CORRIERE DELLA SERA
14 DICEMBRE 2025 – pagine 1-2
Parla il ministro Foti
«Pace giusta o rischi per tutti»
«La maggioranza non si dividerà,
gli aiuti all'Ucraina servono alla pace
Invidie contro Meloni»
di Paola Di Caro
Foti: Italia fuori dai Volenterosi Ue? Irrilevante
Il governo: «Proponiamo soluzioni. Senza che inutili messe in scena lo possano mettere in dubbio»
ROMA Come ha sempre fatto, l'Italia «continuerà ad aiutare l'Ucraina», per arrivare ad una pace che sia «giusta e duratura», non una resa incondizionata che esporrebbe «la stessa Europa a gravi pericoli di instabilità». Una Russia che fino a oggi si è mostrata aggressiva. Lo assicura Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, la Coesione e il Pnrr, convinto che «la maggioranza è sempre stata sul tema degli aiuti da approvare a fine anno "a differenza" dell'opposizione, che ha cambiato posizione sul campo minato». E comunque il governo Meloni «resterà nel solco delle alleanze», senza che inutili retroscena o messe in scena lo possano mettere in dubbio.
Si riferisce al fatto che l'Italia potrebbe uscire dal formato dei Volenterosi europei, schiacciata sull'asse Usa?
«Ma di cosa stiamo parlando? Si guardano fatti non rilevanti solo per invidie nei confronti della premier, facendo benissimo».
Ad esempio il contributo dato dall'Italia?
«Per cominciare, uno degli elementi qualificanti e qualificati di quello che dovrebbe essere un piano di pace nasce proprio da una nostra proposta di tutela delle terre rare dell'Ucraina, che permettono agli Stati della Nato, usa compresi, di intervenire in caso di attacco. È lo stesso Zelensky che ha dato atto alla nostra premier di un lavoro in favore del suo Paese, straordinario. Non solo: 5 mesi abbiamo ospitato la conferenza internazionale per la ricostruzione dell'Ucraina, passaggio fondamentale per oggi e domani».
Restano però divisioni nella maggioranza: la Lega ripete che quei soldi alimentano una guerra che potrebbe durare anni.
«Gli aiuti non servono a continuare la guerra, ma a favorire il processo di pace, perché la pace si arrivi davvero bisogna essere in grado di farlo non violando grandi disponibilità della Russia, per usare un eufemismo: lancia 1.200 missili in un giorno».
La preoccupazione
«L'Europa non può permettersi di avere confini in condizioni di totale instabilità»
Il tentativo di colpire il 90% degli obiettivi civili. Zelensky dovrebbe forse concedere di più?
«Un accordo di pace tutti cedono qualcosa, ma non è certo l'Ucraina a dover cedere. L'Europa non può permettersi di avere ai confini situazioni di totale instabilità, né di far temere ciò che ha ipotizzato il segretario generale della Nato, ovvero che esiste il fondato timore di attacchi russi in Europa».
Il presidente Mattarella è stato molto duro e netto sulla necessità di difendere l'Ucraina: è la vostra posizione?
«Nessuno può permettersi di fare il capo dello Stato per gli altri. Mattarella è stato molto chiaro nell'analisi della situazione, e quelle parole spiegano il perché FdI, che pure era all'opposizione, votò l'attacco della Russia».
L'intervista
Ci sono troppi "pacifisti" che si rifanno al risparmio per l'Italia: tagliare gli aiuti oggi conviene?
«I soldi che i cittadini italiani hanno speso per ristrutturare castelli di lusso, non sia quello che si usi come futuro di libertà. Senza difesa non c'è sicurezza. Dalla sicurezza derivano crescita, investimenti, libertà».
Non potrebbe aiutarci il disarmo russo, con garanzie internazionali?
«Noi abbiamo votato sì in tempo al blocco degli asset russi, lo abbiamo fatto per non dividere l'Europa. Ma stiamo molto attenti: questa decisione è stata presa a maggioranza qualificata, ed è uno strappo alle regole europee. Così si fa male all'Europa, che avrebbe bisogno di serietà».
Ma la manovra, senza spese per la difesa ad esempio, non poteva essere più corposa, come dicono molti critici e le opposizioni?
«È una storica bambina capricciosa. Quella per cui una Finanziaria è buona solo se abbonda in risorse. Tra il 2023 e il 2030 abbiamo a disposizione 134 miliardi per la Coesione, con 10 miliardi per il Pnrr e avremo ottenuto altri 94. E come averne altri 30 miliardi l'anno per ogni finanziaria, con il vantaggio che noi, tenendo a posto i conti, possiamo avere oggi uno spread di 70 punti, quindi meno spesa per interessi sul debito. Questa è una politica forte, ed è quella del governo Meloni».
Tommaso Foti, 65 anni, di Piacenza, deputato ed ex capogruppo di FdI, è ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr dal 2024 (ha preso il posto di Fitto nominato vicepresidente della Commissione Ue).
