LA STAMPA
21-GIU-2026
pagina 5
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Tommaso Foti
"Giorgia non è a disposizione degli Usa
Trump non sa le procedure sulle basi"
Il ministro degli Affari europei: "Dal presidente americano insinuazioni disgustose"
Tommaso Foti
Non c'è stata alcuna condiscendenza Trump parlava con Von der Leyen Meloni ha favorito il dialogo
L'INTERVISTA
LUCA MONTICELLI
ROMA
«Accuse incomprensibili e irricevibili». Tommaso Foti, ministro degli Affari europei, esponente di Fratelli d'Italia, respinge con fermezza le invettive di Donald Trump alla premier Giorgia Meloni.
«Sono comprensibili — spiega — perché rivolte a una persona che ha sempre lavorato per costruire un ponte attento e fermo tra l'Europa e gli Stati Uniti, e questo non dovrebbe sfuggire sotto il profilo dell'importanza geopolitica. Irricevibili perché non rientrano nell'ambito di un confronto politico, ma sono insinuazioni inventate di carattere personale, fortemente aggressive, e questo francamente provoca disgusto».
Dopo questi attacchi lei andrà alla festa del 4 luglio all'ambasciata americana a Roma?
«Intanto ci ricordiamo che il 4 luglio è la festa dell'indipendenza americana, il 250esimo anniversario della Dichiarazione del 1776, non è il compleanno di Donald Trump, che mi pare cada il 14 giugno. Dopodiché non è una questione alla Ecce Bombo "vado così mi si nota di più o non vado così si nota di più". Il fatto vero è che siamo di fronte all'ennesimo attacco al presidente del Consiglio italiano, ingiustificabile sotto ogni profilo».
Quindi il governo non ha deciso se andare o meno?
«Non dobbiamo fare un Consiglio dei ministri per decidere questo: è folklore giornalistico. Le valutazioni si fanno alla luce del quando è stato creato il dissidente del Consiglio non per ragioni politiche, ma con argomentazioni che hanno a che fare, è evidente, con tutto questo».
Meloni ha risposto con durezza e ha detto che non replicherà più. Si attiveranno canali diplomatici?
«Non so quali canali diplomatici vogliano attivare, mi pare che la presidente Meloni abbia tagliato la testa al toro dicendo che non replicherà più. Aggiungo solo che se si guardano i social, tra il 16 e il 20 giugno gli account social di Trump crescono molto più di quelli di Giorgia Meloni. Lui ha acquistato 60 mila follower, Meloni oltre 600 mila. Ma non è una gara: la questione è molto più seria. Certo, se guardiamo i social, è Trump che dovrebbe preoccuparsi dei suoi consensi».
Le verità è che Trump ha sempre avuto di fronte un presidente del Consiglio non a sua disposizione. Ha trovato una persona leale, che ha conquistato le sue posizioni quando lo riteneva giusto e ha detto dei no con la stessa chiarezza quando non lo condivideva. Se non accetta che un Paese sovrano e il suo presidente del Consiglio possano decidere autonomamente, il problema non è dell'Italia ma di Trump».
Il ministro Tajani ha annullato la visita negli Stati Uniti e i forum con le imprese italiane a Miami. Siamo di fronte a una rottura diplomatica senza precedenti. Come si può ricucire?
«Le posizioni assunte dal governo italiano sono già state molto chiare e serie, a tutela dell'interesse e del prestigio nazionale».
Trump accusa l'Italia di non averlo aiutato nella guerra all'Iran e di non aver concesso l'uso delle basi Nato. Cosa risponde?
«Io penso che il presidente Trump abbia un'idea dell'utilizzo delle basi Nato in Italia che non rispecchia le norme che regolano l'utilizzo. Per consentire ai cacciamericani di andare a bombardare vi è un iter preciso da seguire, tra cui un passaggio parlamentare. Se questo non è chiaro, si finisce per accusare l'Italia di non aver concesso qualcosa che non poteva essere deciso diversamente. Ciò detto, deve essere chiaro a tutti che l'Italia di Giorgia Meloni, anche sulle basi Nato, non è quella di Massimo D'Alema…».
Teme ripercussioni, il ritiro di soldati americani, dazi o altre conseguenze economiche?
«Noi lavoriamo per l'Italia, per l'interesse nazionale: la reazione di Giorgia Meloni era dovuta ed è stata ineccepibile. Non temiamo contraccolpi».
C'è chi sostiene che Meloni paghi un eccesso di condiscendenza verso Trump.
«Non c'è stata alcuna condiscendenza. Ricordo che Trump non parlava neppure con Ursula von der Leyen: Giorgia Meloni ha favorito un dialogo che portasse anche sui dazi ad un risultato nell'interesse dell'Italia. Non si mai trattato di concessioni, ma di scelte fondate sull'interesse nazionale. E quando Trump ha usato toni molto duri nei confronti del nostro Paese, la presidente del Consiglio ha risposto con parole chiare e senza subalternità».
Vede una strategia americana per indebolire l'Ue?
«Mi chiedo: perché smantellare l'Europa quando è evidente che la vera alternativa è rappresentata dalla Cina, con i videoglobalfortissimi? L'alleanza transatlantica dovrebbe essere anche un elemento che con l'Occidente, nella libertà, nella qualità del lavoro e nello stato di diritto, possa esaminare quella bandiera e fuori da orizzonte politico europeo. Per quanto ci riguarda, continueremo a lavorare perché quella bandiera resti un punto di riferimento per i popoli che l'hanno sempre difesa».
