L'INTERVISTA YASSINE BARADAI / PRESIDENTE COMUNITÀ ISLAMICA
IL LEADER DEGLI ISLAMICI: «PIACENZA CITTÀ ACCOGLIENTE
I LUOGHI DI CULTO CURANO LA SOCIETÀ: VENITE A TROVARCI»
Oggi «c'è un problema di dialogo a tutti i livelli». E dunque la
bufera nata intorno alla moschea
di Strada Caorsana può essere una
«tappa necessaria per maturare
insieme attraverso un confronto
civile». All'indomani degli auguri
di Pasqua al vescovo Adriano Cevolotto, Yassine Baradai, presidente della Comunità islamica di Piacenza, torna sul tema scottante di
questi giorni ribadendo che, a suo
avviso, «la pratica per il cambio
d'uso dell'immobile è corretta».
Baradai, che valenza ha per voi il riconoscimento della moschea da
parte di alcune realtà della città tra
cui partiti (di minoranza), sigle sindacali, Curia e cittadini di diverse
estrazioni?
«Ritengo che la base dei tanti messaggi di vicinanza e solidarietà ricevuti in questi giorni, mediante
stampa e privatamente anche da
singoli cittadini, sia il frutto di un
grande lavoro di dialogo e conoscenza reciproca, oltre al buon
senso. Queste due parole sono la
base fondamentale di una società che si definisce civilizzata e che
riconosce in tutti una parte importante da includere nella costruzione della piazza comune. Oggi abbiamo problemi di dialogo a tutti
i livelli. Dialogo intrafamigliare, intergenerazionale, interculturale e
ogni rappresentate deve guidare
chi rappresenta verso la conoscenza dell'altro tramite il dialogo
e l'impegno comune».
Il vescovo Cevolotto ha detto che
chi viene in Italia non può essere
considerato solo come forza lavoro, ma nella sua integrità di persona. Solo così riuscirebbe a sentirsi
realmente come a casa. Voi a Piacenza vi sentite a casa?
«Piacenza senza dubbio è una città accogliente e aperta che ha saputo e sa dare spazio a tutti. Chi
crede sa bene che i luoghi di culto sono un luogo, qualunque esso sia, di cura della società. Sono
luoghi in cui ci si prende cura del la spiritualità delle persone contro ogni devianza che può portare alla delinquenza o alla disperazione, che a sua volta può portare
a pensieri o azioni che possono
danneggiare la persona stessa o la
società. Oggi più che mai sono
luoghi necessari per contrastare
gli effetti della pandemia anche
nella nostra città».
Il riconoscimento formale di luogo
di culto cosa cambia?
«Sapevamo della possibilità di poter avviare l'inter del cambio della destinazione d'uso già quando
venne inserito nel PSC del 2016
dalla giunta Dosi, ma non ravvedevamo la necessità all'epoca in
quanto l'organizzazione interna
della Comunità era volta maggiormente ad attività culturale. Negli
ultimi anni abbiamo voluto separare le attività culturali da quelli di
culto formalizzandolo anche tramite l'iter amministrativo avviato
e concluso».
Il caso ha sollevato un polverone.
Cosa vi ha dato più fastidio?
«Ho avuto modo di ribadire in
questi giorni che, tralasciando
ogni tipo di esternazione estremista e strumentale, il dibattito scaturito è una tappa obbligata che la
città prima o poi avrebbe dovuto
affrontare. Perché credo che un
confronto civile su temi delicati
possa solo portare alla maturità di
tutti noi. Il tema è molto profondo
ed è giusto che prenda il tempo
necessario per poter essere trattato seriamente».
Il deputato Foti, nell'intervista a "Libertà" di ieri, dice che la vostra comunità si è sempre «presa luoghi di
culto senza preoccuparsi delle norme che lo impedivano». E' così?
