LETTERA DA BOLOGNA AGITA IL CONSIGLIO COMUNALE BARBIERI: «BASTA GIOCHETTI»
Ma come si permette l'assessore
regionale alla Salute, Sergio Venturi,
di intervenire "a gamba tesa"
sull'autonomia decisionale della politica
piacentina?
E' in questi termini indignati che il
consiglio comunale, a eccezione del
Pd e di Piacenza Più, ha reagito ieri
alla lettera inviata da Venturi al sindaco
Patrizia Barbieri e alla presidente
della conferenza socio-sanitaria
Patrizia Calza alla vigilia della
scelta sulla localizzazione del nuovo
ospedale, alla vigilia cioè del preannunciato
cambio di rotta dal protocollo
d'intesa del febbraio 2017 tra
Difesa, Demanio, Regione, Azienda
Usl e Comune.
Con la maggioranza di centrodestra,
allargata a Liberi e gruppo misto,
che andava verso il sostanziale "de
profundis" di quel protocollo stralciandone
le due aree pubbliche che
vi erano indicate come possibile sede
del nuovo ospedale - la caserma
Lusignani di Sant'Antonio e la Pertite
tra via Emilia Pavese e via I Maggio
- per indirizzarsi su un terreno
privato, l'assessore regionale ha ritenuto
di mettere in chiaro alcuni
aspetti.
L'interesse pubblico
Quel cambio di rotta va motivato
adeguatamente, ha sottolineato
Venturi, deve cioè essere convincente
la scelta di abbandonare la strada
di un'area pubblica rinunciando
così ai sottesi «interessi pubblici
prioritari quali ad esempio il minor
consumo di suolo, la rivitalizzazione
dei contesti territoriali degradati,
il riuso non oneroso dei beni immobili
dello Stato». Occorrono «precise
ragioni di natura sia tecnica che
economica, anche al fine di scongiurare
una responsabilità erariale».
In altre parole, «l'attivazione di un
diverso percorso amministrativo da
parte del Comune, che consideri
quale ipotesi di scelta su cui edificare
l'ospedale anche aree di proprietà
privata, siano esse a destinazione
agricola o edificabile, presuppone
che il Comune affermi e motivi
esaustivamente con proprio atto che nessuna delle due aree demaniali
suscettibili di trasferimento
non oneroso per il Comune (Lusignani
e Pertite, ndr) è in grado di realizzare
l'interesse pubblico».
Opera Pia in pole position
Questi i paletti evidenziati dall'assessore,
insieme alla «necessità di
definire un tempoprogramma che
stabilisca tempi certi per l'individuazione
dell'area edificativa». La Regione
«ribadisce» il suo «impegno
per la realizzazione e per il finanziamento
dell'opera che riteniamo necessaria
per la città soprattutto in
prospettiva pluriennale». E d'altra
parte «il piano economico-finanziario
sarà definito sulla base delle caratteristiche
e della collocazione»
della sede. Fermo restando che
«un'eventuale individuazione di
aree private dovrà avvenire secondo
le dovute procedure di acquisizione
a evidenza pubblica richieste
dalla legge», cioè con un avviso per
la raccolta di manifestazioni di interesse
sul mercato immobiliare in
grado potenzialmente di allargare
il novero delle opzioni sin qui in
campo: il terreno tra La Verza e strada
Valnure e quello dell'Opera Pia
Alberoni tra Madonnina e Farnesiana
che al momento appare il più accreditato
per la scelta finale.
Il sindaco e il casus belli
Dello scritto di Venturi ha dato lettura
il sindaco Patrizia Barbieri in apertura di consiglio comunale.
Stroncandolo subito dopo come
«fuori contesto». «Evidentemente si
vuole fare un casus belli della Pertite,
si paventano dubbi su eventuali
danni erariali ed eventuali responsabilità:
ma di che cosa stiamo parlando?
A meno che la Regione non
abbia già scelto l'area. L'ha scelta lei?
Mi sembra che si dica: "Scegli dove
vuoi, ma si deve andare sulla Pertite".
Io non ci sto».
