Rassegna Stampa

Parlano Dosi e Gazzola: 'Il Comune si deve costituire parte civile'

Data: 29/06/2017

Parlano Dosi e Gazzola 
<<Il Comune si deve costituire parte civile>> 
L'ex sindaco e l'ex assessore al personale intervengono sulla vicenda giudiziaria dei cinquanta "furbetti del cartellino" 

• Un blitz la cui portata ha colto di sorpresa il sindaco Paolo Dosi. Che si dice garantista, ma fino a un certo punto; e che auspica «che la nuova Amministrazione si costituisca parte civile». « È giusto aspettare che la giustizia faccia il suo corso e capire se queste accuse verranno confermate, certo è che qualora si rivelassero fondate, ci troveremmo davvero in una situazione preoccupante. Nel corso del mio mandato sono stati comminati diversi procedimenti disciplinari per i dipendenti, Tommaso Foti non dica sciocchezze», ha commentato Dosi alle prese con una chiusura di mandato a dir poco tribolata. «In questi anni, anche grazie agli strumenti legislativi a disposizione con il decreto Madia, siamo stati attenti a intervenire tempestivamente e mai come nell'ultimo mandato sono stati avviati procedimenti disciplinari, circa una ventina», ha proseguito. Subito dopo però Dosi si è rivolto anche a chi -in queste ore, sul fronte politico opposto - ha accusato la sua amministrazione di aver lasciato in eredità «delle macerie» (Tommaso Foti di Fratelli d'Italia): «Consiglierei loro il silenzio prima di aprire bocca per dire delle sciocchezze». Preoccupato anche Gazzola, titolare della delega al Personale, dall'emergere di «gravi irregolarità nel comportamento di diversi dipendenti comunali», ma meno sorpresa «Aspetto, come tutti, di conoscere con chiarezza i fatti nella loro interezza il più presto possibile. Mi rendo conto che la dimensione della vicenda sia sconcertante anche se non mi sorprende. Quante volte ho detto che il problema delle risorse umane non era meno grave di quello delle risorse finanziarie? - ha scritto in una nota - abbiamo sempre seguito una rotta molto precisa e rigorosa. In due-tre anni sono state decine i casi di sanzioni disciplinari inflitte dai dirigenti. Forse più di quante sono state inflitte nei venti anni precedenti. Probabilmente l'abitudine a comportamenti scorretti ha condotto qualcuno a ritenerli legittimi. Evidentemente qualcuno non ha capito che a Piacenza, come nel resto d'Italia, la musica è cambiata e che certi comportamenti, a volte volutamente illeciti, svolte involontariamente illeciti e a volte semplicemente frutto di una scarsa cultura professionale, non sono e, mi auguro, non saranno più tollerati». Ha aggiunto Gazzola: «Anche nella vicenda specifica l'Amministrazione ha fatto la propria parte collaborando agli accertamenti d'indagine con gli uffici del personale e della polizia municipale. Fatto salvo che tutte le accuse dovranno essere provate e fatta quindi salva la presunzione di innocenza per ciascuno, personalmente auspico anche che l'ente si costituisca parte civile in tutti i procedimenti penali che dovessero scaturire». Gazzola ha poi concluso: «La sospensione di questi lavoratori aggraverà la situazione organizzativa dell'ente e inciderà inevitabilmente sulla prestazione del servizio all'utenza. Le situazioni andranno valutate caso per caso, ma è indubbio che costoro hanno arrecato un danno enorme non solo all'ente e alla collettività ma soprattutto ai colleghi di lavoro». 

Cgil e Cisl 
Incredulità anche da parte della Cgil: «Se tali comportamenti dovessero essere confermati e verificati non possiamo che ribadire, come sempre fatto in analoghi casi, che per la Cgil e la Funzione Pubblica, i lavoratori responsabili devono essere chiamati a rispondere in prima persona dei loro atti. Atti che, lo sottolineiamo con forza, danneggiano il lavoro onesto e quotidiano di migliaia di lavoratori pubblici e loro colleghi». In merito interviene anche la Cisl: «I fatti, se riscontrati, devono essere puniti con la giusta severità. Questi comportamenti costituiscono un danno nei confronti di tutti quei dipendenti pubblici che quotidianamente garantiscono servizi fondamentali perla nostra comunità».

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