Rassegna Stampa

'Nidi di qualità, altro che baraccone sindacale'

Data: 04/05/2019

Replica a Foti e Trespidi di Cgil, Cisl e Uil: 'Arretratezza culturale che getta fango su chi ci lavora'

«Negli ultimi tempi alcuni consiglieri comunali hanno deciso di impegnarsi a fondo non per trovare soluzioni ai problemi della città, ma per gettare fango sul lavoro di tanti dipendenti comunali, dai dirigenti ai funzionari fino ad arrivare alle educatrici e agli educatori degli asili nido, definiti come appartenenti a un "baraccone sindacale"». È l'incipit del comunicato con cui il settore funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, per bocca dei referenti - ripettivamente Toscani, Piatti e Pighi -, replicano a interventi in consiglio comunale che hanno preso di mira apparati e personale di Palazzo Mercanti. L'accusa di «baraccone sindacale» l'ha mossa, nello specifico, Tommaso Foti («Dobbiamo occuparci di bambini o tenere in piedi un baraccone sindacale?»). «Definizione che lascia piuttosto stupefatti, visto che i nidi piacentini sono sempre stati considerati non solo un gioiello della città, ma citati a modello nell'intera regione Emilia Romagna», ribattono Cgil, Cisl e Uil: «Sfugge, inoltre, a chi ha pesantemente messo in discussione questo servizio, che per potervi lavorare occorre oggi essere in possesso di titoli ben specifici, non ultimo la laurea, a dimostrazione di quale preparazione sia sempre più richiesta». E ancora: «Cosa significa per i consiglieri "occuparsi di bambini"? Per noi significa affidare la loro educazione a personale specializzato e appositamente formato e, sì, tutelato nel proprio delicatissimo ruolo da contratti collettivi e integrativi che altro non sono se non una protezione del bambino stesso, attraverso la creazione di un ambiente e condizioni che favoriscano un normale benessere che, a sua volta, garantisce le migliori condizioni di cura e di possibilità educative dei piccoli. Quello che importa pare sia esclusivamente il risparmio (del 30%? e da dove vengono queste cifre, così come tutte le altre che sono ripetutamente sparate solamente per colpire l'opinione pubblica, dimenticando che lo Stato non è un'azienda che deve fare utili, ma un sistema deputato a garantire diritti erogando servizi?), un risparmio che - giova ricordarlo - grava sulle spalle di personale educativo "appaltato" o totalmente privato che, pur svolgendo le stesse mansioni e con la stessa professionalità, soggiace a condizioni che, di fatto, creano lavoratori di serie "A" e serie "B"». «Le fonti di "risparmio" o di recupero di risorse economiche sono altre», continua la nota dei sindacati, «non possiamo, quindi, tollerare una simile definizione che offende in primis le operatrici che hanno sempre lavorato con dedizione, senza pensare di far parte di un "Welfare di sinistra" (definizione di Massimo Trespidi, ndr), terminologia che dimostra tutta l'arretratezza culturale con cui si affrontano i problemi e, in secondo luogo, le organizzazioni sindacali che esercitano il proprio ruolo a tutela di lavoratori e cittadini, senza tenere in piedi "baracconi"». «Le educatrici e gli educatori sono disponibili in qualunque momento a ricevere le visite dei consiglieri, che potranno così constatare direttamente, e non solo in modo pregiudiziale, il servizio svolto, sperando che nessuno mai dimentichi il rispetto e il riconoscimento della dignità di chi lavora». 

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