II centrodestra fa quadrato attorno al consigliere che vive a Rapallo, ma l'ex assessore: «Reazione scomposta»
PIACENZA • Si inasprisce in aula lo scontro sui 5.800 euro di rimborsi spese chilometrici accantonati dal Comune nell'ultima variazione di bilancio per i consiglieri con residenza fuori da Piacenza. Il centrodestra ha fatto quadrato intorno al consigliere Antonio Levoni che ha residenza e vive a Rapallo (Genova) e che ha confermato in Consiglio «di non voler rinunciare a un diritto che mi spetta per legge». L'interrogazione formulata nei giorni scorsi dal gruppo Pd ha sortito l'effetto di far insorgere il centrodestra con lo stesso Levoni che ha attaccato frontalmente il Pd: «Ho letto che sono nel mirino? Forse di una pistola che spara acqua. Il Pd vuole sminuire la mia immagine e la mia azione politica entrando a gamba tesa nella sfera dei miei diritti» ha incalzato, domandando provocatoriamente ai colleghi della minoranza: «Dove eravate quando scoppiava il caso Mangiarotti (il dirigente che ha vinto la causa con il Comune, ndc) che costa all'ente più di 200mila euro? Ci vorrebbe più decenza». Il duello è proseguito con le parole del capogruppo dem, Stefano Cugini, secondo cui «Levoni si è fatto la spia da solo». «Né nell'interrogazione né in alcuna dichiarazione pubblica abbiamo fatto il nome di Levoni - ha detto - E' nei nostri diritti chiedere e sapere come viene giustificata questa somma. Non pensavamo certo, con un atto ispettivo, di suscitare una reazione così scomposta», ha detto Cugini respingendo le accuse al mittente. «Legittimo qualsiasi interrogativo - ha osservato Tommaso Foti (Fdi-An) rivolgendosi verso i banchi del Pd - ma non bisogna nascondersi dietro un dito. Levoni chiede l'applicazione di una norma di legge voluta tra l'altro dal Pd. Qui stiamo parlando di diritti e non di facoltà. Se si ritiene che questi rimborsi siano dei privilegi si cambino le normative». Foti ha ravvisato che Levoni «andrebbe semmai ringraziato per aver richiesto i rimborsi solo per le sedute di Consiglio e non per le commissioni e le altre attività inerenti il mandato». Nel dibattito è intervenuto anche Stefano Cavalli (Lega Nord) che ha ricordato di essere stato coinvolto in analoga vicenda quando era consigliere regionale e di essere stato assolto con formula piena dopo un lungo iter giudiziario: «Suggerisco di non alzare dei polveroni su questo argomento. Per 5 anni è stata una sofferenza unica per me e la mia famiglia». E ha rilanciato: «Piuttosto penso che l'attività politica debba essere retribuita adeguatamente perché qui facciamo un lavoro per l'intera comunità». E' stato questo il cuore di un dibattito che nel suo epilogo ha visto l'approvazione della variazione di bilancio con il voto favorevole della maggioranza e l'astensione di tutte le minoranze.
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