Anche la Lega vota la risoluzione di Fd'I per scongiurare il blocco degli 11 milioni deciso a Roma. Il Pd ritira il suo analogo documento
Piacenza rivuole i suoi soldi.
Passa all'unanimità in consiglio
comunale la risoluzione dei consiglieri
di Fratelli d'Italia Tommaso
Foti e Giancarlo Migli sul Bando
Periferie: tutti d'accordo - tranne
il Movimento 5 stelle che non
ha partecipato al voto - per chiedere
al Governo di non cancellare
i finanziamenti che nel recente
decreto Milleproroghe l'esecutivo
Lega-M5s ha differito al 2020 per
molti comuni, tra cui quello di Piacenza.
Una decisione che nei giorni
scorsi, in modo trasversale, aveva
fatto gridare molti sindaci allo «scippo».
L'obiettivo comune è dunque
quello di salvare quei 10,7 milioni
di euro "promessi" a Piacenza
e destinati alla riqualificazione di
una vasta area abbandonata, il recupero
di Piazza Casali e di Borgo
Faxhall. La risoluzione votata in
tarda serata invita il sindaco e la
giunta «a voler rappresentare al
Governo la necessità di introdurre
opportune modifiche normative
volte ad escludere dal differimento
dei termini di efficacia le
convenzioni stipulate dai Comuni
nel caso in cui questi ultimi presentino
i relativi progetti entro la
data del 31 dicembre 2018».
Voto compatto
Nonostante i dubbi della vigilia,
alla fine ne è uscito un voto bipartisan
forte e compatto che ha
convinto il Partito Democratico
a ritirare la sua mozione. Un testo
che era sì analogamente
orientato a far rientrare quei finanziamenti
(per i quali si era
spesa in primis la giunta Dosi nel
mandato precedente), ma la cui
articolazione non avrebbe incontrato
il favore di tutti i gruppi.
Il dibattito
Nel presentare la risoluzione Foti
aveva ricordato come «tutti nel dibattito
in Parlamento hanno riconosciuto
che a un principio giusto
- quello che se lo Stato assegna a
un Comune un contributo economico
per un'attività che non viene
svolta, esso si cancella - sia seguita
un'interpretazione sbagliata».
«Questa risoluzione non dà il via
alla pratica di Terrepadane, dice
che il Comune chiede di andare
avanti per la sua parte» aveva tatticamente
aggiunto per non urtare
la suscettibilità di quelli che in
maggioranza il piano urbanistico
del Consorzio agrario faticano a
digerirlo per via della quota commerciale.
Era soprattutto la posizione della
Lega a tenere un po' tutti con il fiato
sospeso. Alla fine, dopo un pomeriggio
di phatos, di viavai frenetico
dentro e fuori dall'aula e di imbarazzi
soffocati (per ora) non senza
fatica, anche il gruppone del
Carroccio si è allineato e ha votato
a favore: «Sarebbe stato forse più
facile uscire dall'aula, ma pensiamo
che si debba avere coraggio, la
città ha bisogno di riqualificarsi e
dei soldi del Bando Periferie», ha
chiarito il capogruppo della Lega
Stefano Cavalli che pure ha rimarcato
come Foti non fosse stato disposto ad accogliere «l'emendamento
che gli avevamo proposto».
Fondamentale per cementare il
centrodestra è stato l'intervento
del sindaco Patrizia Barbieri che
ha rotto in aula quel silenzio per il
quale era stata rimproverata nei
giorni scorsi dal Pd. «Sono stata in
silenzio perché non sono abituata
alle polemiche, ma a lavorare
per il bene della città, che è quello
che stiamo facendo» ha detto il primo
cittadino auspicando «un salto
di qualità da parte di tutto il Consiglio
per dimostrare a Piacenza
che stiamo facendo un grande
sforzo». Per questo ha fatto un appello
a tutti i consiglieri a svestire
«la casacca partitica».
«Il Pd ha un auspicio - ha chiarito Fiazza - andare al di là degli steccati
politici e uscire da quest'aula
con un voto il più largo possibile
perché l'unica stella polare deve
essere quella del bene di Piacenza
e di andare a riempire un vuoto urbanistico.
Va impedito che questo
"scippo" venga legalizzato».
Un intervento molto appassionato,
quello di Fiazza, che pure non
ha risparmiato critiche ai parlamentari
leghisti Pietro Pisani ed
Elena Murelli che in prima battuta
avevano difeso il provvedimento
varato dal Governo Conte che
avallava la cancellazione del contributo
per la nostra città: «Evidentemente
ci sono due tipi di parlamentari
che rappresentano Piacenza».Di «grande giornata per Piacenza
e per il consiglio comunale» ha
parlato Antonio Levoni, capogruppo
dei Liberali piacentini. A lui si è
accodato Sergio Pecorara (Forza
Italia).
Unica voce fuori dal coro quella dei
pentastellati che, prima con Sergio
Dagnino, poi con Andrea Pugni
hanno spiegato di «nutrire
dubbi sul fatto che il Bando Periferie
possa abbellire la città» e di
non aver condiviso i progetti che
erano stati avanzati dalla passata
amministrazione comunale.
Già, proprio la questione progetti
ha animato parte del dibattito. «Bisogna
correre per averli pronti entro
il 31 dicembre 2018» ha avvertito
il capogruppo di Liberi Massimo Trespidi alimentando una sensazione
di dubbio piuttosto diffusa
in consiglio che, nostante le rassicurazioni
del sindaco, si fatichi
ad arrivare con le carte pronte per
quella data.
E una serie di malumori non sono
sfuggiti su Terrepadane. Pratica accuratamente
tenuta slegata da
quella del Bando Periferie, si diceva,
ma su cui il forzista Mauro Saccardi
e il leghista Davide Garilli (ma
non sono gli unici nella coalizione
di governo) hanno fatto chiaramente
capire di non concordare.
E' anche su questo terreno che nei
prossimi giorni si misurerà nuovamente
la tenuta del centrodestra.
Con sullo sfondo, le continue voci
di un rimpasto che non si placano.
Libertà
