Auguri di Natale in Curia. Il vescovo esorta gli amministratori a recuperare, dopo la crisi economica, anche la fiducia della gente
Una città umana, universale
ed accogliente. Il vescovo Gianni
Ambrosio "arruola" Dino Buzzati e Paolo VI per rivolgersi ai politici durante i tradizionali auguri
di Natale. Verosimilmente gli ultimi da vescovo diocesano, visto
che proprio oggi, al compimento
dei suoi 75 anni, avrà efficacia l'atto di rinuncia al governo pastorale che la Chiesa vuole sia rivolto al
Papa. Nella sala degli affreschi al
piano nobile del vescovado sono
una trentina gli amministratori pubblici e le autorità che hanno
voluto esserci. Tra gli altri il prefetto Maurizio Falco, il comandante provinciale dell'Arma colonnello Michele Piras, il sindaco
di Piacenza e presidente della provincia Patrizia Barbieri, gli onorevoli Tommaso Foti, Elena Murelli, Paola De Micheli. Destra e sinistra ugualmente rappresentate.
Ambrosio esordisce come se
avesse davanti delle persone di casa. «E' dal 2008 che ci vediamo per
questa occasione - ricorda -.
Dall'inizio della crisi economica».
Una situazione che oggi sembra
essere parzialmente rientrata. A
livello di numeri. Ciò che rimane e che preoccupa «è la crisi di fiducia della gente» osserva il vescovo.
Ambrosio cita lo scrittore e giornalista Dino Buzzati e il suo "Racconto di Natale". Rivela che il libro
è il regalo di Natale del prefetto
Falco. «Si parla di una cattedrale,
di un vescovo, di un povero e di
un segretario zelante che impedisce al povero di entrare - racconta -. Così la cattedrale diventa
fredda, senza Dio e il segretario
cerca di rimediare girando per la
città in cerca del povero rifiutato
e di Dio». La morale è molto chiara: «Le nostre mani si riscaldano
quando si aprono e quando di ventano accoglienti». «Apriamoci anche noi al Signore e a tutti coloro che si affacciano alla vita -
esorta Ambrosio -, ad ogni persona che incontriamo. Non si può
amare la vita in modo generico.
Siamo uomini e donne che vivono in un determinato contesto
storico».
Il vescovo non lo dice apertamente ma è chiaro il suo richiamo
all'accoglienza dei più poveri e dei
più poveri tra i poveri: i migranti
e i senza fissa dimora.
Gli viene incontro il messaggio di
Paolo VI nel 1965 alle Nazioni
Unite, uno scritto - lo distribuirà
poco dopo - «di una novità davvero sorprendente, una visione di
cui noi oggi abbiamo bisogno ad
ogni livello». Un messaggio «rivolto all'avvenire» commenta il presule che prosegue: «E' importante guardare avanti rispetto alle esperienze di ogni giorno. San Colombano lo esprime molto bene:
colui che è in pellegrinaggio, se si
sofferma sulla fatica, dimentica la
meta. La vita ha bisogno di andare avanti, il pellegrino ha bisogno
di continuare».
Paolo VI invita l'Onu ad essere
scuola educativa e formativa soprattutto per i giovani e per la pace. «Mi fa piacere ascoltare questa attenzione di Piacenza nei
confronti dei giovani e dell'educazione - ringrazia Ambrosio -,
ogni segno in questa direzione è
una grazia importante». «La base
e il fondamento dell'educazione
- ci tiene a sottolineare - sono le
nostre famiglie, chi ha dato la vita deve dare anche la chiave per
viverla bene».
Dall'Onu a Piacenza il messaggio
di Paolo VI è per tutti gli amministratori del pianeta «allievi e maestri nell'arte di costruire la pace».
«"Il futuro del mondo risiede nella formazione di una coscienza
che sia all'altezza delle sfide che il
momento storico esige - continua
a citare Paolo VI -, una coscienza
in grado di cambiare la mentalità
particolaristica e bellicosa". Vi suggerisco questa idea da portare
avanti insieme: lo sviluppo deve
coinvolgere ogni aspetto della vita umana, c'è bisogno di una visione complessiva».
Il Natale è ormai alle porte. «"E'
necessaria la luce per discernere
le strade giuste - cita sempre papa Montini - per una città più
umana e universale, una luce che
per noi cristiani Cristo ha donato
rivelandosi il padre di tutti gli uomini". Vi lascio con questa visione affinché illumini anche le vostre scelte di buoni amministratori».
Libertà