Così il sindaco, che ha polemizzato
sulla disponibilità della Pertite in
quanto area tuttora militare: «Non
mi sembra un bene disponibile, è
una stupidaggine, condizione essenziale
per la sua dismissione è che
prima sia trovata un'alternativa alla
pista di prova carri armati».
La Regione chiede giustificate motivazioni
per escludere le sedi pubbliche?
«Le contrarietà a Pertite e
Lusignani non sono di carattere politico,
ma tecnico, sono due aree
completamente inidonee, che cosa
deve giustificare il Comune?», ha
reagito Barbieri, «questi giochetti
cominciano a starmi stretti, l'amministrazione
di Piacenza non ci sta».
Il centrodestra fa quadrato
La maggioranza ha fatto quadrato
attorno al sindaco: «Dobbiamo finirla
di giocare, il cerino ce l'ha in
mano la Regione», secondo Sergio
Pecorara (Fi). «La responsabilità
della scelta della sede se la deve assumere
questo consiglio», ha fatto
eco Michele Giardino (Fi).
Tommaso Foti (Fdi) ha sottolineato,
per la disponibilità della Pertite,
«l'impedimento» derivante dal dover
realizzare altrove la pista di prova
carri («Sono sette anni che non si
riesce a individuare»), oltretutto è
un'operazione che avrebbe dei costi:
dunque che acquisizione non
onerosa (tramite federalismo demaniale)
sarebbe, ha chiesto polemicamente
Foti indicando un altro ordine
di impedimento nell'incognita
sulla contaminazione ambientale
dell'area militare e sui conseguenti
costi di bonifica in caso di scavo
per l'edificazione dell'ospedale.
Quanto alla Lusignani, va scartata
perché è troppo piccola, «l'ospedale
non ci sta, salvo farlo di sette piani
fuori terra e due interrati», senza
contare il «fortissimo impatto in un ambito urbano del tutto carico».
Una «polpetta avvelenata» ha definito
Stefano Cavalli (Lega) la lettera
dell'assessore regionale: «Voleva
lasciarci il cerino in mano, è una presa
per i fondelli». Dalla minoranza
si è associata Liberi: «Quella lettera
è una forma di pressione psicologica
sul consiglio comunale», ha accusato
Massimo Trespidi, «è la prova
che la Regione, l'Asl, il Demanio,
il Comune di centrosinistra, hanno
alzato un diversivo che era la Lusignani
con l'intenzione di fare l'ospedale
alla Pertite, dobbiamo sventare
questo disegno perché l'area la
sceglie il Comune».
Gloria Zanardi (misto) ha esortato
tutti a «manifestare chiaramente le
intenzioni». Sergio Dagnino (M5s)
e Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune)
hanno ribadito la contrarietà al
progetto di nuovo ospedale, e comunque
alla Pertite come sede.
Il centrosinistra
La difesa delle posizioni espresse
dalla Regione è arrivata dal centro sinistra. Se Paolo Rizzi (Piacenza
Più) si è detto contrario allo stralcio
di Pertite e Lusignani, Stefano Cugini
(Pd) ha sostenuto la correttezza,
addirittura «banale» della posizione
dell'assessore Venturi: «La Regione non impone un bel niente, i
soldi ce li mette lo stesso, ma chiede
solo di fare le cose per bene, che
siano poste ragioni inoppugnabili
per la scelta di andare a pagare
un'area privata anziché acquisirne
una pubblica a titolo non oneroso,
perché su queste cose la Corte dei
Conti e gli uffici giuridici della stessa
Regione ci vanno a guardare».
«Perché parlare di casus belli, di giochetti,
di pressioni?», ha polemizzato
Cugini, «qui c'è una responsabilità
sacrosanta, voglio vedere quale
dirigente ci mette la firma: se la motivazione
non tiene che facciamo?
Salta l'ospedale? Che cosa si direbbe
se un governo di centrosinistra
andasse su aree private? Non c'è il
rischio di danno erariale? Benissimo,
andate avanti, ma attenzione
che se poi alla fine c'è qualcosa che
non va, il cerino in mano lo tiene
qualcun altro, non si dica che la Regione
cattiva non ci dà i soldi. Qui
c'è in gioco la sanità di Piacenza nei
prossimi decenni, oltreché la fruibilità
del parco Pertite».
Libertà
