a mezzanotte o anche alle
23». I due ristoratori parlano di
perdite che per il 2020 si aggirano
già sul 50%. «Se poi ci fanno stare
chiusi anche a Natale sarà la fine
per noi, per le nostre famiglie e per
quelle dei nostri lavoratori. Il Governo deve ripensarci. I nostri locali sono stati adeguati alle nuove misure. Paghiamo noi mentre
per sei mesi non si è fatto nulla, ad
esempio, sui trasporti. Basta essere trattati come untori». Disobbedienza civile? «Ho proposto di
tenere aperto, se siamo in un po'...
vedremo». «Tanti sacrifici per nulla, non è giusto» dice Gigi Broccolini, titolare dell'American Bar e
della palestra Mercurio.
Ancor peggio la situazione per chi
gestisce un'attività di catering e
non vede un euro dal 6 marzo. Silvia Del Forno de "Le cuoche-L'anticatering" di Fiorenzuola è amareggiata: «Noi non abbiamo nemmeno avuto la consolazione di
poter riaprire. Il nostro settore è
stato colpito ancora prima dei ristoranti perché nessuno ha più
scelto di organizzare eventi. Nessuno affitta un castello o una location di classe per meno di 30
persone. Siamo a terra noi e i nostri dipendenti. E se non ci fanno
fare Natale non so davvero come
andrà a finire».
Libertà
