Rassegna Stampa

'Dal Pnrr briciole per le bollette. L'unica via e' la flessibilita' europea'

Data: 31/05/2026

Il ministro:

«Con i fondi Coesione non tagliamo le accise. Serve un accordo con le Regioni»

Intervista di Luca Monticelli
ROMA

Tommaso Foti:
«L'Europa riconosca la gravità della situazione. C'è un'emergenza, occorre fare deficit, non abbiamo margini.»

«Ci sono anti italiani che per fare polemica interna danno uno schiaffo all'Italia e ci penalizzano in Ue.»


Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è arrivato a fine corsa: il 30 agosto scade la scadenza per rendicontare tutte le spese e l'Italia conta di incassare la decima e ultima rata entro la fine dell'anno. Il ministro agli Affari europei Tommaso Foti, esponente di Fratelli d'Italia, che ha la delega al PNRR e alla Coesione, è soddisfatto e manda un messaggio a coloro i quali definisce «anti-italiani». Foti si riferisce a Paolo Gentiloni, che su questo giornale ha parlato di «attacchi ridicoli» della premier Giorgia Meloni all'Ue, e al Financial Times che considera «un fallimento» il piano italiano. Il ministro invita i critici a leggere con attenzione quanto detto dal governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta: ha riconosciuto passi in avanti significativi. Lo stesso giudizio arriva da Declan Costello, il direttore generale della Commissione Ue che vigila sul Next Generation EU, che ha definito quello italiano il miglior piano d'Europa. Il 3 giugno verrà erogata la nona rata e grazie agli obiettivi raggiunti siamo arrivati a circa 166 miliardi di euro, pari all'85% del totale disponibile.

Non pensa sia normale che un piano di 5 anni da 194 miliardi possa essere soggetto a delle critiche?

«Criticare è legittimo, ma chi utilizza balla e argomentazioni per polemica interna finisce per dare uno schiaffo all'Italia e indebolisce la posizione del Paese in Europa.»

Con l'ultima revisione è attesa la prossima settimana la possibile riprogrammazione delle risorse del PNRR per destinarle ai rincari energetici?

«Siamo ormai alle battute finali: i progetti sono tutti in essere e gli spazi sono molto limitati. Stiamo verificando se esistono margini residui, ma parliamo di briciole.

La premier Meloni ha chiesto a von der Leyen di estendere la flessibilità di bilancio prevista per la difesa all'energia.

Il 3 giugno arriverà la risposta dell'Ue, cosa vi aspettate?

Ci aspettiamo che l'Europa riconosca la gravità della situazione. La crisi energetica è almeno altrettanto grave quanto quella della difesa. E questo è il senso della lettera inviata da Giorgia Meloni.

Esistono Paesi che hanno ampi margini di bilancio e possono intervenire con aiuti di Stato, e Paesi come l'Italia che questi margini non li hanno: è un dato noto alla Commissione.

Per questo chiediamo l'estensione della clausola di flessibilità.»

La Commissione sembra orientata a dire di no.

«Credo che si debba evitare un errore di sottovalutazione. Il nuovo Patto di Stabilità prevede la possibilità di superare il limite del 3% in presenza di emergenze. E se non lo è una crisi energetica globale, aggravata da conflitti internazionali e dal rischio di shock sulle forniture, allora cosa lo è?

Qui non si tratta di rivendicazioni politiche, ma di realtà economica.»

Avete promesso il taglio delle accise sui carburanti. La proposta è la rimodulazione dei fondi di Coesione per trovare lì dei fondi da spostare contro il caro energia. È una strada praticabile?

«Noi una riprogrammazione l'abbiamo già fatta: parliamo di 7,2 miliardi di euro, uno degli interventi più rilevanti a livello europeo.

Siamo già intervenuti su competitività, energia, politiche sociali.

Ogni eventuale ulteriore modifica richiederebbe tempi adeguati e soprattutto un accordo con le Regioni.»

Le Regioni sono contrarie.

«Le Regioni stanno difendendo un altro tema, quello del quadro finanziario pluriennale e del rischio di centralizzazione delle risorse. È un confronto legittimo.

Sulla nuova riprogrammazione bisogna prima analizzare le possibilità concrete e poi, eventualmente, decidere insieme.

Non si può intervenire unilateralmente, sarebbe un'invasione di campo.»

Si possono usare questi fondi per ridurre le accise sui carburanti?

«Lo vedo molto difficile. I fondi di Coesione hanno una finalità precisa: ridurre i divari territoriali. Non sono strumenti pensati per misure generalizzate come il taglio delle accise.»

Il 6 giugno scade lo sconto sui carburanti: sarà prorogato?

«Stiamo valutando. Mancano ancora alcuni giorni e la situazione internazionale è in evoluzione.

Vedremo come si svilupperanno i negoziati tra Stati Uniti e Iran e quali saranno le condizioni del mercato.»

Quindi la via maestra è il deficit attraverso la flessibilità europea?

«Sì, la vera strada è quella indicata nella lettera del presidente Meloni. Per affrontare un'emergenza di questa portata serve una risposta europea.»

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