«Inaccettabile», secondo l'ex primo cittadino, «che Barbieri adombri responsabilità sulla nostra giunta: i pm indicano atti successivi»
«Una vera e propria alterazione della realtà» quella di cui si è resa protagonista la sindaca Patrizia Barbieri lunedì in consiglio comunale, affermano in una nota scritta a quattro mani l'ex sindaco Paolo Dosi e l'assessore all'Urbanistica della sua giunta, Silvio Bisotti: «Inaccettabile il tentativo di adombrare responsabilità sulla nostra amministrazione con riferimento a una delibera approvata ad amplissima maggioranza in consiglio comunale nel 2017 con le relative legittime e documentate deroghe che ha consentito la realizzazione del nuovo immobile in via Genova. Delibera che nulla ha a che fare con le indagini in corso che invece, per quanto risulta, riguardano fatti successivi e non connessi con gli atti amministrativi citati dall'Avv. Barbieri». Se «è comprensibile il tentativo della sindaca di difendere l'operato della propria giunta e in particolare dell'assessore Erika Opizzi» dimessasi dall'Urbanistica dopo essere risultata indagata nell'inchiesta della Procura sulla presunta corruzione tra imprenditori e politici, Dosi e Bisotti rispediscono al mittente il contrattacco in cui in Consiglio Barbieri si è lanciata davanti al tiro incrociato di opposizioni e non solo. «Tutto nasce da una delibera consiliare del 31 marzo del 2017 in cui si parla di deroga all'obbligo di delocalizzazione dell'incentivo premiale per altezza e volumetria», ha rimarcato la sindaca in riferimento all'approvazione del progetto edilizio del palazzo di via Genova: «Questo non significa nulla, io non voglio creare niente, dico che le cose vanno verificate e guardate nell'interezza, come farà la magistratura». Parole, reagiscono ex sindaco ed ex assessore, che «alterano la realtà» spostando l'attenzione da ciò che è finito nel mirino dei magistrati e cioè la convenzione per la gestione del parcheggio pubblico da 30 posti annesso al palazzo di via Genova, approvata con delibera di giunta di fine 2019, quando la giunta Barbieri era in carica da più di due anni. I pm, sulla base delle intercettazioni dell'imprenditore edile Nunzio Susino (arrestato), ipotizzano che quest'ultimo abbia dato denaro all'onorevole Tommaso Foti (FdI) per esercitare la sua influenza su Opizzi (sono entrambi di FdI) al fine di ottenere dal Comune favorevoli condizioni economiche per la gestione dell'autosilo. Quell'allusione della sindaca alla precedente variante urbanistica in deroga per la costruzione del palazzo è suonata come dito accusatorio puntato sull'ex giunta, a lasciar intendere che i magistrati farebbero meglio, più che sulla convenzione per il parcheggio, a concentrarsi sulle due deroghe che i promotori dell'iniziativa immobiliare - la "Via Genova 3 srl" di cui Susino era socio e con azionista di riferimento l'ingegner Lino Girometta - avevano chiesto: il superamento di cinque metri del limite di altezza del palazzo che sarebbe stato di 20 metri e la premialità del 20% in più di superficie utile edificabile in presenza di interventi di rigenerazione urbana, premialità che avrebbe dovuto essere consentita solo delocalizzando, cioè in aree che la proprietà ha altrove, ma che si era ammesso di applicare nello stesso lotto di via Genova portando da 884 a 1.053 metri quadrati la superficie edificabile. Deroghe che furono autorizzate, spiegò Bisotti nella aule consiliari, in ragione della pluralità di aspetti di interesse pubblico: la riqualificazione urbana del sito, gli standard di qualità della costruzione (rango energetico di casse "A3", con 100 metri quadrati di pannelli fotovoltaici) e i 30 posti auto a uso pubblico (tariffa pari ai parcometri comunali). Una valutazione che il consiglio comunale dimostrò di condividere trasversalmente votando la pratica all'unanimità (incluso Foti, all'epoca consigliere): unico astenuto Andrea Gabbiani del M5s. «Dico che le cose vanno verificate e guardate nell'interezza», ha concluso lunedì la sindaca il suo acuminato riferimento alla delibera del marzo 2017, aggiungendo: «Come farà la magistratura». Leggendo peraltro l'ordinanza del gip Luca Milani emerge che forse anche più di uno sguardo «nell'interezza» la magistratura già lo ha dato. E' riportato un dialogo dell'ottobre 2019 in cui Susino «afferma che i suoi soci» della "Via Genova 3 srl" «avevano ricevuto un "favore" dall'allora sindaco Dosi al fine di rilevare la vecchia proprietà su cui poi è sorto il condominio ». «Tuttavia in merito a quest'ultima affermazione non sono stati raccolti ulteriori riscontri», chiude il capitolo il gip. E Dosi e Bisotti chiosano la loro nota biasimando la «caduta di stile» di Barbieri «che poteva essere evitata e che speriamo non si ripeta».
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