Rassegna Stampa

'In politica subi' torti e invidia, che errore toglierlo di squadra'

Data: 11/11/2021

 Nella sua carriera di politico e amministratore Francesco Cacciatore «ha subito tanti torti». «Una parte del centrosinistra non ha mai digerito il ruolo di egemonia che si era conquistato». Stava tessenone le lodi di amministratore e politico, oltreché di uomo, quando, a un certo punto, l'orazione di Paolo Fiori prende la piega che non t'aspetti se ti trovi a un funerale. Suo ex collega di partito nel Pds all'inizio dell'avventura politica nel 1994, e rimasto a lui legato da fraterna amicizia fino in ultimo, il noto avvocato piacentino ha usato parole pesanti come macigni nell'accusare chi, tra gli stessi compagni di viaggio e di partito di Cacciatore ai tempi del Pd, avrebbe avuto nei suoi confronti «atteggiamenti poco piacevoli», dettati da «invidia e ostilità». Un intervento inusuale, quello di Fiori. Scomodo. Per qualcuno anche «inopportuno», stando ad alcuni commenti raccolti alla fine della cerimonia. Ma senz'altro sentito, sgorgato dal cuore, quasi covasse lì da molto tempo. Come se all'atto finale avesse voluto riscrivere alcune pagine della storia più recente del centrosinistra. Nel dare la svolta all'orazione funebre, Fiori è andato con la memoria al 2010 ricordando il passaggio forse più duro, politicamente parlando, vissuto da Cacciatore. E' l'anno in cui l'ex sindaco Giacomo Vaciago, allora consigliere comunale del gruppo misto entrato in rotta di collisione con la maggioranza che sosteneva il Reggi bis, presenta alla procura un esposto sulla pratica di riqualificazione dell'ex palazzo Enel di viale Risorgimento con tanto di mozione di sfiducia. Vaciago accusa Cacciatore, che allora era vicesindaco con delega all'urbanistica, di favorire delle speculazioni e in aula usa parole forti. «Quella denuncia si rivelò un coacervo di malignità e farneticazioni - le ha bollate Fiori che in quell'occasione difese professionalmente il vicesindaco - che come tali ebbero sorte: i magistrati dichiararono la totale inconsistenza di quelle accuse, subito dopo cadute nel ridicolo e nell'oblio». Ma Fiori è tornato anche su un altro passaggio delicato della parabola politica di Cacciatore: l'estromissione dalla giunta, nel 2014, da parte dell'allora sindaco Paolo Dosi, ieri presente alle esequie con quasi tutti gli assessori di quell'esecutivo. Di quella squadra Cacciatore era vicesindaco e assessore ai lavori pubblici. «Una parte del centrosinistra non aveva digerito il suo ruolo eminente» ha osservato Fiori nell'evidenziare come all'intreno del Pd in quel periodo si stesse consumando una faida interna. Un «errore» che il centrosinistra, secondo l'interpretazione di Fiori, pagò caro tre anni dopo con la sonora sconfitta alle Comunali del 2017 per mano del centrodestra guidato da Patrizia Barbieri. «Quel voto rappresentò la bocciatura di quell'amministrazione che aveva escluso Francesco dalla squadra». E ha rincarato la dose: «Quel centrosinistra perse in 105 sezioni su 107, mai accaduto prima: perfino i Romani nella battaglia di Canne contro i Cartaginesi riuscirono a limitare meglio i danni». Fiori h poi ricordato come lo stesso Dosi, dopo la sconfitta, ebbe modo di tornare sull'argomento dichiarando a "Libertà" che se avesse potuto tornare indietro non avrebbe messo in atto quel rimpasto. «Epitaffio migliore non potè esserci» ha sottolineato. Eppure, «nonostante i torti subiti, lui non è mai venuto meno allo spirito di servizio per l'interesse pubblico. Cacciatore era alieno dal risentimento e fino in ultimo ha continuato a lavorare per l'unità del centrosinistra, anche nelle ultime riunioni di Alternativa per Piacenza dove ricopriva l'incarico di rilievo di presidente della commissione territorio e mabiente». Di Cacciatore, a testimonianza del consenso di cui godeva in città, è stato anche ricordato che nel 2012 fu eletto con ben 1200 preferenze, «nessuno mai come lui». Non è tutto. Perché nel definire la scomparsa dell'amico «una gravissima perdita per tutta la città, difficile da colmare», Fiori ha detto che «uno dei più toccanti attestati di stima che si sono letti in questi giorni sulla stampa è stato quello di Tommaso Foti», il parlamentare di Fratelli d'Italia, «uno cioè che è sempre stato agli antipodi politici di Cacciatore»: «Chiunque legga quelle parole troverà un riconoscimento senza pari del valore di Francesco». 

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