«SIAMO PRONTI, ABBIAMO LA CLASSE DIRIGENTE PER GUIDARE IL PAESE. E IO CONTINUERÒ CON LA MIA "VITA DA MEDIANO"»
«Il sapore della vittoria? Leggermente più intenso delle altre volte. Ovviamente vedere il proprio partito primo in Italia e primo nella provincia dove hai sempre vissuto e fatto le tue battaglie politiche dà euforia. Ma non ho ecceduto nei festeggiamenti. Forse perché l'entusiasmo si è mischiato alla sorpresa. Come un sogno che diventa realtà e quasi non riesci a credere che sia vero». Suona stanca la voce di Tommaso Foti, 62 anni, esponente di primo piano della destra piacentina, eletto deputato per la sesta legislatura con Fratelli d'Italia e una valanga di voti.
Foti, se lo aspettava un successo in questi termini?
«I sondaggi lo dicevano, ma non li ascolto mai troppo. Diciamo però che ai banchetti, nel contatto con le persone e il territorio si sentiva che l'aria era cambiata. E pensare che quando abbiamo fondato Fratelli d'Italia ci hanno dato dei visionari, dei matti. Ci hanno detto che non avevamo futuro. Eravamo in una botte di ferro con il Popolo della libertà, che riscuoteva ancora consensi notevoli: avremmo potuto restare fermi. Ma facemmo questa scelta per ridare dignità alla destra politica e affrancarci dalla politica decisa a tavolino. Abbiamo faticato, certo, anche se a Piacenza siamo sempre andati meglio che nella gran parte d'Italia. Ma siamo cresciuti nell'opinione pubblica, passo dopo passo fino a queste elezioni. E Giorgia Meloni è stata bravissima nella tattica di quest'ultima campagna elettorale, scegliendo di parlare solo dei nostri programmi, senza mai attaccare sul piano personale gli avversari».
Adesso però la traversata nel deserto è finita: dall'1 per cento al 26, da forza di opposizione a forza di governo. Anzi, da domenica siete la motrice della destra che entra a palazzo Chigi. Avete le persone giuste per questa transizione?
«Credo che sarà un passaggio semplice, naturale. Fdi ha una classe dirigente che può adempiere a ruoli di governo. Molti di noi hanno avuto esperienze di governo, a cominciare da Meloni, che è stata ministra della Gioventù. E poi La Russa, D'Urso, Crosetto... Siamo un partito di lotta con una cultura di governo: questa è l'occasione per dimostrarlo ».
Togliamo di mezzo l'argomento che si può definire "l'elefante nella stanza": mezza Italia teme che con Fdi "adesso tornano i fascisti". La possiamo tranquillizzare?
« Posso dire che lo trovo un argomento stucchevole, senza originalità? Non voglio neppure citare quello che sul tema disse Pier Paolo Pasolini ad Alberto Moravia ("Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un'arma di distrazione che la classe dominante usa per vincolare il dissenso, spingere le masse a combattere un nemico inesistente", ndr) . Tanto chi ci critica temo che Pasolini neppure lo abbia letto. E poi è dannoso replicare ad accuse infondate "in fatto e diritto". Ricordo solo che avevamo già realizzato un profondo percorso di democratizzazione del partito ai tempi di Gianfranco Fini e di Alleanza Nazionale. Dunque tranquillizzo tutti i detrattori: in Italia non ci sono i fascisti alle porte. In Fdi non c'è nessuna nostalgia del passato, nessuna intenzione di rifarsi a periodi storici che peraltro sono archiviati perché nel frattempo è cambiato il mondo».
Dal passato al futuro: in tanti temono che il governo della Meloni porterà l'Italia lontano dell'Europa. Ma non siamo così "cablati" all'Ue che questo processo di allontanamento è di fatto impossibile?
« La destra è sempre stata a favore dell'Europa, dai tempi dell'adesione alla Nato - quando il Pci per esempio era contrario - e dalla firma dei trattati europei. Noi vogliamo stare nell'Europa, non la mettiamo in discussione. Ma ci vogliamo stare avendo la possibilità di essere ascoltati. La vicenda del costo del gas e del tetto a un prezzo da fissare è esemplare: l'Olanda si oppone per egoismo, Germania e Francia fanno un loro asse privilegiato. E gli altri paesi come l'Italia? Devono stare lì a fare da paletti? I costi delle sanzioni alla Russia vanno ripartiti: come ai tempi del Covid, l'Europa deve creare un fondo che sostenga i paesi più esposti all'ascesa dei prezzo dell'energia. Siamo solidamente europei, insomma: ma vogliamo un'Ue senza egoismi, senza figli né figliastri».
L'economia è il dicastero-chiave di questi tempi: Fdi ha un nome in agenda da spendere?
« I ministri li nomina il Capo dello Stato, quindi in questa fase non ha senso fare nomi, magari solo perché altisonanti. Ma ritengo che in un ruolo così strategico la competenza e il curriculum valgano più dei voti e di una tessera di partito».
Ci starà mica dicendo che anche Fdi potrebbe fare ricorso a un tecnico per l'economia?
«La parola "tecnico" non mi piace, perché evoca un commissariamento della politica. Potrebbe però essere una persona che non ha esperienze di tipo partitico, ma ha invece grandi esperienze in campo economico ».
E lei, Foti, come ha detto di preferire, resterà "a lavorare in aula"? O vede spazi per un incarico di governo?
«Gli spazi magari ci sarebbero, anche più ampi di quanto si creda. Ma devo fare i conti con fattori che non hanno a che vedere con la politica (Foti spiega che oggi dovrà sottoporsi a un nuovo ciclo di cure per la malattia che sta combattendo, la voce stanca si spiega anche così, ndr). Ho la necessità di non sottoporre il mio corpo a troppi stress, mentre il ruolino di marcia di chi sta al governo richiede una tenuta fisica perfetta. E poi mi sento più portato alla "vita da mediano". Ci sono certi mediani che hanno fatto vincere tanti scudetti, anche alla mia Inter: va bene così».
L'inchiesta a Piacenza in cui è indagato con l'accusa di corruzione e traffico di influenze illecite le ha un po' rovinato la festa domenica sera? La sente come una spada di Damocle sulla sua testa?
«Di questa vicenda parlo solo con chi di dovere, i giudici. Sto aspettando, quando mi chiameranno io sono qui. Diciamo che resto in fiduciosa attesa, perché so di non avere fatto niente. No, la celebrazione della vittoria è stata in tono minore solo perché i medici mi hanno raccomandato di non fare troppi bagordi, l'inchiesta non c'entra. Diciamo che la festa è stata rinviata per impraticabilità del campo».
I suoi valori non negoziabili quali sono? In tre parole può riassumere che tipo di persona hanno votato quei 92.699 elettori?
«So che mi vorrebbe far dire "Dio, patria e famiglia" (ridiamo della trappola da quattro soldi subito scoperta, ndr). Le dirò invece che non metterò mai in discussione l'identità nazionale, la famiglia naturale, la lotta alle droghe. Ma al primo posto tra i valori per me c'è l'onestà. Non esiste il "quasi onesto": o sei onesto, o non lo sei».
Libertà
