Tre mesi fa lo stanziamento dei Beni Culturali per completare la nuova sede dell'Archivio di Stato: mai arrivato. Fdi e Fi interrogano il ministro
All'Archivio di Stato li attendono
come manna dal cielo per completare un intervento di restauro che
dura da vent'anni. I sei milioni di euro stanziati da un decreto del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli datato 25 ottobre 2018 quella destinazione hanno: portare a termine il recupero dell'ala della caserma
Cantore di stradone Farnese - i 5.714
metri quadrati lordi (compresi i muri) di proprietà demaniale sul versante est del fabbricato - destinata
a diventare la nuova sede dell'Archivio di Stato sin qui ospitato in comodato d'uso gratuito a Palazzo Farnese (tutto il secondo piano, pari a
2.350 metri quadrati, sopra la cappella ducale) che da quattro anni è
stato preso in carico dal Comune.
Sono passati tre mesi e di quei soldi però ancora non c'è traccia. E a
Palazzo Mercanti sentono puzza di
bruciato. Il timore è che abbiano
fondamento le indiscrezioni secondo cui i fondi non arrivano per le resistenze che ai piani alti del ministero oppone chi vorrebbe dirottarli altrove, almeno in parte.
Interrogazioni al ministro
Ben due interrogazioni parlamentari sono partite ieri da Piacenza:
una dell'onorevole e consigliere comunale Tommaso Foti (Fdi) che al
ministro Bonisoli chiede di «verificare che l'iter di erogazione delle risorse stanziate non subisca ritardi,
come invece risulterebbe dal comportamento dilatorio di alcuni dirigenti degli uffici ministeriali»; l'altra
annunciata dal deputato Galeazzo
Bignami, segretario regionale di
Forza Italia - ma con interessato suggeritore il coordinatore provinciale
forzista Jonathan Papamarenghi
che in Comune è assessore alla cultura -, il quale esorta il ministero a
«chiarire subito le motivazioni dello stallo che, senza nessun motivo
apparente, sta bloccando» i soldi.
Cronistoria ventennale
E' dal 2008 che la lunga "stecca" che
affaccia sul cortile della Cavallerizza, dove dimoravano gli orti del monastero di Sant'Agostino, è destinata all'Archivio di Stato. Tra il 2012 e
il 2015 lavori di ristrutturazione sono stati compiuti con fondi - circa 2
milioni di euro - del ministero dei
Beni culturali, senza però che fossero ultimati, lasciando incompiute porzioni importanti. A fine 2015
nel programma triennale 2016-18
degli interventi speciali statali sui
beni culturali venne inserita una posta specifica riferita al monastero di
Sant'Agostino, 2,5 milioni di euro
così ripartiti: 500mila euro nel 2016
e nel 2017, 1,5 milioni nel 2018.
Nonostante gli avanzamenti del
cantiere e il progressivo trasferimento alla Cantore di molta parte dei 12
chilometri che in lunghezza di scaffali misura il patrimonio librariodocumentale dell'Archivio di Stato,
il termine del restauro è ancora lontano, anche per l'insufficienza delle risorse stanziate a fronte delle superfici da recuperare. A metà 2018
l'Agenzia del Demanio aveva in animo di intervenire sia finanziariamente con 2,5 milioni sia nella presa in carico dei lavori, con l'obiettivo di arrivare a un traguardo che anzitutto agognano all'Archivio di Stato diretto da Gian Paolo Bulla per
porre fine agli attuali disagi nel dividersi tra due sedi, ma che anche
in Comune contano di raggiungere
in fretta così da liberare Palazzo Farnese dalle presenze "estranee" e destinarlo nella sua interezza alla vocazione museale che gli è propria.
Intervento rimasto sulla carta, fino
al decreto ministeriale di tre mesi fa
con i sei milioni di euro.
Liberare Palazzo Farnese»
«L'obiettivo è raggiunto, adesso non
si perda tempo», è l'appello di Foti
nel comunicato in cui dà notizia
dell'interrogazione: quello stanziamento soldi «consentirà di ridare lustro a un ambiente ad oggi sotto utilizzato, nonché a incontrare le esigenze espresse dalla direzione Archivi». Di analogo tenore le parole
di Bignami che esorta alla «pronta
erogazione delle risorse per riconsegnare alla comunità tutta un luogo adeguato a custodire il suo tesoro culturale, racchiuso nella documentazione dell'Archivio di Stato».
«Un patrimonio inestimabile, documenti preziosissimi e antichi che
sono la storia del nostro territorio»,
fa eco Papamarenghi nel sottolineare anche l'obiettivo della «disponibilità di Palazzo Farnese (monumento strategico in vista del rilancio culturale e turistico a cui l'Amministrazione comunale di Piacenza sta lavorando) che potrà finalmente essere destinato alla sua
originaria vocazione museale».
Libertà
