Nel Decreto Rilancio il Governo accelera sull'accorpamento con Parma e Reggio
La sindaca si oppone.
Foti: «Una porcata»
Il Governo Conte II accelera
sulle fusioni delle Camere di
Commercio, tema ormai annoso. Ma da Piacenza, sponda centrodestra, si scatena l'insurrezione per un'operazione che viene
definita senza mezzi termini
«una porcata» per dirla con Tommaso Foti, deputato di Fdi. A lui
si accoda la sindaca Patrizia Barbieri: «Un'eventualità da scongiurare a tutela dell'autonomia
dell'ente camerale».
Alla vigilia di Ferragosto l'esecutivo ha inserito nel cosiddetto
"decreto Rilancio" un articolo
che lascia 60 giorni alla Camera
di Commercio di Piacenza per
accorparsi con quelle di Parma
e Reggio e trenta giorni a queste
ultime per farlo. Diversamente
l'ente camerale potrebbe essere
commissariato.
«Nel mentre la politica piacentina appare distratta da altre vicende non solo di rilievo nazionale, a Roma si pensa di sfilarci,
senza tante scuse, la Camera di
Commercio obbligandola o
all'accorpamento coatto con
quelle di Parma e Reggio Emilia
o mandando qui un proconsole
del Governo, esautorandone gli
organi», afferma Foti. «Già in più occasioni ho denunciato - prosegue il deputato - l'assurda cocciutaggine del Governo centrale nel volere imporre accorpamenti tra le Camere di Commercio addirittura su base regionale, impedendo - o cercando di
farlo - che Camere di Commercio di territori attigui ma di Regioni diverse potessero autonomamente decidere di unirsi, anziché vedersi imposto un matrimonio neppure d'interesse».
«Oggi il Governo va oltre - denuncia Foti - e, pur in pendenza
ancora di una decisione del supremo organo della giustizia amministrativa, decide in nome di
una supposta semplificazione di
liquidare le realtà produttive territoriali e le loro rappresentanze
nel none di un dirigismo accentratore di ritorno che è poi la vera stella polare del Governo Conte».
«Chissà se a fronte di una vera e
propria porcata che colpisce
l'economia piacentina - conclude il parlamentare di Fdi - qualcuno altro batterà un colpo, o
continuerà a ritenere più utile
continuare a contrastare l'ordinanza comunale che vieta di sedersi sui gradini di alcuni immobili, quasi fosse la battaglia politica del secolo».
In serata sul tema è intervenuta
anche la sindaca Patrizia Barbieri secondo cui l'operazione «lascia più di un dubbio sui modi e
sui tempi con cui è maturata e
impone al sistema piacentino la
massima attenzione».
«L'imposizione per legge della
fusione – continua la sindaca –
precipita un percorso articolato
che aveva la necessità di maturare all'interno di un quadro di
tutele e di garanzie per il nostro
sistema economico. E questo
stava avvenendo, pur nella legittima diversità di opinioni e di posizioni. La paventata possibilità,
poi, in caso di mancata fusione
nei tempi prescritti dal Governo,
dell'arrivo di un commissario
straordinario e della decadenza
degli organi camerali, è un'eventualità che occorre scongiurare
a tutela prima di tutto dell'autonomia dell'ente camerale e del
suo fondamentale ruolo nel tessuto socio-economico locale».
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