OPIZZI E GIARDINO I PIÙ ELEGANTI, LA LEGA NON CANTA L'INNO, GLI IMPACCIATI
L'atmosfera è quella del primo
giorno di scuola, ma posticipato al
14 luglio, cioè con un caldo boia. A
guardarlo togliendosi i para-occhi
della politica il primo Consiglio Comunale
sembra una rimpatriata tra
ex-compagni di classe: strette di
mano, pacche sulle spalle, baci, abbracci.
Cambia la guida della città, ci sono
tanti volti nuovi, parecchi giovani,
poche donne. I neoconsiglieri arrivano
per lo più in piccoli gruppi
- qualcuno ha preso il caffé al Barino
- una solerte dipendente comunale
che impugna una "mappa" disegnata
a mano, indica ad ognuno
lo scranno che dovrà occupare. In
alto a destra i leghisti, in prima fila
gli eletti di Forza Italia, in fondo
quelli di Fratelli d'Italia; sull'altro
lato dell'aula le minoranze.
Chi prende possesso per la prima
volta del proprio posto fruga curioso
nel sottostante cassetto, c'è chi
ci deposita un mazzo di Bic. I fogli
bianchi lasciati sui banchi diventano
provvidenziali ventagli, l'impianto
di condizionamento non è
tarato per accogliere così tanta gente.
Oltre agli amministratori c'è un
piccolo esercito di colleghi giornalisti,
fotografi, operatori. E il pubblico delle grandi occasioni. La
temperatura è oltre il livello di guardia,
quando - esauriti i riti fotografici-
viene aperta la seduta.
Nel 1987 - da poco assunto a Libertà
- rimasi estasiato per il gusto di
un "pezzo" di colore del mio compianto
collega e maestro Gianni
Manstretta sulle cravatte del Consiglio
Comunale, che allora erano
assolutamente prevalenti. Oggi sono
solo undici, alcune per di più inguardabili
o proposte su improbabili
camicie a quadretti. La più appariscente,
ma non priva di appeal,
quella giallissima del neopresidente dell'aula Caruso, alla Galliani.
L'Oscar dell'eleganza maschile è
certamente da assegnare a Michele
Giardino, che veste con la disinvoltura
di un indossatore un completo
blu con camicia azzurra e cravatta
perfettamente abbinata. Ben
assortito anche lo spezzato chiaro
di Mauro Monti, mentre c'è chi la
cravatta ha fatto proprio fatica a
mettersela e dopo pochi minuti
non resiste alla tentazione di allentarla.
Prevale l'informale, camicia
aperta e jeans.
Premio alla più invidiabile abbronzatura
consigliare a Massimo Trespidi.
L'ex-presidente della Provincia
la esalta con una camicia bianca
a maniche ripiegate ed un
aplomb particolarmente rilassato.
Stesso tipo di abbigliamento, ma
colorito decisamente meno vacanziero
per Paolo Rizzi e per parecchi
altri esponenti dell'opposizione.
Tra le signore del Consiglio Comunale
spiccano i pois bianconeri
dell'affascinante Gloria Zanardi e
uno sgargiante abito verde (ma
non quello canonico del Carroccio)
per la leghista Lorella Cappucciati.
Giulia Piroli sfoggia un vestito
a fiori con collana etnica. Il sindaco,
in elegante ma informale abito
rosso, passa tra i banchi per salutare
uno ad uno i consiglieri. Arrivata
all'altezza del pubblico viene fermata e stringe mani anche ai
tanti cittadini assiepati dietro le
transenne.
Tra i banchi della Giunta il dress
code è abbastanza free, si va dal sobrio
rigore di Elena Baio all'elegantissimo
abito salmone di Erika
Opizzi, impreziosito da scarpa
bianca "tacco dieci" con lustrini colorati.
E' lei - ovviamente con fascia
del tutto scherzosa - "miss Consiglio
Comunale".
Dai banchi leghisti quasi nessuno
canta in coro l'Inno di Mameli a inizio
seduta, sulle giacche degli esponenti
del Carroccio fanno bella
mostra fazzoletti verdi e spille di Alberto
da Giussano. E a proposito
dell'inno nazionale, va rilevata
un'esecuzione corale particolarmente
intonata alla quale dà man
forte anche il pubblico.
L'appello riporta tutti al clima da
primo giorno di scuola mentre già
alla prima votazione elettronica
(per la convalida dell'elezione del
sindaco) si evidenziano le difficoltà
dei neofiti, aiutati dai consiglieri
più esperti. La regia della cerimonia
è affidata alla segreteria del
Consiglio comunale, due impiegate
verbalizzano gli interventi mentre
la seduta viene trasmessa in
streaming. A controllare la regolarità
delle procedure ci sono il segretario
e vicesegretario comunale
Vincenzo Filippini e Vittorio Boccaletti.
La comunicazione è come
al solito affidata all'Ufficio stampa
diretto da Mauro Molinaroli, che -
assieme al "fido" Paolo Rosati - indirizza
i colleghi giornalisti da questo
o da quello "sconosciuto" consigliere.
Prende la parola l'ex-assessore Stefano
Cugini, che funge da coordinatore
dell'assise prima dell'elezione
del presidente vero e proprio.
L'era Barbieri è ufficialmente iniziata.
Libertà
