Replica a Foti e Trespidi di Cgil, Cisl e Uil: 'Arretratezza culturale che getta fango su chi ci lavora'
«Negli ultimi tempi alcuni consiglieri comunali hanno deciso di impegnarsi a fondo non per trovare soluzioni ai problemi della città, ma
per gettare fango sul lavoro di tanti
dipendenti comunali, dai dirigenti
ai funzionari fino ad arrivare alle
educatrici e agli educatori degli asili nido, definiti come appartenenti
a un "baraccone sindacale"».
È l'incipit del comunicato con cui il
settore funzione pubblica di Cgil,
Cisl e Uil, per bocca dei referenti -
ripettivamente Toscani, Piatti e Pighi -, replicano a interventi in consiglio comunale che hanno preso di
mira apparati e personale di Palazzo Mercanti. L'accusa di «baraccone sindacale» l'ha mossa, nello specifico, Tommaso Foti («Dobbiamo
occuparci di bambini o tenere in
piedi un baraccone sindacale?»).
«Definizione che lascia piuttosto stupefatti, visto che i nidi piacentini sono sempre stati considerati non
solo un gioiello della città, ma citati a modello nell'intera regione Emilia Romagna», ribattono Cgil, Cisl e
Uil: «Sfugge, inoltre, a chi ha pesantemente messo in discussione questo servizio, che per potervi lavorare occorre oggi essere in possesso
di titoli ben specifici, non ultimo la
laurea, a dimostrazione di quale
preparazione sia sempre più richiesta».
E ancora: «Cosa significa per i consiglieri "occuparsi di bambini"? Per
noi significa affidare la loro educazione a personale specializzato e appositamente formato e, sì, tutelato
nel proprio delicatissimo ruolo da
contratti collettivi e integrativi che
altro non sono se non una protezione del bambino stesso, attraverso la
creazione di un ambiente e condizioni che favoriscano un normale
benessere che, a sua volta, garantisce le migliori condizioni di cura e
di possibilità educative dei piccoli.
Quello che importa pare sia esclusivamente il risparmio (del 30%? e
da dove vengono queste cifre, così
come tutte le altre che sono ripetutamente sparate solamente per colpire l'opinione pubblica, dimenticando che lo Stato non è un'azienda che deve fare utili, ma un sistema deputato a garantire diritti erogando servizi?), un risparmio che -
giova ricordarlo - grava sulle spalle
di personale educativo "appaltato"
o totalmente privato che, pur svolgendo le stesse mansioni e con la
stessa professionalità, soggiace a
condizioni che, di fatto, creano lavoratori di serie "A" e serie "B"».
«Le fonti di "risparmio" o di recupero di risorse economiche sono altre», continua la nota dei sindacati,
«non possiamo, quindi, tollerare
una simile definizione che offende
in primis le operatrici che hanno
sempre lavorato con dedizione,
senza pensare di far parte di un
"Welfare di sinistra" (definizione di
Massimo Trespidi, ndr), terminologia che dimostra tutta l'arretratezza culturale con cui si affrontano i
problemi e, in secondo luogo, le organizzazioni sindacali che esercitano il proprio ruolo a tutela di lavoratori e cittadini, senza tenere in piedi "baracconi"». «Le educatrici e gli
educatori sono disponibili in qualunque momento a ricevere le visite dei consiglieri, che potranno così constatare direttamente, e non solo in modo pregiudiziale, il servizio
svolto, sperando che nessuno mai
dimentichi il rispetto e il riconoscimento della dignità di chi lavora».
Libertà
