CONSIGLIO COMUNALE
Dalla tutela e progettazione del
verde e delle alberature pubbliche
alla difesa fitosanitaria e spondale, dall'uso dei fertilizzanti alla distanza a cui posizionare le piante
sui marciapiedi. Sotto il peso della vibrante polemica sull'erba alta
e sul ritardo dell'appalto di manutenzione dei giardini e parchi giochi (v. "Libertà" di ieri), il "regolamento del verde in ambito pubblico" è stato approvato lunedì in consiglio comunale. Maggioranza a favore, minoranza astenuta perché,
pur riconoscendolo come «un passo avanti», ha puntato il dito contro quello che ha indicato il difetto
principale, vale a dire la sua applicabilità solo alle aree pubbliche e
non alle private. «Regolamentare
il pubblico e non il privato è una
scelta politica, altre città sono andate in un'altra direzione, ma a Piacenza si vede che i privati non vanno disturbati», ha alzato la polemica Liberi con Massimo Trespidi
(spalleggiato dal compagno di
gruppo Mauro Monti e dal grillino
Andrea Pugni), «un regolamento
così significa fare una scelta minimalista e incomprensibile».
Tutta la minoranza, Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) in testa, ha
contestato l'esclusione delle aree
private dal rispetto delle prescrizioni del regolamento. Tanto che
il M5s ha presentato un ordine del
giorno (odg) per estenderne a tutti l'applicabilità «entro sei mesi».
Istanza che ha fatto breccia anche
in qualche esponente della maggioranza come Michele Giardino
(gruppo misto) che ha esplicitamente dichiarato di essere d'accordo, ma c'è chi (il forzista Saccardi)
è uscito dall'aula al momento della conta e chi (Gloria Zanardi, del
misto) è rimasta dentro senza però votare. In ogni caso il centrodestra ha bocciato l'odg. E se c'è chi -
in primis Tommaso Foti e Giancarlo Migli (entrambi Fdi) - hanno
rivendicato la bontà della scelta di
tenere fuori le aree private soprattutto «in una fase sperimentale»,
l'assessore Mancioppi (ambiente) si è detto «non contrario a che si
arrivi a un'estensione, però in questo modo (entro sei mesi, ndr) è un
vincolo troppo stringente».
Mancioppi, e con lui la maggioranza, ha rivendicato un risultato, il regolamento del verde, «ottenuto
dopo 25 anni» e con il «virtuoso coinvolgimento» degli ordini professionali (periti agrari e dottori agronomi): «Una lacuna che in passato non era mai stata colmata», ha
rimarcato Migli. Distante la lettura dell'opposizione: «Questo regolamento temo che serva a far prendere incarichi a qualche consulente, mentre la gestione del verde resterà fuori controllo», ha incalzato ancora Trespidi. E Sergio Dagnino (M5s) ha lamentato la non
ammissione di un suo emendamento per la redazione di un catasto del verde pubblico.
Libertà