Posso parlare della mia comunità di via Caorsana che sicuramente ha sempre agito nel rispetto delle leggi. Tuttavia l'affermazione
non va sottovalutata perché c'è un
problema di fondo che non è imputabile né alle amministrazioni
locali, né alle comunità religiose
islamiche. L'Islam infatti rimane
ancora l'unica religione, assieme
ai Testimoni di Geova, non riconosciuta dallo Stato tramite lo
strumento dell'Intesa. Questo porta ad un vuoto normativo importante che mette in difficoltà sia le
amministrazioni locali che le comunità islamiche. Come UCOII
(Unione delle Comunità Islamiche d'Italia) abbiamo avviato un
percorso con il Ministro dell'Interno per un primo riconoscimento,
ma la strada necessita anche di volontà politica».
A suo avviso la pratica è corretta?
«Non sono un tecnico, ma mi fido
del lavoro svolto dei tecnici sia nostri che del Comune. Se non hanno eccepito nulla sulla pratica presentata e confermata posso solo
concludere che è corretta».
La Lega ha formalizzato un'interrogazione parlamentare per accertare con che soldi sia stato acquistato il capannone di Strada Caorsana.
Che reazioni ha suscitato in voi?
«Non è la prima volta che questo
diventa uno dei temi che viene posto sul tavolo da alcune forze politiche. Senza averne l'obbligo, ma
per una maggiore nostra trasparenza, abbiamo provveduto a certificare i nostri bilanci mettendoli a disposizione non solo della
pubblica sicurezza, degli amministratori o dei politici, ma anche
dei singoli cittadini che possono
visionarli tramite il nostro sito».
In un articolo su "La Stampa" il senatore Ostellari della Lega dice che
«Le moschee e i centri di culto sono
luoghi, talvolta, in cui le organizzazioni terroristiche fanno proselitismo».
«Un'affermazione di questo genere fatta in riferimento al caso della moschea di Piacenza è molto
grave. Un'affermazione islamofoba che rasenta la calunnia, per
questo la respingiamo al mittente. Sociologi ed esperti in materia
hanno già certificato come le moschee non sono il luogo di radicalizzazione. Anzi è proprio in assenza delle moschee che si può
creare un vuoto di punti di riferimento che potrebbero essere
riempiti da lupi solitari per il loro
indottrinamento. Voglio qui riportare le parole di Claudio Galzera no, capo dell'antiterrorismo del
Centro europeo antiterrorismo di
Europol, che sul tema dice chiaramente che le moschee e le comunità islamiche "non vanno demonizzate. Sono i nostri interlocuri e rappresentano un nostro
importante alleato alla lotta al terrorismo"».
Rispetto alle verifiche in atto, ha
avuto modo di sentire la sindaca
Barbieri?
«Ho avuto diversi colloqui dall'insediamento della sindaca che si è
mostrata aperta all'ascolto di tutti come un amministratore deve
essere».
Come pensa che finirà questa vicenda?
«Non so come potrebbe finire la
pratica urbanistica anche se abbiamo rispettato ogni dettame di
legge, ma voglio sperare che in tutti i casi possa essere servita a tutti
noi per maturare».
Che ruolo ha la comunità all'interno della città?
«Dalla nostra costituzione nel
2007, la nostra comunità ha scelto la via dell'apertura. Partendo dal
dialogo interreligioso con un
gruppo islamo-cristiano costituito subito dopo la costituzione e
che ogni mese continua ad incontrarsi regolarmente; alla partecipazione attiva alle disgrazie della
città con interventi durante le alluvioni, le iniziative per i senza tetto, la distribuzione di pacchi viveri anche durante il lockdown, la
distribuzione di dpi, donazioni a
scuole, ospedale, ecc. Sul tema
culturale numerose sono state le
iniziative di carattere pubblico di
tipo letterario, di attualità, di politica. Per le nuove generazioni siamo i primi e gli unici in Italia ad
aver introdotto una catechesi
completamente in lingua italiana.
Diverse comunità islamiche in Italia ci riconoscono il merito di aver
costruito un buon modello e ci
chiedono supporto per le loro
realtà. Questo è stato un cammino fatto grazie ad una città che ci
ha permesso di migliorarci. L'invito per tutti i nostri concittadini è
venite a conoscerci perché troverete braccia aperte come ci avete
insegnato voi a fare».
Libertà
