Rassegna Stampa

Tra Barbieri e Toscani cortocircuito sui soldi al Teatro poi e' lieto fine

Data: 26/05/2021

Sindaca irritata per il taglio, non atteso, del contributo: «E' una critica al mio governo?» 
La Fondazione rassicura e integra l'importo

Non l'ha presa bene la sindaca Patrizia Barbieri quando ha ricevuto comunicazione che il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano alla Fondazione Teatri era stato decurtato di 40mila euro: 180mila euro nel 2021 - e così nel triennio fino al 2023 - anziché i 220mila del 2020. Eravamo tra marzo e aprile. E' andata a finire che lo stanziamento è stato integrato e riallineato all'anno precedente, ma l'irritazione a caldo della sindaca è di quelle inusuali nei rapporti tra i vertici delle istituzioni locali. Il 2 aprile Barbieri scrive al presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Massimo Toscani, una lettera assai ruvida di cui "Libertà" è entrata in possesso. E' su carta con doppia intestazione - Comune e Teatro Mnicipale -, a identificare il ruolo del mittente sia come primo cittadino che come presidente della Fondazione Teatri, l'organismo che sovrintende all'attività dei teatri cittadini (oltre al Municipale, la Sala dei Teatini e il Filodrammatici) allestendo i cartelloni delle varie stagioni. «La ringrazio per l'impegno finanziario che la Fondazione di Piacenza e Vigevano garantisce per i prossimi tre anni all'attività organizzata e gestita dalla Fondazione Teatri di Piacenza», è la premessa solo apparentemente accomodante. «Tuttavia non posso che rammaricarmi per una riduzione di 40.000 euro all'anno per il prossimo triennio», si fa subito spigolosa la sindaca, «è evidente che questa decisione, assunta senza alcuna interlocuzione al riguardo, inciderà non poco sulla programmazione del teatro». E nella coda l'affondo più velenoso: «Non comprendo se questa inusuale modalità di comunicare una decisione senza preventiva interlocuzione non rappresenti un modo indiretto per contestare la mia azione amministrativa». Al di là di ogni considerazione sull'ortodossia nei rapporti istituzionali tra enti quali Comune e Fondazione, che Massimo Toscani, in chiusura di mandato alla presidenza di via Sant'Eufemia, abbia inteso, con il taglio del contributo, contestare l'azione amministrativa della giunta Barbieri complessivamente intesa suona alquanto inverosimile. A leggere quelle parole, il pensiero corre casomai alla partita per il rinnovo del vertice della Fondazione che proprio nelle settimane tra febbraio e marzo era entrata nel vivo. Con le quotazioni di Roberto Reggi per la presidenza che si erano alzate al punto di lasciare poche chances a Giangiacomo Schiavi che in prima battuta aveva raccolto i maggiori gradimenti. Compreso quello della sindaca. E, si dice, del presidente uscente. Decisivo nel far pendere la bilancia a favore di Reggi, che in effetti tra pochi giorni inizierà il suo mandato al timone della Fondazione, sarebbe stato l'endorsement di Barbieri. E dietro alla «contestazione dell'azione amministrativa» di cui parla la lettera si nasconderebbe in realtà il polemico riferimento a una sorta di ripicca di Toscani per il cambio di rotta della sindaca. Sta di fatto che da via Sant'Eufemia risulta a "Libertà" che ci si sia subito attivati per spegnere sul nascere l'incendio. Toscani ha escluso che la decurtazione del contributo sottintendesse giudizi sull'azione amministrativa della giunta Barbieri, tantomeno volontà vendicative o punitive. Era invece - la revisione al ribasso dell'importo - una forma di riguardo verso la nuova dirigenza della Fondazione, l'intenzione di non condizionarne le scelte con integrali impegni di stanziamento, di lasciare ai subentranti amministratori un "fondo cassa" di cui disporre liberamente. Indirizzo che sarebbe stato seguito anche per altri finanziamenti da erogare per il 2021. In ogni caso, per sgombrare il campo da ogni sorta di retropensiero, si sarebbe infine deciso di riportare in consiglio di amministrazione la pratica sulla Fondazione Teatri allineando il contributo al pregresso: 220mila euro, che nel trienno fanno 660mila euro. E la pace ritornò.

L'irto crinale del galateo istituzionale tra l'autonomia e le ingerenze esterne
A RISCHIO I DELICATI EQUILIBRI NEI RAPPORTI TRA ENTI

 C'è un'autonomia decisionale da rispettare. Fa parte del galateo istituzionale: no a ingerenze esterne. Dovrebbe valere sempre, a maggior ragione se si tratta di enti distanti dalle logiche delle strette appartenenze politiche. Il corto circuito sfiorato tra Comune e Fondazione di Piacenza e Vigevano sui finanziamenti all'attività teatrale dimostra che l'uscita dai binari dell'ortodossia è un rischio possibile, specialmente quando si avvicinano le scadenze, vuoi elettorali vuoi di selezione delle candidature ai ruoli di vertice. Nell'estate del 2003 - per citare uno degli esempi che vengono alla mente - l'allora presidente della Fondazione, Gian Carlo Mazzocchi, finì al centro di una rovente polemica sollevata da Tommaso Foti e Massimo Polledri, all'epoca parlamentari rispettivamente di An e Lega. Di mezzo ancora una volta l'attività teatrale, precisamente la volontà di Mazzocchi di accogliere la richiesta avanzata dai vertici di Provincia (il presidente Dario Squeri) e Comune (il sindaco Roberto Reggi) per un finanziamento al cartellone di lirica e balletto del Municipale gestito dalla Fondazione Toscanini. «Grave che sindaco e presidente vadano a perorare uno stanziamento non richiesto da alcun organo istituzionale, come i consigli comunale e provinciale», era la tesi di Polledri, mentre Foti puntò il dito sulla «gestione privatistica» di via Sant'Eufemia che «rischia di avere secche così oscure da apparire clientelare». Le richieste degli enti locali «sono istituzionalmente indirizzate alla Fondazione e assolutamente nell'interesse della città e del suo teatro», aveva ribattuto l'allora assessore comunale alla cultura Stefano Pareti prendendo le difese di un Mazzocchi «oggetto di attacchi anche personali che non fanno onore a chi li muove». Un anno e mezzo dopo la partita per il rinnovo del presidente della Fondazione fu una delle più aspre che si ricordino. La spuntò Giacomo Marazzi sullo stesso Mazzocchi, in una contesa che spaccò la città prima che il consiglio generale di via Sant'Eufemia.

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