Rassegna Stampa

'Abbiamo reso il Piano più aderente al Paese. Siamo alla fase decisiva'

Data: 04/06/2026

Il ministro per gli Affari europei e il PNRR:

«La decima e ultima rata è una sfida importante, prevede il raggiungimento di 159 obiettivi»

«Un programma di riforme. La rivoluzione digitale ha interessato Pa, infrastruttura tecnologica e sistema produttivo»

TOMMASO FOTI
Intervista di Andrea Pira

«L'obiettivo resta quello di utilizzare al meglio tutte le risorse disponibili e di fornire sempre più all'Italia infrastrutture moderne, amministrazioni più efficienti e capacità di crescita più solide. È una sfida enorme, ma che vale la pena di affrontare e vincere», spiega il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di Coesione, Tommaso Foti.

A che punto siamo del PNRR?

«Siamo in una fase decisiva, quella finale. Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi previsti dalle nove rate che hanno consentito alla Commissione europea di erogare all'Italia 166 miliardi di euro. Senza dubbi di sorta possiamo dire che il PNRR italiano è uno dei programmi più importanti mai realizzati in Italia negli ultimi 50 anni.

Se osserviamo l'andamento del Next Generation EU in Europa, vediamo che l'Italia e la Francia hanno entrambe già ottenuto l'85% delle risorse erogabili dall'Unione europea in relazione agli obiettivi assegnati, ma con una differenza sostanziale: la Francia gestisce un Piano con una dotazione di circa 40 miliardi, mentre l'Italia ne gestisce uno con una dotazione di più di 194 miliardi.

Questo dà la misura dell'enorme lavoro che abbiamo portato avanti. Questi ultimi mesi saranno di certo i più impegnativi, ma il lavoro svolto dalle amministrazioni centrali, dai territori, dai prefetti e dai responsabili dei procedimenti, che voglio tutti ringraziare, ci consente di guardare con fiducia al traguardo finale».

Cosa risponde a chi parla di fallimento o comunque di attuazione parziale?

«In questi anni abbiamo assistito a polemiche superflue e a ricostruzioni distorte da parte di un'opposizione che, pur di screditare il lavoro del governo Meloni, non si è fatta scrupolo di andare in Europa a parlare male della nostra Nazione.

C'è chi continua a raccontare che il Piano sarebbe fermo e che l'Italia starebbe investendo male le risorse che si è guadagnata raggiungendo obiettivi ambiziosi e promuovendo riforme necessarie.

Tuttavia, sono i dati ufficiali della Commissione europea e degli organismi indipendenti di controllo a smentire ogni petulante basta contrario.

Anche le principali istituzioni europee e nazionali hanno confermato i risultati positivi del Piano. Il direttore generale della Commissione europea, Declan Costello, ha recentemente riconosciuto come l'Italia sia tra i Paesi più avanzati nell'attuazione del Next Generation EU, un modello, insomma, da seguire per gli altri Paesi, mentre il Governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha sottolineato il contributo decisivo del Piano alla ripresa degli investimenti e alla crescita dell'Italia.

Ciò non significa che non esistano problemi o ritardi su alcuni interventi, sia chiaro, ma il quadro generale è molto diverso da quello descritto dai portavoce di una propaganda faziosa, per nulla incline a riconoscere l'enorme lavoro svolto in questi anni».

È già possibile fare un bilancio della decima rata?

«La decima e ultima rata rappresenta una sfida molto importante, perché prevede il raggiungimento di 159 obiettivi e l'erogazione di 28,4 miliardi di euro.

Dobbiamo raggiungere, dunque, nei prossimi mesi, un numero di obiettivi molto elevato, ma i risultati finora raggiunti ci permettono di essere ottimisti.

Il bilancio che possiamo fare oggi è positivo: non soltanto sul piano degli investimenti, ma soprattutto sul piano delle riforme strutturali che il PNRR ha consentito di realizzare.

Vorrei ricordare, soprattutto a chi critica in malafede, che il PNRR non si misura soltanto con i cantieri aperti, ma anche con la capacità di modernizzare il sistema Paese.

Stiamo realizzando opere e riforme rivolte alle generazioni future».

Il Piano ha subito diverse revisioni, hanno inciso sulla sua portata o sugli obiettivi?

«Le revisioni hanno permesso al PNRR di affrontare realisticamente le crisi, a partire da quella determinata dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, con la conseguente lievitazione dei costi delle materie prime.

Chi oggi critica ogni revisione dimentica che senza le modifiche introdotte un gran numero di progetti sarebbe rimasto bloccato.

Non solo, ma diversi interventi, differenti rispetto a quelli previsti dal governo Draghi, hanno reso il Piano più aderente alle esigenze concrete dei territori.

Del resto, non esiste un solo programma europeo che non abbia avuto necessità di adattamenti, a partire dalla Spagna, così cara ai sinistri nostrani.

L'obiettivo del governo Meloni è sempre stato quello di garantire la piena realizzabilità degli interventi e un'elevata qualità della spesa, senza perdere di vista le priorità strategiche del Piano».

Le riforme attuate continueranno dopo la conclusione?

«Il PNRR non è solo un programma di spesa, ma anche di riforme.

Si pensi alla rivoluzione digitale che ha investito l'Italia, che ha interessato la Pubblica amministrazione, il sistema produttivo e l'infrastruttura tecnologica.

E poi: la riforma della giustizia, la modernizzazione del sistema educativo scolastico, le nuove politiche attive del lavoro e della sanità territoriale.

Sono cambiamenti strutturali che stanno già producendo effetti concreti e che sempre più ne produrranno, ben oltre la conclusione formale del Piano.

Molti risultati oggi vengono dati quasi per scontati, ma fino a pochi anni fa sembravano impossibili.

La riduzione dei tempi medi della giustizia civile, l'accelerazione dei pagamenti della PA – che hanno permesso la chiusura della procedura di infrazione europea aperta contro l'Italia – e la semplificazione di numerose procedure amministrative sono obiettivi che l'Italia si è data per decenni senza, peraltro, mai raggiungerli. Oggi possiamo dire di averlo fatto».

Quanto è la spesa ad oggi?

«La dotazione del Piano è di 71,8 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi a debito, per un totale di 194,4 miliardi di euro.

A oggi abbiamo 170 miliardi impegnati in progetti e altri 24 miliardi destinati a strumenti finanziari strategici.

La spesa effettivamente sostenuta ha raggiunto circa 120 miliardi di euro, al netto degli strumenti finanziari, che ammontano a circa 24 miliardi di euro.

Sono stati finanziati circa 670 mila progetti, oltre 555 mila dei quali conclusi, mentre circa 100 mila sono in fase avanzata di realizzazione.

Sono numeri che dimostrano la dimensione straordinaria dell'intervento che stiamo portando avanti.

Dietro questi numeri ci sono scuole, infrastrutture, reti idriche, trasporti locali, investimenti per le imprese e interventi nei piccoli comuni.

Il PNRR non è qualcosa di astratto: sta entrando concretamente nella vita quotidiana dei cittadini».

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