Sindaca irritata per il taglio, non atteso, del contributo: «E' una critica al mio governo?»
La Fondazione rassicura e integra l'importo
Non l'ha presa bene la sindaca
Patrizia Barbieri quando ha ricevuto comunicazione che il contributo della Fondazione di Piacenza e
Vigevano alla Fondazione Teatri era
stato decurtato di 40mila euro:
180mila euro nel 2021 - e così nel
triennio fino al 2023 - anziché i
220mila del 2020.
Eravamo tra marzo e aprile. E' andata a finire che lo stanziamento è
stato integrato e riallineato all'anno precedente, ma l'irritazione a
caldo della sindaca è di quelle
inusuali nei rapporti tra i vertici delle istituzioni locali. Il 2 aprile Barbieri scrive al presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano,
Massimo Toscani, una lettera assai
ruvida di cui "Libertà" è entrata in
possesso. E' su carta con doppia intestazione - Comune e Teatro Mnicipale -, a identificare il ruolo del
mittente sia come primo cittadino
che come presidente della Fondazione Teatri, l'organismo che sovrintende all'attività dei teatri cittadini (oltre al Municipale, la Sala dei
Teatini e il Filodrammatici) allestendo i cartelloni delle varie stagioni.
«La ringrazio per l'impegno finanziario che la Fondazione di Piacenza e Vigevano garantisce per i prossimi tre anni all'attività organizzata e gestita dalla Fondazione Teatri
di Piacenza», è la premessa solo apparentemente accomodante. «Tuttavia non posso che rammaricarmi per una riduzione di 40.000 euro all'anno per il prossimo triennio»,
si fa subito spigolosa la sindaca, «è
evidente che questa decisione, assunta senza alcuna interlocuzione
al riguardo, inciderà non poco sulla programmazione del teatro».
E nella coda l'affondo più velenoso: «Non comprendo se questa
inusuale modalità di comunicare
una decisione senza preventiva interlocuzione non rappresenti un
modo indiretto per contestare la
mia azione amministrativa».
Al di là di ogni considerazione
sull'ortodossia nei rapporti istituzionali tra enti quali Comune e Fondazione, che Massimo Toscani, in
chiusura di mandato alla presidenza di via Sant'Eufemia, abbia inteso, con il taglio del contributo, contestare l'azione amministrativa della giunta Barbieri complessivamente intesa suona alquanto inverosimile. A leggere quelle parole, il
pensiero corre casomai alla partita
per il rinnovo del vertice della Fondazione che proprio nelle settimane tra febbraio e marzo era entrata
nel vivo. Con le quotazioni di Roberto Reggi per la presidenza che si
erano alzate al punto di lasciare poche chances a Giangiacomo Schiavi che in prima battuta aveva raccolto i maggiori gradimenti. Compreso quello della sindaca. E, si dice, del presidente uscente.
Decisivo nel far pendere la bilancia
a favore di Reggi, che in effetti tra
pochi giorni inizierà il suo mandato al timone della Fondazione, sarebbe stato l'endorsement di Barbieri. E dietro alla «contestazione
dell'azione amministrativa» di cui
parla la lettera si nasconderebbe in
realtà il polemico riferimento a una
sorta di ripicca di Toscani per il
cambio di rotta della sindaca.
Sta di fatto che da via Sant'Eufemia
risulta a "Libertà" che ci si sia subito attivati per spegnere sul nascere
l'incendio. Toscani ha escluso che
la decurtazione del contributo sottintendesse giudizi sull'azione amministrativa della giunta Barbieri,
tantomeno volontà vendicative o
punitive. Era invece - la revisione al ribasso dell'importo - una forma di
riguardo verso la nuova dirigenza
della Fondazione, l'intenzione di
non condizionarne le scelte con integrali impegni di stanziamento, di
lasciare ai subentranti amministratori un "fondo cassa" di cui disporre liberamente. Indirizzo che sarebbe stato seguito anche per altri finanziamenti da erogare per il 2021.
In ogni caso, per sgombrare il campo da ogni sorta di retropensiero, si
sarebbe infine deciso di riportare
in consiglio di amministrazione la
pratica sulla Fondazione Teatri allineando il contributo al pregresso:
220mila euro, che nel trienno fanno 660mila euro. E la pace ritornò.
L'irto crinale del galateo istituzionale
tra l'autonomia e le ingerenze esterne
A RISCHIO I DELICATI EQUILIBRI NEI RAPPORTI TRA ENTI
C'è un'autonomia decisionale
da rispettare. Fa parte del galateo
istituzionale: no a ingerenze esterne. Dovrebbe valere sempre, a
maggior ragione se si tratta di enti
distanti dalle logiche delle strette
appartenenze politiche. Il corto circuito sfiorato tra Comune e Fondazione di Piacenza e Vigevano sui
finanziamenti all'attività teatrale
dimostra che l'uscita dai binari
dell'ortodossia è un rischio possibile, specialmente quando si avvicinano le scadenze, vuoi elettorali vuoi di selezione delle candidature ai ruoli di vertice.
Nell'estate del 2003 - per citare uno
degli esempi che vengono alla mente - l'allora presidente della
Fondazione, Gian Carlo Mazzocchi, finì al centro di una rovente polemica sollevata da Tommaso Foti e Massimo Polledri, all'epoca parlamentari rispettivamente di An e
Lega. Di mezzo ancora una volta
l'attività teatrale, precisamente la
volontà di Mazzocchi di accogliere la richiesta avanzata dai vertici
di Provincia (il presidente Dario
Squeri) e Comune (il sindaco Roberto Reggi) per un finanziamento al cartellone di lirica e balletto
del Municipale gestito dalla Fondazione Toscanini. «Grave che sindaco e presidente vadano a perorare uno stanziamento non richiesto da alcun organo istituzionale,
come i consigli comunale e provinciale», era la tesi di Polledri, mentre Foti puntò il dito sulla «gestione privatistica» di via Sant'Eufemia
che «rischia di avere secche così
oscure da apparire clientelare».
Le richieste degli enti locali «sono istituzionalmente indirizzate alla
Fondazione e assolutamente
nell'interesse della città e del suo
teatro», aveva ribattuto l'allora assessore comunale alla cultura Stefano Pareti prendendo le difese di
un Mazzocchi «oggetto di attacchi
anche personali che non fanno
onore a chi li muove».
Un anno e mezzo dopo la partita
per il rinnovo del presidente della
Fondazione fu una delle più aspre
che si ricordino. La spuntò Giacomo Marazzi sullo stesso Mazzocchi, in una contesa che spaccò la
città prima che il consiglio generale di via Sant'Eufemia.
Libertà
