I dazi, le prospettive economiche, l'importanza delle relazioni fra corpi sociali
E' una chiacchierata in fondo amichevole, senza asprezze, fra piacentini che si conoscono e si riconoscono nei rispettivi ruoli, ruoli di primo piano. La tavola rotonda che chiude l'assemblea elettiva di Cna Piacenza vede seduti vicini il ministro Tommaso Foti (Pnrr, affari europei, politiche di coesione), Dario Costantini, presidente nazionale di Cna e Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia Romagna. Sembra di cogliere una urgenza nel frangente storico più complicato che si possa immaginare: l'Europa deve sterzare. La definiziaone è di Colla, ma lo stesso Foti descrive una situazione da tre anni «altalenante», c'è il nodo dei costi energetici, delle materie prime e da un anno la Ue parla dell'abbassamento dei costi energetici, del mercato unico, «invece è difficile decidere», c'è prudenza. Gionelli nel porgere argomenti di riflessione, descrive un mondo di piccole imprese che sa resistere, ma che investe poco. Foti: «Le micro imprese non possono neppure accedere ai bandi ». Il tira e molla sui dazi? Il ministro cita l'agenda di incontri prossimi: «chiedo proposte anche alle categorie, ci serve la pratica, non la teoria, se no andiamo a sbattere». Costantini, impegnato in 68 assemblee elettive in giro per l'Italia da qui a fine luglio, parla anzitutto di Piacenza della "governance al femminile" per la nuova Cna, ringrazia Rivaroli per il lavoro svolto. Sui temi di econo-mia nazionale e i dazi ricorda che si arriva al 40 per cento di export con il lavoro delle imprese artigiane, è una via, come afferma la premier Meloni, per migliorare il Made in Italy. Le imprese si portano sulle spalle un lavoro tosto, sono rimaste aperte e attive anche durante la pandemia, oggi però si vive fra oltre cinquanta conflitti al mondo, mai così tanti prima «e noi ripudiamo la guerra ». Insomma, le crisi si sono susseguite dal 2008 in poi ma una barra resta ferma: «sono le imprenditrici, gli imprenditori a creare il lavoro, non la politica». Intanto gli investimenti segnano il passo, è il frutto di un mercato per metà incerto - spiega Colla però se blocchi gli investimenti si blocca la manifattura, il terziario fa fatica e aumenta il risparmio, mandando in black out i consumi. In quanto al quadro continentale, schiacciati fra la Silicon Valley e la Cina, alla Ue serve giusto la sterzata «per recuperare autonomia strategica di intelligenza e di mani» e se si vuol risalire la china le parole da declinare sono chimica, acciaio, energia, trattenimento dei talenti italiani. Tutti d'accordo sul fatto che l'Emilia Romagna «è la regione che a livello economico - dice Costantini - dà via le carte nel Paese », ricca anche nella qualità delle relazioni «da noi non si fa anticamera » conclude Colla.
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